AEROSPAZIO

Cosmesi spaziale?!? Ora mi spiego meglio…

Arriva WALL-E by Estée Lauder….

Dall’anticellulite al fondotinta…una nomea spesso associata alle futilità della vita e all’evanescenza dei corpi quella di Estée Lauder che oggi però, inaspettatamente, ci tocca ringraziare, e non per i campioncini gratuiti – che sempre siano lodati – bensì per un’iniziativa, ben poco frivola, che strizza l’occhio all’ambiente.

Non nego però d’essermi ritrovato con una certa smorfia d’incredulità, e tuttora non mi capacito d’esser finito a scrivere di Estée Lauder, settore che non sono solito approfondire manco col cannocchiale, o dovrei dire…col telescopio; ha fatto notizia, datata 28 ottobre, un coinvolgimento di quest’ultima nei progetti del CASIS, il centro per l’avanzamento della scienza nello spazio, incentrati su un tema assai delicato che, in atmosfera di G20, va a braccetto con l’altro grattacapo ambientale del riscaldamento, ovvero la plastica.

Attraverso l’ISS National Lab Sustainability Challenge: Beyond Plastics, CASIS punta a progetti di ricerca applicata e alla maturazione di tecnologie che potrebbero trarre vantaggio dall’ambiente unico dell’ISS National Lab, per i quali proprio Estée Lauder prevede di fornire finanziamenti per supportare uno o più progetti di volo.

La Sustainability Challenge, ovvero la sfida alla sostenibilità, si concentra sugli sforzi per sviluppare e testare processi in grado di ridurre significativamente l’immissione di rifiuti di plastica, cercare alternative alle materie prime petrolchimiche e limitare la produzione di plastica vergine.

Dunque, come intendono agire?

“È stato dimostrato che l’esposizione alla microgravità modifica l’espressione genica dei microrganismi, portando spesso a un tasso di crescita più elevato e a un aumento del metabolismo”, spiega Ryan Reeves, direttore del programma CASIS per i materiali avanzati. “Sfruttare questi effetti indotti dalla microgravità può fornire percorsi alternativi per utilizzare i microrganismi come fonderie viventi per la biofabbricazione nello spazio di biopolimeri”. Questi biopolimeri, o bioplastiche (BP), non sono altro che polimeri generati tramite i processi biologici delle cellule degli organismi viventi che conferiscono un’elevata biodegradabilità. In particolare i batteri testati iniziavano a produrre un biopolimero immediatamente dopo l’esposizione alla microgravità simulata, con una bioattività decisamente maggiore che ad 1 g.

I ricercatori potrebbero quindi perseguire la produzione di biopolimeri nello spazio, o studiarne i meccanismi per migliorarne la produzione sulla Terra, o, ancora, inviare microrganismi per essere esposti alla microgravità e riportarli successivamente sulla Terra.

Ma non solo, è un’ottima opportunità per studiare nuovi catalizzatori che saranno essenziali per la produzione di monomeri e materie prime chimiche diverse dai prodotti petrolchimici, indispensabili per scomporre i polimeri riciclati in monomeri di base.

Con queste parole ha inizio quindi una rosea partnership tra spazio e cosmesi…”Siamo orgogliosi di essere il partner finanziatore di ISS National Lab Sustainability Challenge”, annuncia a gran voce Stéphane de La Faverie, presidente del gruppo Estée Lauder Companies. “La nostra speranza è che questa sfida dia ai ricercatori l’opportunità di presentare concetti innovativi che potrebbero nel prossimo futuro migliorare l’ambiente terrestre”.

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