AI & ROBOTICA

Vi presento l’androide Ameca. Ma è rivoluzione o vaporware?

Sotto un cofano scintillante spesso si nasconde un inghippo, o forse due

Gli appassionati di robotica qualche mese fa non si saranno lasciati sfuggire il video di presentazione di Ameca, l’androide sviluppato dalla britannica Engineered Arts e dopo averlo visto, inevitabilmente saranno rimasti a bocca aperta per parecchio tempo.

Ameca è un androide, anzi è una piattaforma androide sulla base della quale Engineered Arts ha dichiarato che intende sviluppare applicazioni avanzate nel settore della robotica umanoide.

A stupire di Ameca sono sia l’aspetto estetico, che le soluzioni ingegneristiche adottate per garantire molti gradi di mobilità per tutte le articolazioni, ad esempio per la mobilità della sola spalla è evidente siano stati implementati ben tre attuatori lineari ed un motore passo-passo. E così via per tutti i dettagli del tronco, sino alla piena mobilità delle articolazioni della mano inclusa l’opponibilità del pollice.

Per poter apprezzare tutto ciò è utile visionare il sottostante video che riprende la routine di risveglio di Ameca nei laboratori di Engineered Arts nella quale viene mostrata molto bene anche l’eccellente mobilità dei muscoli facciali, occhi e palpebre incluse, che garantiscono ad Ameca un aspetto finalmente quasi umano.


In questo secondo video viene evidenziata la performance, sempre impressionante, della mobilità del collo, del bacino oltre che a ulteriori espressioni facciali e al coordinamento occhi-stimolo ambientale.

Inoltre in diversi video e comunicati stampa è stato dichiarato che Ameca sia già in grado di comprendere l’interlocutore umano e di articolare risposte, come viene mostrato in questo video girato al CES 2022, in occasione della presentazione ufficiale dell’androide.

Ma è tutto oro quel che luccica? Siamo davvero vicini alla cosiddetta “singolarità”, ovvero il momento in cui la robotica coniugata all’Intelligenza Artificiale sarà in grado di partorire un umano sintetico.


La risposta, purtroppo è più no che sì.
Per cercare di comprendere il perché facciamo un passo indietro di dieci anni e ricollochiamoci a Gennaio 2012, il momento in cui lo scultore/nerd Gael Langevin ha lanciato Inmoov, un progetto collaborativo open source di appassionati di software, A.I. e robotica per lo sviluppo di un androide completamente stampabile in 3D e assemblabile a casa, progetto di cui ho fatto parte sin dagli inizi.

Sebbene più vetusto di 10 anni, la performance di Inmoov non è molto distante da quella di Ameca, infatti l’androide ha piena mobilità superiore, arti e articolazioni inclusi, muove la testa, il collo, la bocca, ha visione stereoscopica, riconoscimento ottico, riconoscimento vocale e capacità vocale.

Sebbene abbia anche piena mobilità oculare, a differenza di Ameca non ha la mobilità delle palpebre e dei muscoli facciali, quindi è inespressivo. Ma va anche ricordato che pur essendo Inmoov un progetto open source, economico e vetusto, esso tiene benissimo il passo coi tempi, come si vede dal video sottostante realizzato da un altro dei membri della comunità Inmoov, l’italianissimo Gabriele che oltre al sottoscritto e al decano Alessandro Didonna, hanno rimpinguato con un po’ di spirito nostrano la comunità di nerd robotici.

Sebbene Ameca sia neonato e sia dotato di mobilità facciale, il vetusto Inmoov si sa comunque ancora difendere perché in alcune versioni è stato dotato di sensori volumetrici laser che gli consentono ad esempio di interpretare in 3D sia l’ambiente circostante che la posa del corpo che in quel momento assume l’interlocutore.

Dove ha “fallito” Inmoov è però il punto in cui anche Ameca fallisce.
Sebbene entrambi vengano presentati come androidi interi e a grandezza naturale, essi sono in realtà solo mezzo androide poiché mancanti della mobilità della parte inferiore del corpo (anche, gambe, caviglie e piedi). Il perché di tale fallimento è presto spiegato: Inmoov dal suo canto, come progetto open source prevedeva esclusivamente l’utilizzo dei relativamente economici motori passo-passo, quelli che si trovano nei negozi di aeromodelli mentre Ameca arriva ad integrare anche attuatori lineari per la mobilità del tronco e delle spalle.
Ma allo stato attuale né gli economici motori passo-passo e né i costosi attuatori lineari elettrici garantiscono tempi di risposta sufficientemente reattivi per garantire i repentini micro-movimenti che si rendono necessari per correggere la postura generale dell’androide nella sua fase di bilanciamento, per poter mantenere la postura eretta senza l’ausilio di strutture atte a sorreggerlo o meglio ancora, deambulare.


Non è un caso, infatti, che gli attuatori utilizzati dai robot umanoidi Atlas di Boston Dynamics siano attuatori idraulici (ce ne sono ben 28!) e per quanto siano impressionanti i video in cui si vede Atlas ballare o fare percorsi di parkour in completa autonomia, state tranquilli che dal punto di vista energetico la questione autonomia sia un altro ostacolo, tuttora da superare. Per far muovere i 28 attuatori di Atlas infatti è necessario un pacco batterie al litio di notevoli dimensioni e peso e siamo quindi ancora lontani dal giorno in cui un androide potrà definirsi realmente autonomo.


Ameca quindi allo stato attuale è solo un mezzo androide come Inmoov ma a differenza di Inmoov, Ameca bara. Nel video girato al CES 2020 a chiunque abbia giocato un po’ con le API per il riconoscimento vocale di Google o di altre piattaforme simili nella funzione, risulta evidente che a rispondere alle domande che i visitatori pongono ad Ameca sia in realtà un’operatrice umana che da una cabina di regia risponde con la sua voce alle domande poste.
Anzi, alle operatrici (almeno due diverse), perché cercando su Youtube i video di Ameca al CES 2020 se ne possono trovare altri in cui Ameca cambia voce per il cambio di turno dell’operatrice umana.


Ma non è solo una questione di cambio della voce, che Ameca bari è evidente dalla tipologia delle risposte che vengono date a domande che non esplicitano tutta l’informazione necessaria poiché riferenti a pezzi di conversazione precedenti. Nessun algoritmo di I.A. per la comprensione semantica attualmente esistente è abbastanza sofisticato per comprendere riferimenti antecedenti o sottointesi.


Sotto il cofano scintillante di Ameca si trova quindi ancora la stessa Fiat Panda di Inmoov e per ora può solo essere adatto per essere utilizzato come animatronic, come ad esempio l’androide Chihira Junco, utilizzata nei centri commerciali giapponesi per rilasciare informazioni ai visitatori.

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