CITTADINI & UTENTI

Non sottovalutiamo il rischio di “guerra civile” per il cambio di contratto di DAZN

Panem et circenses: si è rotto l’equilibrio?

Premesso che non mi frega nulla del campionato di calcio e che non so nemmeno chi gioca in Serie A, non mi è sfuggito il duello tra gli appassionati della partita di pallone e la piattaforma che ne consente la visione.

La questione – apparentemente solo commerciale e sportiva – ha in realtà una riverberazione sociale che rischia di far traballare (indirettamente, è ovvio) anche i banchi della politica.

In un momento storico di estrema tensione dove sarà vietato manifestare per qualsivoglia ragione (si pensi a chi perde il lavoro per le spericolate manovre finanziarie degli speculatori che “bruciano” le aziende) se non organizzando bucolici sit-in all’interno di aree rurali ben distanti dagli agglomerati urbani o “spaghetti a mezzanotte” nel tinello di casa, ci mancava soltanto la destabilizzante novità delle modifiche del rapporto contrattuale esistente tra DAZN e i suoi abbonati.

Quella che potrebbe sembrare una fesseria, rischia di essere l’innesco di una serie di proteste destinate a non essere seconde a tante performance che in questi ultimi mesi hanno “animato” le piazze italiane.

La variazione delle condizioni di utilizzo che adesso vieterebbero la visione delle partite di calcio contemporaneamente su un secondo dispositivo (tv, tablet o smartphone) dell’abbonato si potrebbe rivelare non meno esplosiva della somministrazione forzosa di una dose di Pfizer ad un NoVax incatenato sulla pubblica piazza.

Non tutti i fan di questa o quella squadra di calcio hanno ben presenti i limiti imposti dalla quieta convivenza e quindi qualcuno dei tifosi (che magari aveva pensato di godersi la partita del cuore con amici storici o i vicini di casa) potrebbe risentirsi dell’imprevisto appena annunciato.

Le bande di ultras non sempre hanno in buona evidenza il manuale di Monsignor Della casa che certo non manca nelle loro biblioteche domestiche. Quelli la cui vivacità ha fatto meritare il DASPO – che ostacola (non sempre, Castellino docet) il loro accesso ad eventi pubblici (gli incontri allo stadio rientrano tra quelli e nella fattispecie sono in vetta alla graduatoria del “proibito”) – saranno contenti di scoprire che quello tra le loro mani è magari un “secondo dispositivo”? Se il “primo” di questi è di proprietà della suocera, ci si deve attendere una serie di puntate nei truculenti show televisivi del dolore in cui il sangue arriva persino a sporcare il tappeto del salotto dello spettatore?

La ribellione per il vaccino potrebbe diventare l’ultimo dei pensieri.

Verrebbe da scommettere su una pacifica risoluzione della controversia appena sbocciata: per ragioni di ordine pubblico verrà autorizzato il “secondo dispositivo”? In alternativa gli aficionados del football traditi da DAZN cercheranno di sfogare le loro energie lontano dalla sospirata telecronaca?

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