SPECIALE CORONAVIRUS

Angeli, carrozzoni e mosche cocchiere

Massimo Di Muzio, da due anni responsabile della gestione di tutto il materiale sanitario e dell’HUB regionale vaccini per le Marche, nell’articolo che segue vuole stigmatizzare i comportamenti di “opportunità” emersi durante la pandemia e che stridono con il reale carico di lavoro gravato su chi effettivamente ha combattuto in trincea.

Il titolo non vuole essere una parafrasi del libro di Dan Brown. Inizio a scrivere questo articolo il 2 ottobre, festa degli Angeli Custodi. Il mio pensiero non può non andare ad Angeli senza ali, invisibili, che in questi due anni di Pandemia hanno collaborato con me. I loro nomi (in rigoroso ordine alfabetico): Alessio, Andrea, Andrea “il minore”, Anna, Barbara, Cristina, Fulvia, Lorenzo, Luca, Marianna, Michelina, Nadia, Paola e non devo e non voglio dimenticare le rispettive famiglie.

Questi Angeli hanno lavorato invisibilmente, in silenzio, 24 ore al giorno, dormendo e vegliando con me in Ospedale nell’attesa dell’arrivo dei mezzi della Struttura Commissariale, proprio come gli Angeli Custodi!

E li raffronto con tante, tante persone che in questi anni ho visto vantarsi per la loro attività, vivere comodamente nei loro uffici o in smart working dando disposizioni/ordini  come riuscivano a fare solo i caporali ai tempi dei BAR (Battaglioni Addestramento Reclute) quando c’era il servizio di leva.E il mio pensiero non può non andare a Totò: “Siamo Uomini o caporali” recitava, specificando come  “L’umanità io l’ho divisa in due categorie di persone: uomini e caporali. La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali per fortuna è la minoranza. Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare tutta la vita come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza la minima soddisfazione, sempre nell’ombra grigia di un’esistenza grama. I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza avere l’autorità, l’abilità o l’intelligenza, ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque. Dunque, dottore, ha capito? Caporali si nasce, non si diventa: a qualunque ceto essi appartengano, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso: hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi, pensano tutti alla stessa maniera.” 

Ho conosciuto tanti caporali in questo periodo, pronti a nascondersi, ad aspettare le mosse degli altri, a dare ordini e, con altrettanta velocità, prontissimi a saltare sul carro dei vincitori. In inglese questa azione viene definita bandwagon effect  (“effetto carrozzone”) per quei singoli individui o gruppi o associazioni di persone che danno credito e importanza a determinate azioni o fatti solo perché la maggioranza sostiene fortemente quelle stesse situazioni.

Quante ne ho visti! Persone pronte ad apparire, ma altrettanto pronte a diventare evanescenti quando gli Angeli chiedevano aiuto, aspettando la prima mossa degli altri per poi, con la stessa velocità, saltare “sul carro dei vincitori”, mettendo da parte valori, consuetudini e priorità individuali per condividere il successo collettivo.

Per concludere non posso non citare la novella di Jean de La Fontaine (1671) “La coche et la mouche” (La carrozza e la mosca).

Per una strada lunga, erta, sassosa e tortuosa, esposta al sole, procedevano a stento sei robusti cavalli, tirando una Carrozza. I viaggiatori, donne, vecchi e frati, avendo pietà dei cavalli, erano scesi: i cavalli sudati e trafelati erano lì lì per cedere, quando arriva una Mosca, che volando, punzecchiando di qua, ronzando di là, pensa che tocchi a lei spingere la carrozza. Si posa sul timone, poi siede sulla punta del naso del cocchiere e quando vede che la carrozza bene o male cammina, si imbaldanzisce tutta la sciocchina. Va e viene e si riscalda con la boria di un grande ufficiale, quando spinge in battaglia i soldati dispersi verso la vittoria. – E non vi pare indegno, – pensava quella stolta bestiola, – che a spingere sia sola, mentre quel frate legge tranquillamente il breviario e questa donna canta? Forse che cantando si tira la carrozza? -. Intanto che l’insetto ronza queste note moleste, la carrozza arrivò su in cima. E la Mosca: – Buon Dio, siamo finalmente arrivati su queste alte colline. Ehi, signori cavalli, ringraziatemi, la strada diventa pianeggiante, dovreste pagarmi per ciò che ho fatto! -. Così fanno certi arruffoni che in alcune iniziative sembrano essere indispensabili e invece rovinano tutto, gente importuna, inutile e noiosa.” (La Fontaine, Favole, VII, IX).

Speriamo che questi caporali, parafrasando la novella, alla fine non dicano “se non ci fossi stato io!”

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