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Monogami per scelta o convenzione?

In assenza di risposte scientifiche universalmente valide, bene fare un calcolo del rischio...

Ci sono delle questioni, delle domande, che l’uomo si pone e a cui cerca di dare delle risposte che abbiano un senso compiuto. La scienza, da Galileo in poi ha fatto passi da gigante e ci ha fornito la capacità analitica di vedere alcune cose in maniera chiara e consapevole. L’Universo, ad esempio, ci sembra molto meno misterioso di come lo vedevano i Fenici, che pure erano attenti osservatori delle stelle e per mezzo di esse navigavano i mari più lontani. Eppure, Neil deGrasse Tyson, famoso astrofisico e direttore dell’Hayden Planetarium di New York, ci ricorda che il 95% dell’Universo ci è ancora sconosciuto.

Dio esiste? Altra domanda che da sempre attanaglia le menti umane a cui molti riescono a dare una risposta compiendo un gigantesco atto di fede, ma che per molti scienziati e laici non è altro che il “God of the gap” di tante questioni irrisolte. Che cosa sia “la coscienza di sé stessi”, è una altra questione irrisolta e che si cala nei meandri misteriosi del funzionamento della mente umana, di cui, come l’universo, poco si conosce. O ancora la ricerca affannosa da parte della scienza di una teoria universale che ponga fine al dualismo tra la teoria della relatività, cioè come si regola il mondo delle “cose “grandi e la teoria quantistica che regola l’infinitamente piccolo.

Ebbene tra queste questioni, se volete, possiamo metterci anche quella della monogamia della coppia.

Già, perché da sempre ci si interroga sul fatto che se, una volta legati ad un’altra persona, ci si debba mantenere fedeli oppure no e cosa si debba intendere per fedeltà. Naturalmente per coppia intendiamo qualunque coppia di individui che intendano formare una relazione stabile.

I dati sui divorzi ci dicono che negli Stati Uniti il rateo è del 50%: si, esatto, avete capito bene: una coppia su due è destinata a separarsi vedendo fallire miseramente la solenne promessa di matrimonio fatta. Ma se pensate che da questo lato dell’oceano siamo messi meglio vale la pena ricredersi: Spagna, Portogallo, Lussemburgo, Repubblica Ceca, Ungheria superano il 60%, ed il Belgio addirittura il 70%.

I motivi della separazione sono vari, ma alla base spesso c’è il “tradimento”.

E dunque la domanda non è affatto peregrina. L’uomo, o la donna, sono destinati ad essere monogami nella relazione di coppia oppure è una imposizione sociale che ci siamo dati?

La risposta che la scienza ci dà, in questo caso la Paleontologia e la Genetica, non è univoca e vi sono varie teorie. Probabilmente in origine il maschio dominante era il solo deputato alla riproduzione di un certo numero di femmine che formavano il branco. Ma successivamente, come suggerisce uno studio di Sergey Gavrilets, dell’Università del Tennesee, è stata proprio la femmina ad indirizzarsi verso una scelta diversa che non fosse quella del capobranco ufficiale, privilegiando un maschio di rango inferiore ma che garantisse una maggiore attenzione alla coppia ed ai suoi discendenti. In sostanza viene privilegiato lo sforzo congiunto per l’allevamento della prole alla qualità della stessa che ne deriverebbe dall’accoppiamento con il maschio più forte. Altri studi indicano che alla base del comportamento monogamo abbiano giocato un ruolo rilevante il nomadismo e il diventare comunità stanziali, le malattie sessualmente trasmissibili, la difesa dei beni, e così via. Risposte univoche non ce ne sono, proprio come per le grandi questioni di cui si parlava all’inizio.

È però certo che tra i mammiferi solo il 9% è monogamo, e tra i nostri cugini più prossimi solo il 30% lo sono. Inoltre, la percentuale di società poligame del pianeta, prima dell’avvento dell’imperialismo occidentale, era dell’80% su quelle monogame.

Ma veniamo ai giorni nostri.

La percentuale del tradimento in una coppia varia tra il 25% ed il 60%. La variazione così ampia dipende dal fatto che anche nel raccogliere i dati statistici vi è un elevato livello di ritrosia nel rispondere onestamente; in genere l’uomo tende ad esagerare e la donna a minimizzare.

È interessante cosa emerge dalla ricerca condotta dalla Dottoressa Tammy Nelson autrice di numerosi libri di successo. Facendo un sapiente uso di alcuni siti di incontri quale “Ashley Madison” il cui accattivante slogan è:” Life is short. Have an affair” (La vita è breve. Concediti un’avventura) e che conta oltre 20 milioni di iscritti, ha scoperto come la voglia di trasgressione sia molto alta.

Sorprendentemente gli uomini si presentano con foto di se stessi in posa mentre fanno sport o vanno in moto o in altre attività ricreative e si propongono per una relazione extra matrimoniale duratura. Le donne sono molto più dirette e si mostrano in graziosi completini di lingerie o in succinti costumi da bagno e desiderano principalmente una relazione sessuale. Senza problemi o coinvolgimenti. Per quelli c’è già la moglie ufficiale. Sorprendente, o forse no.

Ma oggi il concetto di “imbroglio” all’interno della coppia diventa altamente complicato; come lo definiamo? Sono tradimenti i pensieri verso l’altra persona, verso i siti porno che di nascosto vengono frequentati, o domani verso gli androidi che con sembianze umane perfette popoleranno le nostre case?

A questo punto in assenza di risposte scientifiche sul perché ci siamo ritrovati in una situazione sociale nella quale la monogamia è la religione ufficiale, è la regola sociale più diffusa, ma anche quella più disattesa e violata, varrebbe forse anche la pena di rivedere il problema sotto un altro aspetto. Infondo i ratei di divorzi così elevati dovrebbero suggerirci questo. Quale individuo sceglierebbe di intraprendere una attività imprenditoriale sapendo che ha il 50% (o più) di vederla fallire nel giro di pochi anni? O quale passeggero accetterebbe di imbarcarsi su un volo che avesse una possibilità su due di arrivare a destinazione. Eppure, è quello che continuiamo a fare con il matrimonio.

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