UN MESSAGGIO IN BOTTIGLIA

Marcello Minenna: il direttore generale, quasi ammiraglio, di ADM

«Preoccupati di essere felice. Non di avere ragione», ammonisce il Buddha. Ed io mi sono preoccupato di essere felice, e non di avere ragione, dopo che, su queste colonne, nel marzo scorso, avevo pubblicato un articolo su “Marcello Minenna: il Direttore (quasi generale) di ADM”. Articolo che, ad onore del vero, era stato pubblicato su altro giornale. Prima di essere rimosso dal sito per intervento diretto sull’editore del Direttore Generale di ADM. Come raccontato sempre su Infosec, grazie all’ospitalità dell’amico Umberto Rapetto (Il sistema di Marcello Minenna imbarazza Il Riformista anti «sistema»).

Nel mio cuore di patriota, per il bene che voglio al mio Paese, del quale ADM è amministrazione con compiti particolarmente delicati e importanti, speravo di sbagliarmi, quando riportavo alcuni fatti che accadevano in ADM, sotto la direzione, dopo il sobrio Benedetto Mineo, del più presenzialista Marcello Minenna. Fatti che sembravano non essere troppo ispirati a criteri di economia delle finanze pubbliche. Ma che anche poco si addicevano a chi, oltre ad essere al vertice di un organismo a tutela di entrate nazionali (ed europee) veniva da molti definito come l’”economista del Movimento 5s”. 

Un partito che della sobrietà, assieme all’onestà ed all’accesa critica della casta, aveva fatto la sua bandiera. Ed il suo successo popolare.

Speravo quindi davvero di sbagliarmi quando, sulla base delle voci allarmanti che raccoglievo tra molti valorosi funzionari delle accise, delle dogane e dei monopoli, prevedevo che le innumerevoli cariche accentrate sulla persona del direttore generale non potevano consentire una gestione ordinata delle attività ad esse affidate. Spingendomi ad immaginare che le relative strutture avrebbero rischiato di essere abbandonate a sé stesse, vivendo in completa anarchia amministrativa ed istituzionale. Con il conseguente innesco di bombe a scoppio forse ritardato. Ma la cui deflagrazione, prima o poi, appariva inevitabile

E questa sembra essere una delle ragioni per le quali in ADM, chi non è stato costretto, ma potendolo fare, continui da tempo a scegliere di andare in pensione anticipata. Proprio per sfuggire al rischio di saltare su una delle tante bombe innescate in meno di due anni. 

Ma oltre a quelli che lasciano anticipatamente ADM per evitare di trovarsi col cerino in mano o con la pistola di una roulette russa che molti temono da tempo, vi sono quelli che il patron di ADM, secondo le notizie stampa della scorsa settimana, avrebbe cacciato col pretesto formale di “micro-riorganizzazioni”. Come Alessandro Canali. Esponente di rilievo del M5s che sarebbe stato l’anfitrione di Minenna nel Movimento. E che sino a pochi giorni fa era il suo braccio destro.

Gli stracci volano in questo contenzioso. E pare volino anche le carte bollate e le denunce. Perché Canali, che ha fama di essere professionista integerrimo, secondo quanto riportato da diversi organi di stampa (come DomaniIl Fatto QuotidianoIl Giornale), addebiterebbe a Minenna di averlo cacciato dopo che lui aveva mosso alcune osservazioni, chiedendo trasparenza, “sui viaggi di una dipendente che avrebbe una relazione sentimentale con lui”. Domani parla di trasferte e weekend a LampedusaGenovaMilanoBrindisi e alla mostra del Cinema di Venezia.

Vero o falso che sia, a prescindere dagli eventuali profili amministrativi o contabili, e pur nell’assoluta presunzione di innocenza e di correttezza di ogni atto del Direttore generale di ADM, anche se quella di Canali fosse una semplice fantasticheria derivata dalla delusione della rimozione, è un’accusa che, vista la fonte piuttosto qualificata, non depone molto bene per il vertice di un’amministrazione che deve avere a cuore, prima di tutto, le finanze del Paese. E come si sa, “la moglie di Cesare dovrebbe essere sempre al di sopra di ogni sospetto”.

Seguendo il consiglio di Albert Einstein, preferisco restare ottimista ed avere torto piuttosto che essere pessimista ed avere ragione. Voglio quindi sperare che il direttore generale Minenna possa presto chiarire questa spiacevole vicenda, e riportare serenità in ADM. 

Liberando il campo da ogni anche minima insinuazione che vi possa essere sia pure una sola missione che non sia assolutamente e unicamente giustificata da comprovate ragioni di servizio. Come ad esempio quella per partecipare alla Mostra del Cinema di Venezia. Per la quale c’è chi fa notare che nel comunicato stampa diramato da ADM del Veneto il 9 settembre nessun riferimento sia stato fatto alla presenza del Direttore Generale alla presentazione del documentario “Le Dogane di Venezia”. Veniva data invece menzione del Direttore dell’Ufficio delle Dogane di Venezia, Francesco Bozzanca.

Ma le inchieste che sembrano essere in corso dimostreranno chi ha ragione. 

E noi, per carità di patria, ci auguriamo che abbia ragione il capo di ADM. Andato magari a Venezia con la barba finta ed in incognito. 

E che sotto il polverone sollevato da Canali non ci sia nient’altro che il comportamento più che cristallino dell’’”economista dei 5s”. 

Che in area 5s continua a farsi vedere. Visto che giorni fa era incorso in qualche critica per essere corso, lui grand comis d’état, da Bebbe Grillo, leader di un movimento politico, per presentargli personalmente il rapporto annuale di ADM

Anche se queste sortite pro-grilline, ad onore del vero, sembrano essere compensate da grande generosità di Minenna nella distribuzione di autovetture di lusso confiscate dalle dogane ad alcuni gabinetti ministeriali. E non solo dei 5s. Dimenticando forse però (sempre secondo le male lingue, che qualche volta però hanno maggiore esperienza in materia doganale del direttore generale di ADM) alcuni danni erariali. Derivanti dal mancato introito delle vendite all’asta delle auto confiscate. Oltre all’elegante elusione delle direttive per la riduzione del parco auto blu. Che tanto care erano, un tempo, proprio ai 5 Stelle. Quelli della scatoletta di tonno.

E questi sono temi che dovrebbero essere molto cari al contribuente, che quella scatoletta di tonno la riempie con le sue tasche. Soprattutto in un momento in cui alle finanze pubbliche è chiesta una forte razionalizzazione della spesa. Evitando ogni spreco che possa avere odore di casta. Ovvero di sperpero di risorse. Attraverso duplicazioni o sovrapposizioni di compiti e servizi da parte di diversi organi dello Stato.

Mi viene allora da pormi due domande.

La prima è quale utilità vi possa essere per il cittadino-contribuente nel fatto che ADM abbia chiesto alla Romeo Gestioni, che assicura un appalto di diversi servizi alla sede direttoriale di ADM nel cuore di Trastevere, lo “svolgimento di mansioni che – secondo una nota dell’Unione Sindacale di Base – non risultano essere ricomprese nel capitolato d’appalto”. Come “riordino di sale adibite a banchetti con annesso lavaggio piatti e bicchieri nonché riordino camera da letto…”. Che sembrano essere diventate consuetudini a Piazza Mastai. Anche se non rispecchierebbero quanto previsto nel contratto di lavoro con i lavoratori e la parte.

La seconda riguarda l’utilità, sempre per il cittadino Pantalone, derivante dalla curiosa circostanza che Minenna abbia speso 200 mila euro dell’erario per adattare un’imbarcazione sequestrata dall’Autorità Giudiziaria al “rintraccio, recupero e smaltimento delle imbarcazioni relitte da migranti”.

Oltre alla vocazione di Marcello Minenno di trasformare ADM in una quinta o sesta forza di polizia – dopo aver messo in uniforme i suoi dipendenti – tale spesa, anche se pari a poco più di una una ventina di redditi annui di cittadinanza, ci sembra un non senso.

Non solo perché sono 200 mila euro dell’erario pubblico destinati a riadattare un’imbarcazione che era stata solo sequestrata. Non confiscata. E che quindi potrebbe essere restituita al legittimo proprietario. Anche se, come nel caso di Briatore, dopo i lunghissimi tempi procedimentali che conosce il nostro Paese.

Ma anche e soprattutto perché sono 200 mila euro di soldi pubblici destinati ad adattare un’imbarcazione ancora privata a compiti doganali. In un Paese come l’Italia che dispone, oltre che di una Marina Militare e di una Guardia Costiera, di una miriade di forze di Polizia in mare. Ma che, soprattutto, dal 1774 e non da ieri, ha la sua più antica forza di polizia, la Guardia di Finanza, che svolge il servizio di vigilanza doganale, e delle frontiere terrestri e marittime. 

C’è quindi da chiedersi quale sia il misterioso beneficio per i cittadini dal vedere il Direttore Generale di ADM non solo in uniforme. Ma persino con l’uniforme da ammiraglio. A fronte di un costo che è invece certo: solo per ora, oltre 20 milioni di euro per le prime uniformi, oltre alle spese per missioni e rappresentanze varie, anche 200 mila euro che rischiano essere regalate al proprietario di un’imbarcazione sequestrata. Nell’intento di creare un’ulteriore flotta a spese di Pantalone. 

Possiamo ipotizzare che anche queste centinaia di migliaia di euro possano aggiungersi alla frustrazione e alla demotivazione di molti funzionari doganali, delle accise e dei monopoli? Almeno di quelli più tecnicamente preparati e meno sensibili agli specchietti delle allodole “chiacchiere e distintivo”. Il patrimonio culturale, professionale e la fierezza dei quali è costituito soprattutto dalla conoscenza e dalla capacità di applicazione delle complesse tecniche e della legislazione doganali e in materia di accise e monopoli. 

Patrimonio che non viene certamente valorizzato né da passerelle in uniforme di aspiranti sceriffi, ma tanto meno da missioni da naviganti da diporto con equipaggio ADM.  Che potrebbero forse permettere l’anno prossimo al Direttore Generale di ADM di attraccare al festival del cinema di Venezia in uniforme da Ammiraglio. Ma che continuano a non corrispondere affatto alla realtà, alla professionalità ed ai compiti reali dei funzionari di ADM. Ma soprattutto alle esangui casse dello Stato.

Voglio sperare, una volta di più, che le mie considerazioni siano errate. E non solo per carità di patria. Ma anche perché vorrei potermi ancora divertire e non soffrire.

Perché, come dice Robert Anson Heinlein, “Un pessimista ha ragione più spesso di un ottimista, ma un ottimista si diverte di più – e nessuno dei due può fermare il corso degli eventi.” 

Ma al mio ottimismo solo Marcello Minenna potrà dare risposta.

O, forse, soltanto il corso degli eventi.

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