AI & ROBOTICA

Signora, può scendere? Sono il robot della pizza

Nuovi orizzonti di sviluppo per il comparto del food delivery

Le consegne di cibo a domicilio, complice la potente spinta della pandemia, sono entrate di diritto nelle abitudini a cui difficilmente riusciamo a rinunciare. In poco tempo, tale tipo di servizio si è diffuso su larga scala, creando nuove opportunità di business per aziende diventate colossi internazionali. Queste ultime, spinte dal fuoco vivo della necessità di innovare per affermarsi, stanno lavorando strenuamente per implementare le consegne tramite robot (deliverbot).

Delle più varie forme e dimensioni, i nuovi protagonisti della circolazione stradale si muovono attirando l’attenzione dei pedoni, sinora abituati a vederli solo nei film di fantascienza. Il tempo della fantascienza però è finito, lasciando il passo ai grandiosi progressi della scienza.

A testimonianza dell’esplosione del fenomeno, si può citare la compagnia estone Starship Technologies, passata da una flotta di 250 unità nel 2019 ad oltre 1000 nel 2020, cui si aggiungeranno presto altre centinaia di robot. Già oggi questi robot stanno consegnando cibo in 20 campus statunitensi (ed a breve lo faranno in altri 25), nella città californiana di Modesto e per le strade inglesi di Milton Keynes, oltre che nella capitale estone Tallin. La colombiana Kiwibot invece, ha attualmente a disposizione 400 robot per consegne a domicilio in diversi college e nella periferia di Miami. 

Dietro al funzionamento dei fattorini del ventunesimo secolo, c’è un gruppo di lavoro fatto da operatori umani, a ciascuno dei quali è assegnata la supervisione di un gruppo di robot. Purtuttavia, sono rari i casi in cui essi sono chiamati ad intervenire. È quasi tutto automatizzato, compresa la consegna, che può essere finalizzata grazie all’inserimento di un codice su apposita applicazione da parte del cliente, che può così ritirare quanto ordinato.

Tutto magnifico si direbbe, invece anche i deliverbot hanno limiti e possono essere migliorati. Prima di tutto la loro natura elettrica impone vincoli in termini di ricarica, sono abbastanza lenti (mediamente sfrecciano a 5km/h), possono muoversi solo entro un determinato raggio e non possono, a differenza dei colleghi umani, consegnare al piano.

Di contro, i vantaggi che offrono sono abbastanza evidenti a tal punto che, secondo un recente sondaggio della National Restaurant Association, il 75% dei ristoratori si è dichiarato disponibile a ricorrere ai deliverbot a fronte di una carenza strutturale di lavoratori per il servizio di consegna. Secondo il vicepresidente di Domino’s Pizza, Dennis Maloney, non c’è negozio in tutto il Paese che al momento non soffra di mancanza di personale per tale servizio.

Ferme restando le complessità che possono determinarsi per un loro impiego in grandi centri urbani, o medio-piccoli ma intrinsecamente caotici, per i deliverbot la strada sembra ben segnata. Nei prossimi anni dovremo aspettarci l’esplosione del loro impiego. Chissà che non diventino anche empatici, e che invece di una fredda notifica riescano a bussare al citofono dicendo con simpatica voce artificiale: “Signora, può scendere? Sono il robot della pizza!”

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