CAMPANELLO DI ALLARME

Spaccia pure, basta che poi paghi le tasse

L’insolita richiesta del fisco americano, che nel farla si fa mafia.

Roba da non crederci. Sul sito dell’Internal Revenue Service dell’amministrazione USA, l’equivalente della nostra Agenzia delle Entrate, nella sezione “Other Income” dedicata a spiegare al pubblico chi sia tenuto a pagare le tasse, si trovano due interessanti quanto stravaganti paragrafi. 

Il primo riporta che i proventi derivanti dalle attività illegali quali lo spaccio di droga, debbano essere inclusi nella dichiarazione dei redditi qualora provenienti da attività personale d’impresa.
Nel delirio di tale regola, non viene però specificato cosa debba fare uno spacciatore i cui proventi derivino da retribuzione derivante da attività di spaccio per conto terzi, un bel vuoto normativo che dovrebbe essere colmato dal Congresso.

Proseguendo nel delirio fiscale, l’IRS raccomanda ai ladri di inserire nella dichiarazione dei redditi il controvalore delle merci rubate “a prezzi ragionevoli di mercato”. Attenzione però, solo nel caso in cui la merce non sia stata restituita al legittimo proprietario nello stesso anno fiscale.
No, non siamo a Zelig, però il testo pare essere stato scritto da Claudio Bisio.

Quali siano le motivazioni per le quali i burocrati USA abbiano voluto specificare tali norme sono oscure. Qualcuno potrebbe suggerire che così facendo, è possibile aggravare la pena del criminale nel caso venisse beccato, aggiungendo al carico penale anche quello di evasione fiscale.
Un po’ come nel caso del foglio che gli USA ti danno da compilare in aereo prima di passare la dogana nel quale bisogna specificare se si abbia intenzione o meno di entrare negli USA per esercitare attività terroristiche. Ovviamente nessun terrorista lo dichiarerebbe mai, ma così facendo, in caso di successivo arresto, gli USA avrebbero a disposizione un ulteriore elemento per incriminare il soggetto, le false dichiarazioni sul modello doganale. 
È un po’ la storia di Al Capone, che alla fine venne incarcerato non per i crimini di mafia bensì per evasione fiscale. L’importante è avere sufficienti elementi per sbatterti in cella.

Ma nel caso delle dichiarazioni fiscali la cosa è un po’ diversa perché di regola, le attività soggette a tassazione dovrebbero essere solo quelle legittime, perché nel momento in cui lo Stato richiede le tasse su attività illecite, non solo le legittima ma a tutti gli effetti si trasforma in capo-mafia, un po’ come succedeva nelle 5 grandi famiglie mafiose americane che imperversavano negli anni ’80. 
Che fossero i Gambino o i Colombo la regola era sempre la stessa: se volevi esercitare attività illegale sul territorio USA, dovevi pagare una tassa al capo-mafia.

E se a ciò aggiungiamo le recenti politiche introdotte dalle amministrazioni progressiste di diversi stati americani ovvero quelle della decriminalizzazione dei reati, la zero-bond policy e la police defund policy, ecco che si diventa legittimati a pensare che dietro tali assurdità ci sia un disegno specifico, anche se probabilmente non c’è.
E pensare che noi italiani ci lamentiamo in continuazione del nostro fisco…
Chi volesse leggere in prima persona le assurdità summenzionate, può farlo andando direttamente sul sito dell’IRS cliccando qui .

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