AEROSPAZIO

La guerra tra SpaceX e FAA nasconde quella per la Next Internet?

La FAA (Federal Aviation Administration) rinvia ancora il responso sull'analisi ambientale, passo indispensabile per ottenere la licenza di lancio necessaria all'avvio del test orbitale di SpaceX. La situazione pone seri interrogativi.

La decisione della Federal Aviation Admnistration FAA di posporre di altri due mesi il completamento della valutazione dei rischi ambientali connessi al programma di lanci orbitali di SpaceX arriva a ritardare i programmi del colosso aerospaziale.

Secondo le previsioni originarie emesse dall’ente regolatorio, la fase di valutazione sarebbe dovuta terminare entro la fine di dicembre 2021. Tuttavia, secondo il comunicato della FAA con cui si annuncia un ritardo di circa due mesi, l’arrivo di oltre 18.000 commenti da parte del pubblico avrebbe compromesso l’osservanza della deadline prefissata.

Tale ritardo scompagina i piani di SpaceX, la quale in questo periodo sta più o meno segnando il passo, avendo completato tentativi multipli di assemblaggio tra Starship e il booster che la porterà in orbita, nonché diversi static fire che hanno provato la prontezza di entrambi i veicoli al lancio.

Sebbene in qualche modo il ritardo possa essere anche attribuito alla difficoltà da parte della FAA di coordinare le diverse agenzie governative coinvolte nella valutazione di impatto ambientale, in realtà la situazione comincia a diventare inaccettabile. È stata infatti una decisione della stessa FAA quella di posporre da novembre 2020 a giugno 2021 l’inizio del processo di valutazione di impatto ambientale, e di nuovo ritardo va ad influire negativamente su un programma tecnologico in pieno svolgimento.

La reazione da parte del CEO di SpaceX Elon Musk non si è fatta attendere, ma è stata di tono irritualmente basso rispetto alla gravità della situazione. in un tweet di qualche giorno fa, Musk ha dichiarato che il programma di lancio è ormai completamente dipendente dall’approvazione della FAA, ponendo interamente sulle spalle dell’agenzia governativa la responsabilità dei ritardi.

Secondo le stime attuali, il primo lancio orbitale non potrà avvenire prima di marzo o aprile 2022, salvo ulteriori ritardi. Questo tempo potrebbe essere utilizzato da SpaceX per completare il processo di costruzione del sistema di recupero dei booster da montare sulla torre di lancio e riassemblaggio di Boca Chica, e forse rideterminare la successione delle missioni di Starship. Secondo il programma attuale, infatti, il primo lancio orbitale dovrebbe prevedere l’ammaraggio dell’astronave e del booster, con poche possibilità di recupero. Solo in un secondo momento, una volta pronto il sistema di recupero da montare sulla torre di Starbase, si procederà a recuperare entrambe le componenti del sistema di lancio. Il ritardo imposto dalla FAA potrebbe essere sfruttato per ridurre di molto l’intervallo tra la prima missione orbitale e quella in cui il sistema sarà pronto ad essere recuperato.

Lasciando per un attimo da parte le ragioni del ritardo della FAA e le reazioni comunicazionali e tecniche di SpaceX, va effettuata una riflessione più ampia rispetto a come l’inefficienza dell’agenzia governativa stia condizionando i più ampi programmi dell’azienda ed in generale del settore spaziale.

L’obiettivo dichiarato di SpaceX è quello di costituire una base su Marte a partire da una prima missione di sbarco da effettuarsi entro il 2030. La visione aspirazionale di Musk è infatti da tempo quella di rendere la specie umana multiplanetaria. In questo senso, lo sviluppo di astronavi dall’elevata capacità di carico come Starship è fondamentale per assicurare che il presidio umano sul Pianeta Rosso possa essere costruito in tempi relativamente brevi e con la massima efficienza possibile.

Tuttavia, questa visione di largo respiro ha come sottotesto interessi molto più vicini ed immediati. Una Starship ha una capacità di carico tale da consentire la riduzione dei costi di lancio di un payload di un fattore cinque rispetto a quelli attualmente ottenibili utilizzando il vettore Falcon 9 – il cavallo da tiro di SpaceX e di fatto il più utilizzato lanciatore a livello mondiale.

Il completamento della fase sperimentale di Starship consentirebbe a SpaceX di avere un vettore economicamente insuperabile per i suoi programmi di dominanza del mercato dei lanci in orbita bassa. Inoltre, consentirebbe alla stessa SpaceX di completare in maniera rapidissima ed estremamente economica il dispiegamento della costellazione di satelliti starlink, il cui obiettivo è quello di assicurare una presenza ubiquitaria e svincolata dalle reti terrestri di Internet a livello globale.

Non c’è alcun dubbio che i colossi che attualmente dominano l’infrastruttura di Internet attraverso i propri impianti basati su cavo e su fibra siano estremamente preoccupati rispetto ai progetti di SpaceX. Una volta dispiegati, infatti, i satelliti Starlink sarebbero un competitor diretto e senza costi di manutenzione al proprio dominio.

Allo stato attuale, il costo del collegamento Internet satellitare è ancora elevato e non competitivo rispetto all’equivalente terrestre. Tuttavia, secondo il consolidato schema economico di Elon Musk, una volta create le condizioni per imporre un nuovo standard industriale – vedasi il caso dell’automotive – prevede la riduzione dei costi e la penetrazione massiva del mercato con la propria tecnologia.

Quanto la prospettiva di essere dipendenti da un’infrastruttura dominata da Musk possa entusiasmare operatori di servizio come Amazon è facile immaginare. E nel sempre attivo mondo del lobbying statunitense non è forse peregrino ipotizzare che una concordanza di interessi possa stare effettuando pressioni sul governo americano e conseguentemente sulle agenzie federali perché il modello tecnico-economico del geniale imprenditore sudafricano possa essere messo in crisi.

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