PROTEZIONE & DIFESE

La promessa del Mossad

L’Iran non avrà un'arma nucleare. Non nei prossimi anni. Mai: questo l'impegno del Mossad

Vi sono alcune aree del mondo che meritano una speciale attenzione per gli eventi che lì si sviluppano e che hanno riflessi non solo in quell’area ma anche nel resto del continente e, in alcuni casi, incidono nella geopolitica di tutto il pianeta. La questione iraniana è una di quelle.

Dopo due anni di dure trattative il 14 luglio 2015 venne firmato a Vienna il trattato sul nucleare iraniano noto come Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa). I firmatari furono, oltre all’Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti più Germania e Unione europea. Tale accordo proibiva all’Iran l’uso del nucleare per scopi militari. Il Presidente Americano Obama lo salutò come una grande vittoria per la pace.

Con l’avvento di Trump le cose cambiarono e gli Stati Uniti si ritirarono unilateralmente dal trattato, ed imposero di nuovo sanzioni economiche all’Iran, sanzioni che erano state eliminate dalla amministrazione Obama. Da allora l’Iran ha chiuso alle ispezioni dei suoi siti nucleari da parte degli Ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), ed ha annunciato nell’aprile di questo anno che avrebbe cominciato ad arricchire l’uranio al 60%, ben oltre il 3,5% necessario per i soli scopi civili. 

Il 28 novembre, tra molte difficoltà, sono ripartiti i negoziati a Vienna. Gli attori sono gli stessi e l’amministrazione Biden spera in una soluzione diplomatica della faccenda; ma la strada è tutta in salita e qualche giorno fa il Segretario di Stato americano, Tony Blinken ha confermato i dubbi dell’amministrazione sulle reali intenzioni iraniane, mostrandosi per la prima volta scettico sui possibili risultati dei negoziati appena cominciati.

Il convitato di pietra di queste trattative è Israele che giudica catastrofico per la regione e per la sua sopravvivenza la possibilità che l’Iran si doti di una arma nucleare.

In occasione della cerimonia tenutasi il 3 novembre a Tel Aviv, alla presenza del Presidente israeliano Isaac Herzog e del Primo Ministro Naftali Bennett, il Capo dei servizi segreti israeliano, David Barnea, in questa che è una delle sue rarissime apparizioni pubbliche, ha affermato: “Questo è il mio impegno; questo è l’impegno del Mossad: l’Iran non avrà una arma nucleare. Non nei prossimi anni. Mai”. E poi ha ripetuto: “Questo è il mio impegno. Questo è l’impegno del Mossad”. Queste parole pronunciate con tale solennità alla presenza dei vertici dello stato israeliano ed in occasione di una cerimonia molto sentita come quella della Festa ebrea dell’Hanukkah, assumono la solennità di un giuramento verso tutto il popolo israeliano. 

Dalla sua costituzione, il Mossad ha abituato il mondo ad imprese condotte in situazioni impossibili, raggiungendo comunque lo scopo che tali operazioni si prefiggevano. Operazioni come il “raid di Entebbe” rimangono nella Storia e sono ancora oggi studiate dai servizi segreti di tutto il mondo. 

Un’altra caratteristica del Mossad è la perseveranza. 

Dopo l’uccisione di undici atleti Israeliani alle olimpiadi di Monaco del 1972 ad opera dei palestinesi di “Settembre nero”, l’allora Primo Ministro Israeliano Golda Meir ordinò al Mossad di perseguire tutti gli attori di quel tragico evento. L’operazione “collera di Dio” così fu chiamata, durò circa 20 anni e vide la sistematica uccisione di tutti coloro che direttamente o indirettamente presero parte all’attacco a Monaco. Dunque, anche dopo che Golda Meir lasciò la guida del governo il suo “protocollo” continuò e questo è un chiaro segnale di continuità della politica di sicurezza di Israele che ancora oggi si osserva. La sopravvivenza dello Stato di Israele è una priorità non barattabile, ed è al primo posto nell’agenda di qualsiasi Governo israeliano.

Ecco perché le modalità, le circostanze e la solennità con le quali il capo del Mossad si è espresso, non dovrebbero lasciare dubbi su come Israele risponderà nel caso in cui le trattative di Vienna dovessero fallire.

Nel corso di questi decenni abbiamo imparato che il Mossad mantiene sempre la parola data.


English version

The promise of Mossad

There are some areas of the world that deserve special attention for the events that develop there and that have repercussions not only in that area but also in the rest of the continent and, in some cases, affect the geopolitics of the whole planet. The Iranian issue is one of them.

After two years of hard negotiations on July 14, 2015 was signed in Vienna the Iranian nuclear treaty known as Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa). The signatories were, in addition to Iran, China, France, Russia, the United Kingdom, the United States plus Germany and the European Union. This agreement prohibited Iran from using nuclear power for military purposes. American President Obama hailed it as a great victory for peace.

With the advent of Trump, things changed and the U.S. unilaterally withdrew from the treaty, and again imposed economic sanctions on Iran, sanctions that had been lifted by the Obama administration. Since then, Iran has closed to inspections of its nuclear sites by Inspectors from the International Atomic Energy Agency (IEAA), and announced in April of this year that it would begin enriching uranium to 60%, well beyond the 3.5% needed for civilian purposes only. 

On November 28, among many difficulties, negotiations restarted in Vienna. The actors are the same and the Biden administration hopes for a diplomatic solution to the matter, but the road is all uphill and a few days ago the U.S. Secretary of State, Tony Blinken confirmed the doubts of the administration on the real Iranian intentions, showing for the first time skeptical about the possible results of negotiations just started.

The guest of stone of these negotiations is Israel, which judges catastrophic for the region and for its survival the possibility that Iran will equip itself with a nuclear weapon.

On the occasion of the ceremony held on November 3 in Tel Aviv, in the presence of Israeli President Isaac Herzog and Prime Minister Naftali Bennett, the Chief of Israeli Intelligence, David Barnea, in what is one of his very rare public appearances, said: “This is my commitment; this is the commitment of the Mossad: Iran will not have a nuclear weapon. Not in the next few years. Not ever.” And then he repeated:” This is my commitment. This is the Mossad’s commitment.” These words, pronounced with such solemnity in the presence of the top management of the Israeli state and on the occasion of a very heartfelt ceremony such as the Jewish Hanukkah Feast, assume the solemnity of an oath to all the Israeli people. 

Since its establishment, Mossad has accustomed the world to enterprises carried out in impossible situations, reaching however the aim that such operations set themselves. Operations such as the “Entebbe raid” remain in history and are still studied by intelligence services around the world. 

Another characteristic of Mossad is perseverance. 

After the killing of eleven Israeli athletes at the 1972 Munich Olympics by the Palestinians of “Black September”, the then Israeli Prime Minister Golda Meir ordered the Mossad to pursue all the actors of that tragic event. Operation “Wrath of God” as it was called, lasted about 20 years and saw the systematic killing of all those who directly or indirectly took part in the attack in Munich. So, even after Golda Meir left the leadership of the government its “protocol” continued and this is a clear sign of continuity of Israel’s security policy that is still observed today. The survival of the State of Israel is a priority that cannot be bartered, and is at the top of the agenda of any Israeli government.

That is why the manner, circumstances and solemnity with which the Mossad chief expressed himself should leave no doubt as to how Israel will respond should the Vienna talks fail.

Over the decades we have learned that the Mossad always keeps its word.

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