AEROSPAZIO

Elon Musk scende in catena di montaggio

Il piano di Musk per evitare il fallimento di SpaceX.

La notizia delle dimissioni di Will Heltsley dal suo ruolo di Vice Presidente della Propulsione presso SpaceX ha scosso la comunità degli appassionati che l’hanno interpretata come un fulmine a ciel sereno.
Ma come – essi hanno pensato – eravamo abituati a vedere la diaspora di top manager da Blue Origin, Boeing, Northrop-Grumann e Nasa verso SpaceX e ora un top manager di SpaceX (che è considerata l’azienda-paradiso per gli appassionati e lavoratori aerospaziali) se ne va? Cosa sarà mai successo?

Ci ha pensato Elon Musk a spiegare l’arcano, inviando una mail a tutti i suoi impiegati descrivendo la possibilità che SpaceX fosse a rischio di andare in bancarotta qualora la produzione dei motori Raptor (quelli che equipaggiano Starship sia nel volo atmosferico che spaziale) non dovesse raggiungere l’auspicata quota per consentire almeno un lancio bisettimanale di Starship, tutte le settimane.
La notizia del malcontento di Musk verso Will Heltsley sui mancati progressi della catena di montaggio per la produzione dei motori Raptor circolava da tempo, malcontento che si è materializzato nelle dimissioni Heltsley e nella presa in carico di tutto il ciclo produttivo dei Raptor da parte di Musk il quale, dopo aver realizzato che la situazione della catena di montaggio fosse ben peggiore di come gli fosse stata rappresentata sino a quel momento da Heltsley, ha cancellato le sue vacanze previste per questo weekend per scendere direttamente venerdì nel turno notturno e in quelli di tutto il weekend della catena di montaggio Raptor insieme ai suoi operai per dirigere le operazioni di persona, assumendosi l’interim di quel ruolo. Interim che molto probabilmente gli rimarrà assegnato a lungo poiché Musk non solo ha competenze ingegneristico-spaziali specifiche ma grazie alla sua esperienza maturata in Tesla è forse il personaggio più titolato al mondo per l’analisi e l’ottimizzazione di una catena di montaggio high-tech.

Con questa mossa Musk vuole accertarsi che i suoi ambiziosi piani non subiscano rallentamenti e sebbene Starship SN20 abbia già effettuato dei test di static fire e, motori a parte, sia già pronta al volo dal punto di vista strutturale e avionico, il test finale di static fire con tutti e 33 i motori Raptor accesi non è ancora stato effettuato e il tempo scorre inesorabile verso la deadline imposta da Musk per il primo lancio orbitale di Starship previsto nel primo bimestre del 2022.


La fretta di raggiungere almeno un lancio ogni due settimane (per tutte le settimane dell’anno) di Starship non è legata solo al destino dei piani di colonizzazione di Marte di Musk.
I lanci orbitali di Starship infatti sono necessari per la realizzazione dell’economia di scala per la messa in orbita della seconda generazione dei satelliti di Starlink, il sottoprogramma spaziale di SpaceX dedicato alla costruzione di una rete di decine di migliaia di satelliti per l’erogazione di connettività Internet a bassa latenza e alta velocità su tutta la superficie terrestre.
Ad oggi infatti i satelliti di Starlink vengono messi in orbita da SpaceX tramite i lanci del vettore riutilizzabile Falcon 9, che però ne può trasportare solo una sessantina per lancio mentre con Starship ne verrebbero messi in orbita sino a 400 per lancio e ad un costo notevolmente inferiore di quello del lancio con il Falcon 9, non solo per ovvi motivi di economia di scala ma anche perché del Falcon 9 dopo ogni lancio vengono recuperati solo il Booster e in pochi casi anche i “fairings” ovvero le coperture semiconiche sulla cima del razzo che aprendosi e staccandosi, consentono ai satelliti in esse contenute di essere distaccati dal razzo liberandoli nello spazio.

Prepariamoci quindi a vedere Musk in catena di montaggio sporco di grasso e col saldatore in mano, perché non c’è meglio dell’occhio del padrone per ingrassare il cavallo. Pardon, ingrassare i motori.

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