RISORSE UMANE

Pina, stacca il modem!

Le trattative con i sindacati hanno “limato” la proposta Brunetta per il lavoro agile nella PA

Abbiamo anticipato qualche settimana fa, su queste colonne, i contenuti della proposta Brunetta per la nuova disciplina del lavoro agile nella Pubblica Amministrazione.

Il Ministero sta redigendo le nuove linee guida, destinate a regolare il rapporto di lavoro dei travet di Stato, adeguandone prestazioni e modalità di svolgimento all’epoca corrente.

Nel frattempo, alcuni scatti in avanti, per esempio quello dell’Agenzia delle Entrate, che ha determinato di destinare i risparmi dovuti alla mancata erogazione dei buoni pasto ai dipendenti in remoto impiegandoli come compensazione agli stessi per le spese sostenute lavorando da casa.

Dopo la prima edizione di fine settembre, la bozza Brunetta è passata all’esame dell’ARAN (l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni), ed è stata oggetto di successive “limature” ed integrazioni, che hanno presentato alcune novità (QUI la bozza di lavoro ad oggi, courtesy Corriere delle Comunicazioni).

Fermi i principi di base (invarianza dei servizi all’utenza, rotazione degli “agili”, garanzia del riposo), sembrano introdursi alcune novità e rafforzarsi alcune indicazioni che nella prima stesura erano solo accennate.

L’accordo individuale rappresenta la forma negoziale tra la PA ed il lavoratore per regolamentare la prestazione agile. In tali contratti, stipulati in forma scritta, viene disciplinata la modalità concertata per lo svolgimento della prestazione all’esterno dei locali dell’Amministrazione di appartenenza, garantendo anche la facoltà di supervisione del datore di lavoro, e le misure tecniche ed organizzative per lo svolgimento: “l’Amministrazione concorda con il lavoratore il luogo ove viene prestata l’attività lavorativa ed è tenuta alla verifica della sua idoneità, anche ai fini della valutazione del rischio di infortuni, nella fase di avvio e, successivamente, con frequenza almeno trimestrale. Nel caso di telelavoro domiciliare, concorda con il lavoratore tempi e modalità di accesso al domicilio per effettuare la suddetta verifica”.

Il richiamo in presenza sarà regolamentato, e necessario in caso di difficoltà tecniche e/o informatiche nella gestione della prestazione, per le quali è dovere del dipendente informare il datore di lavoro. In caso sia impossibile, difficoltoso o ritenuto non sicuro proseguire la prestazione “virtuale”, il lavoratore può essere richiamato a lavorare in presenza, completando il proprio turno. Inoltre, per esigenze di servizio, e con congruo preavviso (almeno il giorno prima), potrà essere richiesto di sospendere la telepresenza e di recarsi in sede.

La formazione prevederà specifiche iniziative rivolte ai lavoratori agili, per aumentare la consapevolezza nell’uso degli strumenti tecnologici necessari allo svolgimento della prestazione, per diffondere la cultura della collaborazione e condivisione e per favorire il lavoro in autonomia e la delega decisionale.

Ribadito anche il diritto alla disconnessione, per garantire al dipendente la fruizione del giusto riposo al termine della prestazione lavorativa quotidiana.

In sintesi, il lavoro da remotopuò essere prestato anche, con vincolo di tempo e nel rispetto dei conseguenti obblighi di presenza derivanti dalle disposizioni in materia di orario di lavoro, attraverso una modificazione del luogo di adempimento della prestazione lavorativa, che comporta la effettuazione della prestazione in luogo idoneo e diverso dalla sede dell’ufficio al quale il dipendente è assegnato”.

Ne deriva per l’Amministrazione, per questo motivo, l’obbligo di fornire al dipendente tutto lo strumentario tecnologico per l’erogazione della prestazione, ivi compresa la connessione alla rete. È infatti espressamente previsto che in nessun caso possa essere utilizzata un’utenza personale o domestica del dipendente per le ordinarie attività di servizio. A carico dell’Amministrazione saranno anche le modalità di gestione della sicurezza e della privacy, e ciò è bene: garantendo l’identificazione della rete di accesso alle risorse interne, il livello della sicurezza aumenta.

Fa però un po’ rabbrividire la scelta dell’accesso alle risorse: si parla di VPN o di pubblicazione delle risorse già gestite in cloud pubblico, di garanzia di accesso ai gestionali interni e al protocollo, ma purtroppo anche di “accesso in desktop remoto ai server”.

Speriamo si tratti – per quest’ultima modalità – di una semplificazione giornalistica, altrimenti temo che infosec.news potrà doversi occupare delle nostre PA sul fronte della cybersicurezza…

Insomma, un bel po’ di novità, ma non del tutto condivise dai Sindacati: la UIL ritiene un “buon risultato” quello sinora raggiunto, anche se con ulteriori margini di affinamento. La FLP (Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche) e la CSE (Confederazione Indipendente Sindacati Europei) sono decisamente più scettici sull’adozione delle misure proposte e, in generale, sull’intero impianto della riforma Brunetta e dell’intera decretazione autunnale (green pass ecc.).

Seguiremo con attenzione gli sviluppi della contrattazione e analizzeremo il prodotto finale della riforma.

La signora Pina, oltre al telefono, stavolta dovrà precipitarsi a staccare anche il modem per garantire realmente il “diritto alla disconnessione”?

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