ENERGIA

Che fine fa il mining con la crisi energetica?

Il governo kosovaro costretto a adottare politiche draconiane per combattere lo tsunami energetico che rischia di travolgere la propria economia.

Chi ne aveva fatto un progetto di investimento sarà costretto a rassegnarsi. A niente varranno gli strali di indignazione contro il governo, che ha optato per l’adozione di una misura decisa: da martedì scorso in Kosovo sono bandite le attività di mining delle criptovalute. Troppo il consumo di energia imputabile a questa attività, troppo specialmente in un momento in cui il Paese sta affrontando la peggior crisi energetica degli ultimi dieci anni.

Ad innescare la miccia è stato uno squilibrio del mercato dovuto al lato dell’offerta. Il combinato disposto tra le interruzioni nella produzione da impianti a carbone e l’innalzamento dei prezzi per l’importazione dell’energia, ha determinato una bomba ad orologeria destinata inevitabilmente a provocare danni.

In questa situazione il Kosovo, popolato da circa 1.8 milioni di persone, risulta particolarmente esposto vista la quota di energia attualmente importata, oltre il 40% del totale dell’energia consumata. Nel breve periodo non è ipotizzabile un significativo abbattimento di questa quota per diverse ragioni. C’è da considerare il costo di nuovi impianti, il tempo necessario a costruirli, ma anche (o soprattutto) che la tecnologia di produzione è ancora per il 90% ferma alla combustione della lignite, materiale di cui il Kosovo possiede la quinta più grande riserva al mondo.

Il ministro dell’economia e dell’energia è stato chiaro, in queste condizioni di grave affanno e con l’inverno in corso, lo Stato non può permettersi consumo energetico non strettamente necessario. Si tratta di una vera batosta per tantissimi giovani che in quella zona del mondo avevano iniziato ad interessarsi di mining, dando vita ad un proprio progetto imprenditoriale come documentato già nel 2018 da Reuters. Fatto sta che non si può sfuggire alla realtà, decisioni di questo genere si rendono necessarie quando i tagli alle forniture di energia elettrica diventano non più rari eventi di sovraccarico, ma bensì si trasformano in pratiche quotidiane necessarie al razionamento delle risorse disponibili.

Qual è in concreto il danno generato dal bando al mining? Un miner kosovaro, che ha preferito mantenere l’anonimato, ha dichiarato alla Reuters di riuscire a ricavare ben 2400 euro mensili grazie all’impiego di 40 GPU. Una perdita notevole, specialmente se comparata ai redditi medi locali che sono estremamente bassi. 

Il cappio stretto attorno al collo dei kosovari lascia ben pochi margini di manovra al governo. È dunque prevedibile che questo tipo di politiche draconiane possa continuare ad essere attuato, con buona pace di chi, grazie al mining, aveva trovato un’insperata autonomia economica. 

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