AEROSPAZIO

Tra USA e Russia in orbita non c’è gara, anzi…Angara

Il vettore russo ha viaggiato in un'orbita bassa per nove giorni

Senza calzari alari o il Pegaso di turno che ne fermassero la caduta, impattando nelle distese oceaniche disabitate del pacifico, Persej c’ha lasciato le penne e forse anche il nome, poiché vista la disfatta forse andrebbe ribattezzato Icaro.

Stiamo chiaramente riferendoci all’ “exploit” del nuovo vettore russo per carichi pesanti Angara che, nel mentre del terzo lancio di prova, avvenuto il 27 dicembre 2021 dal Cosmodromo di Pleseck, situato nella regione russa di Archangelsk a circa 800 km a nord di Mosca, ha patito un guasto tecnico allo stadio superiore Persej, che anziché collocarsi in un’orbita di trasferimento geostazionario, si è posto in orbita bassa per poi fare un rientro rocambolesco il 5 gennaio scorso, senza provocare certo danni fisici a persone o cose, ma ledendo significativamente il morale di chi, pur avendovi speso anni di sviluppo, ha aperto il nuovo anno con un sonoro fallimento.

Il lancio inizialmente fu acclamato come un successo, finché, per un problema tecnico ai motori, il karma non ha voluto che il booster di Angara-A5, che da un fiume della Siberia ricevette in dono il nome, si spegnesse nelle acque salate del Pacifico. In quel momento a bordo dello stadio vi era un carico inerte, secondo i piani avrebbe infatti dovuto eseguire una serie di accensioni al fine di raggiungere l’orbita geostazionaria. Arrivato soltanto alla seconda accensione ha però riscontrato un malfunzionamento che lo ha portato in un’orbita bassa di trasferimento e, dopo una solitaria peregrinazione di nove giorni, al rientro distruttivo.

Secondo le ricostruzioni dello U.S. Space Force’s 18th Space Control Squadron, lo stadio superiore Persej dell’Angara-A5 è rientrato alle ore 10:08 italiane del 5 gennaio, e soprattutto, cosa più importante, non sono stati riferiti detriti precipitati al suolo.

È cosa risaputa che i detriti dallo spazio brucino nel rientro in atmosfera terrestre, senza causare danni, tuttavia, le parti più grandi possono essere pericolose a seconda di dove atterrano, ma non solo.

I detriti spaziali sono diventati in qualche modo anche un bersaglio polemico di sfondo politico, soprattutto perché la quantità in orbita terrestre bassa è diventata un pericolo ricorrente per la Stazione Spaziale Internazionale, ritardando le passeggiate spaziali e persino causando danni all’esterno della ISS. Come si ricorderà, a novembre, i detriti di un test missilistico anti-satellite russo hanno addirittura costretto l’equipaggio della stazione spaziale a rifugiarsi per precauzione .

Non è ancora chiaro ora come andranno le cose e le possibili conseguenze sul programma di sviluppo dell’Angara per la dipartita di Persej…che gli amici del Cremlino non me ne vogliano, ma se è così che intendono tornare in orbita, per i malcapitati miliardari di turno, toccare ferro in una struttura composita in fibra di carbonio potrebbe non risultare il rito scaramantico adatto.

 

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