UN MESSAGGIO IN BOTTIGLIA

No, comandante Anedda, troppo romanticismo nel ricordare Alitalia…

Il commento al pezzo di Luca Anedda arriva da Stefano Crociata, già ufficiale GdF (con esperienze anche in Criminalpol e alla Direzione Investigativa Antimafia), poi Direttore Centrale Audit e Sicurezza all’Agenzia delle Entrate, quindi responsabile auditing in Ferrovie dello Stato, e oggi libero professionista con una vasta e diversificata operatività nella consulenza aziendale

Visione comprensibilmente romantica della più squinternata e sprecona avventura imprenditoriale che la storia di questo Paese ricordi.

“Sorvola” un po’, sulle infinite volte in cui abbiamo ricapitalizzato salatamente Alitalia coi nostri soldi, nel mentre piloti e hostess continuavano, strapagati, a fare soste di cinque giorni sulla quinta strada ogni volta che volevano su New York, vestivano rigorosamente Armani sartoriale (almeno nelle prime dotazioni … poi anziché l’uniforme, che lasciavano vergognosamente deperire, col malloppo spettante per il rinnovo periodico, si facevano confezionare dal sarto abiti personali), venivano rigorosamente prelevati a casa da mezzi collettivi i primi cinque anni, poi ovviamente da auto singole, trovando da contratto la giacca stirata a bordo, i comandanti avevano la Croma a disposizione dal primo giorno.

Le hostess, dal primo istante di “ritardo asserito”, avevano diritto di non volare per pericoli d’aborto, nel mentre quelle della altre compagnie aeree ti accarezzavano i gomiti sui braccioli coi pancioni all’ottavo mese!

Il servizio a bordo, non parlo delle somministrazioni, di buon livello, ma del servizio (intendo quello che un cameriere benché scadente ed inesperto, ma strapagato, sarebbe chiamato a svolgere) era il più scadente.

Ho volato moltissimo sull’Atlantico: nelle trasvolate notturne tutti (dico tutti!) andavano a dormire nei posti riservati a loro (anziché essere venduti ai passeggeri paganti) e se osavi svegliarli col cicalino ne arrivava qualcuno al terzo tentativo, scapigliato, con l’alito fetido, sgarbato e ostentando il più greve degli accenti capitolini, pronto a negare qualsiasi tua legittima richiesta!

E del contrabbando, vero compito istituzionale del buon dipendente Alitalia ne vogliamo parlare?

No Alitalia non è fallita, ripetute volte, solo a causa delle indecenze manageriali, ma per lo strapotere accondisceso dei loro sindacati che hanno sempre imposto costi di esercizio del privilegiato “capitale umano” insostenibili non solo per una impresa che volesse macinare utili, ma persino dal più sprecone ente di erogazione assistenziale!

Abbiamo tenuto per troppi anni in costosissima rianimazione un paziente che stava benissimo: adesso se ne vada pure al Creatore, benché a modo suo: facendoci pagare le più custose spese funebri della storia (cinque anni di cassa integrazione non avrebbe avuto il coraggio di proporli neanche la buonanima di Lama!).

R.I.P.

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