CITTADINI & UTENTI

Di automazione, Rifkin e tacchinelle

Smartphone o dal pc hanno davvero semplificato la vita del cittadino?

Qualcuno ricorda e/o apprezza l’umorismo surreale di Achille Campanile e delle sue tragedie in due battute? Un noto esempio: è il mattino del mondo. Tutti gli animali sono stati creati eccetto uno. Al levar della tela, Animale Non Creato: “Tutti creati salvo io. Oh, rabbia …”. Sipario. Sono geniali calembour senza logica. Qual è l’animale non creato nel nostro Paese? Come chi ha un quarto di nobiltà, porta lungo nome: Automazione Dei Servizi Al Cittadino. Intendiamoci, chi può negare che molte cose possano oggi farsi dallo smartphone o dal PC? Hanno però, queste cose, l’aria di essere lì per semplificare il lavoro clericale degli addetti, piuttosto che la manualità di chi ne fruisce.

Posta elettronica certificata della pubblica amministrazione: grande trovata dell’allora e attuale Ministro Brunetta, [email protected], costo ignoto a chi scrive, funzionalità chiusa: se volevi parlare alla P.A. dovevi registrarti a quella PEC, che non interagiva con l’altra che già avevi. Valanghe di proteste, sistema accantonato. In generale, la PEC non fa altro che affidare all’elaboratore passo passo quanto oggi fanno ancora carta e penna. Non c’è l’autenticazione forte, con una componente biometrica, a rendere altrettanto sicura e irricusabile una mail? 

Firma digitale: bella prova tecnica, doppia chiave, ma la depauperano il pasticcio cronologico degno della meccanica quantistica (norme tecniche del 2013 poggiate su CAD solo successivo nel 2018) e la limitazione al solo valore giuridico ex art.60 del testo 2013. In un labirinto tutto italico, la limitazione è fra sottoscrittore e il” soggetto” la cui definizione va cercata però altrove, cioè all’art.55 scritto in cuneiforme. All’italiana, serve poi uno SPID per sanare il tutto. Disse uno: non è con le norme che si promuove la trasformazione digitale.

Sono pressoché rari i casi di processi di qualsiasi genere che si esauriscono end-to-end senza emissioni cartacee: avete presenti le ricette mediche che portiamo in farmacia con tanto di bar code? Anche se le portate in pdf, il farmacista deve “cartolarizzare” per poi staccare un bollino e l’incanto finisce. 

Fatturazione elettronica: serviva? O è solo la quinta colonna dell’AdE nella nostra vita quotidiana, entrando nel merito della nostra onestà ben prima della dichiarazione dei redditi con un’altra inversione diabolica della prova ed eclissando vieppiù il principio da noi desueto di no taxation without representation ?

Cartelle mediche elettroniche trafugate e trafugabili per cui meglio carta, green pass dall’esoterico sistema scontrini, prenotazioni presso il SSN da annotarsi a mano al telefono salvo avere laurea informatica, calcolo dell’ISEE uso INPS stile Harry Potter … 

Né vi tedio oltre, né voglio passare per qualunquista. La semplice conclusione, non scoperta certo da me, è che l’approccio all’automazione dei servizi al cittadino è sempre di meccanizzazione passo passo dei processi esistenti, senza reingegnerizzarli né poco né punto. Anche in Germania esisteva la Raccomandata AR come molti purtroppo hanno scoperto litigando con la casa madre di SAP. Ma proprio quel SAP in Germania ha tappezzato ogni centimetro quadro, incluse le amministrazioni federali e statali, spostando vagonate di addetti verso attività che fanno PIL.

Almeno ci sarà una ricaduta occupazionale anche da noi? Jeremy Rifkin, nel suo scandaloso libro sulla fine del lavoro, cita il caso dei neri del sud USA addetti alla raccolta del cotone. Arrivano le macchine e questi con terrore si spostano a Detroit nell’automotive. Arrivano i robot e i loro figli si spostano nel terziario. Arrivano i computer e i nipoti scappano nelle pubbliche amministrazioni. Dove infine arrivano SAP e poi i servizi off-shore degli indiani. Così, concludo io, poi arriva Trump. 

Noi invece, Poste. Ci sono 125,000 addetti dopo che Corrado Passera, allora AD, ne tagliò 22,000 tra il 1998 e il 2002. Sistemi ERP, dematerializzazioni. Eppure buona parte dei 22,000 oggi si chiama forza lavoro esterna: analisti, sistemisti di ogni big o small della consulenza, aggregati in package di servizi somministrati, chini a geroglificare dalle 8 alle 22, mentre gli addetti autoctoni? Ero lì per un SAP una dozzina d’anni fa. Un signore parla animatamente al cellulare in corridoio. Servizi? Sistemi? Clienti? No: l’ordine delle tacchinelle per il pranzo di Pasqua (ancora esisteva) della trattoria di famiglia. Da apprenditore compulsivo, in pochi istanti molto ho compreso del mercato e delle problematiche del volatile.  

Nel 2015, in un empito di patriottismo, lanciai la stampella per candidarmi a dirigere l’AgID. 350 domande, molti neolaureati e programmatori Cobol, mi sommersero.  Scrivevo: “i programmi di accelerazione (Priorità: Medium-High – l’High era la Banda Ultra Larga. NdA)

  • costruzione di un rapporto tra cittadini, imprese e PA, operando sull’aspetto organizzativo e su quello socio-psicologico della penetrazione dell’innovazione digitale, specialmente attraverso Italia Login, per realizzare lo “Stato facile da usare”;
  • attuazione della Grand Coalition for e-skills con cui aggredire il basso livello di competenze digitali nella scuola, nelle imprese e nella digital literacy del quotidiano;
  • le smart cities, che raccolgono tutte le altre iniziative, nei limiti realistici dettati dai molti vincoli urbanistici, storici e culturali.”

Non ero alla mia prima velleità. Arrivato in Autorità dell’Energia, discesi con orgogliosa sicurezza le valli dichiarando: non entrerò nella Storia per il protocollo e il sistema di note spese. Le risalii in disordine e senza speranza. Come dice Machiavelli del duca Valentino quando sbagliò cavallo nella scelta del nuovo Papa, errò dunque il duca nell’elezione e questo fu l’inizio dell’ultima ruina sua.

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