STRATEGIE

Rischio attacco con droni alle reti elettriche

In America scatta l'allarme ma il pericolo c'è anche da noi

Ultime rivelazioni: secondo un rapporto dell’FBI, del Department of Homeland Security e del National Counterterrorism Center, sarebbe da imputare a un drone consumer modificato, non commerciale, un colpo alla rete elettrica statunitense avvenuto in Pennsylvania lo scorso anno.

Il fattaccio è quantomeno inusuale, tant’è che è stato catalogato ufficialmente come il primo uso noto di un drone per colpire le infrastrutture energetiche negli Stati Uniti.

Ma vediamo come hanno operato…

Secondo le ricostruzioni il drone si sarebbe schiantato in una posizione non specificatamente identificata senza causare apparenti danni. Ciò che ha fatto allarmare sono però le modifiche ricevute: un cavo di trascinamento che supporta un filo di rame. Se il filo fosse entrato in contatto con apparecchiature ad alta tensione, avrebbe potuto causare un cortocircuito, guasti alle apparecchiature e possibili incendi.

Vi dicono qualcosa le “blackout bombs”? Il drone è stato impiegato in modo concettualmente simile alle “bombe” usate dall’aeronautica statunitense, che, per neutralizzare le apparecchiature elettriche, non fanno uso di esplosivi, bensì di filamenti conduttivi.

A cosa si possono imputare certi eventi? Mancanza o insufficienza di prevenzioni? È chiaramente complesso difendersi da strategie offensive dalla semplicità e immediatezza disarmanti…generalmente le sottostazioni elettriche sono protette per mezzo di recinzioni e altre barriere, ma, come si può ben comprendere, e come lo stesso Zak Kallenborn del National Consortium for the Study of Terrorism and Responses to Terrorism afferma, si tratta di difese anacronistiche non sufficienti contro i droni.

“Le difese antiterrorismo presuppongono in gran parte un attaccante a terra. Da qui le recinzioni e i dissuasori”, afferma Kallenborn. “Le difese però si rivelano obsolete se i terroristi possono prendere il volo. I droni sono economici e facili da usare. Le infrastrutture critiche devono preoccuparsi degli attacchi da qualsiasi direzione”.

Per ora l’unica arma di difesa paiono essere i disturbatori anti-droni che sfortunatamente però, seppur schierati in alcune località, non possono difendere ogni sottostazione elettrica, sia per i costi che per i limiti su dove possono essere utilizzati, mentre, paradossalmente, a parità di carico utile, se confrontati con un’autobomba, i droni possono causare una quantità sproporzionata di danni mirando a punti vulnerabili con un carico insignificante e a fronte di una spesa veramente irrisoria.

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