CAMPANELLO DI ALLARME

Il Texas che vorrebbe diventare la capitale delle crypto, la rete elettrica vulnerabile e tutto il resto…

Una tempesta perfetta sta per abbattersi sul lone star state: riuscirà la sua rete elettrica malconcia a reggere l'aumento di richiesta di energia legato alla sua strategia di posizionamento tra i leader dell'universo blockchain?

Slashdot riporta un interessante articolo apparso su Bloomberg: Il boom di consumi legati alla strategia di questo stato di accreditarsi come leader nel settore crypto e agli incentivi alle imprese legate a questo mondo arriva in Texas, dove la rete elettrica ha caratteristiche notoriamente subottimali, proprio al momento in cui l’infrastruttura elettrica è già sotto pressione a causa sia di una popolazione che di un’economia in espansione. 

Il Texas è tristemente rinomato per la qualità della sua rete elettrica, che si potrebbe definire “mortalmente inaffidabile”. Lo scorso Febbraio ci sono stati blackout catastrofici, che hanno lasciato per giorni milioni di persone al buio. In USA. Nel XXI secolo. Questo disastro infrastrutturale ha portato con sé la vita di almeno 210 persone. 

Vittime di un disastro annunciato.

I sostenitori delle iniziative per attrarre imprese del settore blockchain come il senatore Ted Cruz e il governatore Greg Abbott, entrambi repubblicani, affermano che i miners siano utili alla rete elettrica perché possono assorbire l’elettricità pulita in eccesso (sic!) e – questa forse è anche meglio – possono diminuire pochi secondi il loro carico sulla rete ed evitare i blackout.

Viene spontaneo domandarsi come si comporteranno le aziende legate al mining nel momento in cui la richiesta di elettricità supererà l’offerta… chissà forse verranno emanate leggi stringenti, forse prevarrà il fair play e le imprese rallenteranno volontariamente le loro operazioni nei periodi di sovraccarico, oppure vedremo altre tragedie compiersi ed altre vite spezzarsi.

Il Texas quindi, uno di quelli in lizza per il podio alla  rete elettrica più vulnerabile degli Stati Uniti, sta per essere volontariamente colpito da un’impennata della domanda di energia elettrica, pari a circa il doppio di quanta ne consumi oggi Austin. 

Un’idea così idiota che a qualcuno è sembrata geniale.

Già da mesi molte aziende della galassia blockchain si stanno muovendo verso sud, ma fino ad oggi non era possibile calcolare l’impatto sulla rete elettrica di questa migrazione. L’aumento della richiesta è quantificabile nell’ordine dei 5000 megawatt nei prossimi due anni. Ai consumi statunitensi, questa cifra corrisponde a circa il doppio di quanto consumato dalla milionata di abitanti della capitale texana  in tutto il 2020.

L’attrazione di imprese del settore crypto da parte del lone star state si fonda su due pilastri: da un lato un basso costo dell’energia ed un generico laissez-faire da parte dello stato, di contro ci sono vantaggi sanciti dalla legge come ad esempio un abbattimento fiscale decennale, formazione del personale a carico dello stato, credito d’imposta sulle vendite… questi due incentivi stanno funzionando: secondo quanto dichiarato da Lee Bratcher, presidente di Texas Blockchain, l’operatore di rete Electric Reliability Council of Texas (o Ercot) passerà dall’8% al 10% di oggi, a circa il 20% della rete Bitcoin a livello globale entro la fine del 2022.

Attendiamo con ansia di apprendere che i fondi federali stanziati recentemente vengano investiti nella ristrutturazione e messa in sicurezza della rete elettrica texana. Se ciò non venisse fatto, potremmo a breve a dovervi dare notizie molto tristi. Non si può parlare di futuro e innovazione se non ci sono le infrastrutture necessarie ad ospitare l’evoluzione e il cambiamento. 

È puerile pensare di far aumentare di 5000 mW in due anni il carico di una rete, i cui malfunzionamenti hanno provocato letteralmente centinaia di morti.

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