SICUREZZA DIGITALE

Criptovaluta $SQUID: forse non abbiamo imparato la lezione dei Bison dollari

La criptovaluta ispirata alla serie tv Squid Game si è rivelata una truffa: la frode pianificata e messa in opera direttamente dagli sviluppatori della valuta

Probabilmente le persone che apriranno questo articolo appartengono ad almeno una di tre categorie: chi l’ha fatto per caso, scivolando un clic senza troppa attenzione; chi ha visto il film di Street Fighter del 1994; chi ha appreso della truffa che ha coinvolto la criptovaluta $SQUID.

Nel film, l’antagonista principale paga un boss della mafia locale presentando dei Bison Dollari, una valuta con la sua faccia, garantendogli che il tasso di cambio si sarebbe attestato 1 a 5 sterline una volta che avrà rapito con successo la Regina d’Inghilterra. Il tutto, senza scomodare eccessivamente degli studi di macroeconomia, sarebbe stato un utile richiamo e un caveat circa degli acquisti poco accorti all’interno del mercato delle criptovalute.

Quello che è accaduto con la criptovaluta $SQUID rientra in uno schema di exit scam definito rug pull che è valso una truffa per 3,5 milioni di dollari. La frode viene pianificata e messa in opera direttamente dagli sviluppatori della valuta. Il funzionamento è piuttosto semplice: i cybercriminali fanno una chiusura improvvisa di un progetto e lo vanno a svuotare di tutti i fondi versati dagli investitori. In questo modo viene meno la liquidità di un token e la criptovaluta perde totalmente di valore.

In che modo è stato possibile? Due semplici passaggi: creare hype sfruttando la scia mediatica del successo della serie TV Squid Game e interessando così gli investitori che – inconsapevoli dei rischi – si sono prontamente prestati come vittime perfette della frode. Mossi inizialmente da curiosità ed interesse, per la pubblicità indiretta dovuto dall’utilizzo del nome noto, gli acquirenti cedono alla propria avidità una volta che si attua il secondo passaggio per cui la criptovaluta viene artatamente drogata per raggiungere in brevissimo tempo un elevato valore di costo così da indurre ancor più all’acquisto per la promessa di facili guadagni.

Insomma: ancora una volta i cybercriminali hanno utilizzato il fattore umano come leva per entrare ed uscire dai portafogli di utenti che molto probabilmente mai avevano sentito parlare di exit scam. Come sempre è l’educazione allo strumento a fornire un contributo concreto ed effettivo idoneo a prevenire situazioni di danno nei confronti degli utenti di un mercato digitale certamente destinato a diventare sempre più complesso.

Altrimenti, senza consapevolezza né formazione gli schemi di truffa sono destinati a ripetersi vestendo soltanto delle nuove e diverse tecnologie nei cui confronti l’utente è impreparato e condannato a “subirle” con tutte le conseguenze del caso.

Rievocare il ricordo dei Bison Dollari avrebbe potuto costituire se non un rimedio salvifico quanto meno un significativo elemento di dubbio atto a produrre maggiore cautela nell’acquisto. Con buona pace di chi volle dare recensioni negative al film.

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