SPECIALE CORONAVIRUS

2019, fuga da Wuhan

Pubblicati nuovi studi che (si spera) mettano a tacere una volta per tutte la fantasiosa ipotesi della fuga dal laboratorio.

La questione dell’origine di SARS-CoV-2 non è solo di interesse puramente accademico, anzi. Data la mia formazione di medico e di specialista in Genetica, mi sono appassionato al tema da subito. Ho studiato la virologia e l’immunologia tra l’Italia e gli USA con dei grandissimi scienziati, che hanno dato contributi rilevanti nei loro rispettivi campi.

Le risposte all’annosa domanda sulle origini potrebbero e dovrebbero guidare la preparazione globale contro le pandemie future: infatti, se il virus fosse emerso da un laboratorio, allora si dovrebbe dare la priorità al miglioramento delle misure di sicurezza nei vari laboratori di virologia. Qualora invece la comunità scientifica continuasse a propugnare la trasmissione da animale a uomo (la zoonosi), sarebbe necessario invece regolare il contatto tra gli esseri umani e la fauna selvatica. Due strategie antitetiche ed incompatibili tra loro. Una può salvare mote vite e parecchi punti di PIL, l’altra fa aumentare le vendite dei giornali.

Mi spiego meglio: se ci concentrassimo sulla risposta sbagliata, non verrebbero mai prese le misure corrette per neutralizzare una minaccia micidiale (le pandemie), che abbiamo visto essere cruciale per la sopravvivenza stessa dell’umanità per come la conosciamo. Quindi, in un certo senso, il futuro dell’umanità dipende dal non lasciarsi distrarre da una serie di affermazioni fantasiose non supportate da alcuna prova – e motivate politicamente – sui laboratori cinesi. Il tema delle fandonie è di grande attualità, basti pensare all’Ivermectina, alle sedicenti “cure domiciliari”, o – che il Cielo ci aiuti! –  iniettarsi varicchina! Purtroppo questa teoria della “fuga dal laboratorio” rischia di portare a conseguenze davvero serie, perché mina le scelte alla base della nostra preparazione alla prossima pandemia.

Oltreoceano sono stati tre servizi giornalistici che hanno riportato in auge questa sonora balla del “lab leak”, che inquina il dibattito pubblico dall’inizio della Pandemia: CNN (14 Settembre ), Intercept (23 Settembre) e The Atlantic (25 Settembre). A caldo, citerei l’immortale verso del libretto di Badoer al “Ritorno di Ulisse in patria” di Monteverdi (Atto V, Scena VIII):

“Un bel tacere / mai scritto fu”

Posto che quanto propugnato come “un acceso dibattito nella comunità scientifica” è il raglio isolato di quattro somari e che già il 27 Agosto su Science leggevamo “There’s substantially more evidence on the side of a natural origin compared to a lab leak.” (Sostanzialmente, ci sono molte più prove dal canto dell’origine naturale che della fuga dal laboratorio, ndA), mentre su Cell il 16 Settembre si poteva leggere testualmente “There is currently no evidence that SARS-CoV-2 has a laboratory origin” (al momento, non ci sono prove che il SARS-CoV-2 abbia avuto origine in laboratorio, ndA), prima di commentare le falle macroscopiche dei servizi di CNN & CO., sarebbe saggio riassumere ciò che è stato pubblicato di recente sul modello zoonotico di salto di specie, oltre che ricordare gli “angeli” che hanno lavorato senza sosta nel corso di questa emergenza sanitaria e dei medici caduti combattedo il virus.

La presenza di un rinomato centro di ricerca internazionale nella città del primo cluster, ha detonato fenomeni di “bias di selezione” (in inglese cherry picking) per cui era certo che il virus fosse un’arma cinese fuori controllo e chi non ci credeva era un ingenuo

Torniamo indietro al 2019 ed al primo cluster identificato nei dintorni del mercato del pesce di Huanan nella metropoli cinese di Wuhan. I fantasiosi teorici del “lab leak” trovano questo fatto significativo, dato che il mercato si trova a “soli” 12 km dall’Istituto di virologia di Wuhan, dove si fa ricerca sui coronavirus dei pipistrelli.  Il lavoro eccellente di Hiltzik sul LA Times aiuta a ricostruire la vicenda e fare il punto della situazione:

In un pre-print pubblicato online all’inizio di questo mese dai ricercatori dell’Institut Pasteur e collaboratori, viene riportato che sono stati isolati tre virus nei pipistrelli che vivono in certe grotte nel nord del Laos, con caratteristiche molto ma molto simili a SARS-CoV-2 , il virus responsabile del COVID-19. Come riportato da Nature – nel suo pezzo di “News” in cui il pre-print viene presentato – quei virus sono “più simili a SARS-CoV-2 di qualsiasi virus noto“.

Un altro studio, pubblicato a fine agosto da ricercatori del laboratorio di Wuhan sul Journal of Virology, riporta virus trovati nei ratti che presentavano caratteristiche molto simili a quelle che rendono infettivo il SARS-CoV-2 nell’uomo. Altri due articoli pubblicati sul forum di discussione tecnicissimo virological.org (Link 1, Link 2) presentano prove che il virus è passato dagli animali agli umani in più di un mercato di animali a Wuhan, non solo nel mercato del pesce di Huanan. Secondo un coautore di uno degli articoli, dato che da lungo tempo questi “wet market” sono stati sospettati come punti di “spillover” – ossia di trasmissione dei virus dagli animali all’uomo – perché vendono animali potenzialmente infetti, questo da solo basterebbe a rendere l’origine in laboratorio molto molto meno probabile, diciamo pure impossibile. “È abbastanza improbabile che una fuga dal laboratorio trovi la strada proprio nel luogo in cui ti aspetteresti di trovare una trasmissione zoonotica“, ha dichiarato a LA Times Joel Wertheim, professore associato presso la facoltà di medicina della UC San Diego. “Far trovare la sua strada in più mercati, il luogo esatto in cui ti aspetteresti di vedere l’introduzione, è incredibilmente improbabile“. Questo ben si sposa con la dichiarazione a Nature del virologo Robert F. Garry di Tulane, uno dei coautori di Wertheim, la scoperta è “un pugnale nel cuore” dell’ipotesi della fuga dal laboratorio. Garry e Wertheim sono tra i 21 coautori esperti di una “revisione critica della bibliografia” (o review) dei risultati virologici sulle origini del COVID-19. Il loro studio si conclude affermando che: “Attualmente non ci sono prove che SARS-CoV-2 abbia avuto origine in laboratorio“.

Avendo chiarito quale sia la posizione della comunità scientifica, esaminiamo la recente marea di fanfole a sostegno della teoria del lab leak.

Il 19 settembre, la CNN ha trasmesso un documentario della durata di un’ora intitolato “Le origini del COVID-19: alla ricerca della fonte”. Condotto dall’anchorman di punta per le scienze del network televisivo, Sanjay Gupta. È affascinante che, proprio per il fatto che il programma ha l’aria di avere un approccio imparziale, si dia voce ad una massa maleolente di quello che nella Capitale definiremmo frescacce. I sostenitori della teoria dell’origine zoonotica, tra cui Kristian Andersen dello Scripps Research Institute di La Jolla (California) e Peter Daszak, un importante finanziatore nel campo della virologia, hanno avuto modo di sostenere le proprie tesi. Purtroppo è stata data voce anche a un drappello di “ribelli” che hanno potuto rilanciare i loro messaggi degni di una serata memorabile a fare pub crawling, i sostenitori della teoria della fuga dal laboratorio. Questi ultimi sono stati rappresentati in trasmissione da Alina Chan, postdoc presso il Broad Institute – un importante centro di ricerca biomedica – dove si è occupata di psichiatria e terapie geniche, e Josh Rogin, editorialista del Washington Post. Nessuno dei due ha ovviamente alcuna esperienza in virologia. Chan ha scritto un bel libro sulle origini di COVID che dovrebbe mettere in evidenza la teoria della fuga dal laboratorio – un fatto non menzionato dalla CNN – dove, alla modica cifra di $29.90, si può venire a sapere tutta la misteriosa verità. Quantomeno inusuale da parte di un ricercatore affermato, invece di scrivere un libro (qualora non fossero tutte sciocchezze), avrebbe potuto scrivere un lavoro scientifico magistrale. Roba da Nature, Science o Proceedings of the National Academy of Sciences. Roba che ti fa salire in cattedra e ti sistema per la vita… ma che deve essere peer reviewed.

Insomma, sin dall’inizio della sua trasmissione Gupta afferma: “È probabile che anche questo abbia avuto origine da animali. Ma rimane anche la possibilità che il virus sia trapelato da un laboratorio”. Possibilità che rimane a lui, perché deve condurre un talk show, ma alla comunità scientifica proprio no. Infatti, già solo nel porre queste due teorie come due soluzioni ugualmente plausibili a un “mistero”, la trasmissione ospitata da CNN sorvola sul fatto che la comunità virologica considera l’origine animale infinitamente più probabile di una fuga da un laboratorio. In effetti le due ipotesi si collocano a distanze siderali, in termini di credibilità. Uno dei temi principali del programma è un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, pubblicato all’inizio del 2021, che ha rilevato che lo spillover di un animale ospite è “probabile o molto probabile” e un incidente di laboratorio sia un “percorso estremamente improbabile”. Gupta definisce il rapporto dell’OMS “l’unico studio scientifico sulle origini del COVID fino ad oggi”, ma quest’affermazione è vera quanto una moneta da tre euro… Ci sono stati innumerevoli studi scientifici, sia prima del rapporto OMS che dopo. In effetti, lo stesso Gupta ne cita uno in trasmissione, un lavoro “seminale” pubblicato da Andersen e colleghi nel marzo 2020. Quello stesso studio, oramai vecchio di un anno e mezzo e citato in più di 3000 altri lavori scientifici, ha definito la teoria della fuga dal laboratorio “un’ipotesi speculativa incompleta senza prove credibili“. Ma continuiamo pure a concentrarci su fantasiose speculazioni a base di “grandi vecchi” e armi batteriologiche. La gran parte del programma della CNN è costituita da speculazioni sull’Istituto di Virologia di Wuhan, in genere presentate con musica degna del compianto M° Morricone come colonna sonora, suggerendo in modo subliminale che stia succedendo qualcosa di sinistro e che “non cielo dikonoh”. L’assenza di repliche a queste idiozie da parte dell’Istituto o del governo cinese è generalmente considerata un’ammissione di colpa. “Nel corso del 2020”, dichiara Gupta in trasmissione, “sono emerse sempre più rivelazioni relative al Wuhan Institute of Virology”. Urca, allora c’è del marcio in Danimarca. Sicuro. Una di queste fantomatiche rivelazioni riguardava tre membri dello staff che, secondo quanto riferito, hanno cercato cure ospedaliere per una malattia simil-influenzale nel novembre 2019, prima che emergesse la pandemia di COVID-19. Strano ma vero, non è mai emerso nulla che suggerisca che questi lavoratori avessero il COVID: dopotutto, novembre è la stagione dell’influenza. La ricerca di cure ospedaliere è del tutto irrilevante, dal momento che è arcinoto che le persone in Cina spesso si rivolgono agli ospedali anche per le cure primarie, che i cittadini di altri paesi tenderebbero a ricevere dal loro medico di famiglia. Un altro giornalista della CNN intervenuto in trasmissione ha soffiato sul fuoco, affermando che i pazienti erano “ricoverati in ospedale con una malattia sconosciuta“. Non ci sono prove che siano stati ricoverati in ospedale, né tantomeno che la loro malattia fosse “sconosciuta”. (musica epica in sottofondo) La CNN si risparmia la fatica di aggiornare il suo pubblico sulle ultime ricerche a sostegno della teoria zoonotica, sebbene i lavori siano stati pubblicati ben prima della messa in onda e abbiano sopravanzato ciò che Gupta ha descritto come “l’unico studio scientifico” sulle origini del COVID-19.

Più di recente Intercept ha strombazzato ai quattro venti un presunto scoop, basato su un documento trapelato: una proposta di sovvenzione presentata nel 2018 dall’organizzazione di Daszak, l’EcoHealth Alliance, alla Defense Advanced Research Projects Agency del Pentagono, o DARPA. Peccato che la proposta, che riguardava la manipolazione di laboratorio di un virus correlato alla SARS – la malattia virale che ha causato un focolaio di malattie polmonari in Cina nel 2003 – sia stata respinta dal DARPA e non ci sono prove che sia stata presentata, né tantomeno approvata, da qualsiasi altro ente finanziatore. Tanto che lo stesso giornale online si domanda “Rimangono molte domande sulla proposta, incluso se una delle ricerche descritte in essa sia stata completata”. (musica epica in sottofondo/2)

In un articolo pubblicato il 24 settembre l’Atlantic, incapace o non volendo approfondire cosa significasse effettivamente il documento di Intercept, ha deciso di dichiarare che ciò rendeva il dibattito sulla fuga dal laboratorio “ancora più confuso”. Daniel Engber e Adam Federman della redazione del giornale USA, hanno scritto: “La pandemia di SARS-CoV-2 ha un’origine innaturale? La risposta non è cambiata: probabilmente no. Ma abbiamo imparato qualcosa di abbastanza inquietante negli ultimi giorni, semplicemente da come e quando questa informazione è venuta alla luce». (musica epica in sottofondo/3)

Fingendo che il dibattito in sé sia ​​importante, come se entrambe le parti avessero qualcosa da offrire, i giornalisti riesumano un’affermazione che non ha alcuna sostanza. L’approccio “bipartisan” in qualche modo protegge anche i giornalisti dalla loro persistente paura di finire dalla parte sbagliata delle cose: gli autori si danno una difesa nel caso in cui l’ipotesi della perdita di laboratorio si riveli vera, per quanto improbabile. Se ciò accadesse, potrebbero sempre sostenere: “Vedi, lo sapevamo da sempre”… insomma tengono il piede in due staffe e fanno aumentare la lettura delle loro testate dando voce a notizie quantomeno distorte, ma che soddisfano il desiderio dei loro lettori di misteri irrisolti e losche trame.

Ma c’è un MA, tuttavia: in questo dibattito il campo delle zoonosi ha prove concrete, mentre il campo della fuga dal laboratorio non ha nulla da offrire, se non vaghe allusioni. Ed ecco il vero nodo della discussione. Non ci sono prove che il virus sia trapelato dal laboratorio di Wuhan o da qualsiasi altro laboratorio. Non ci sono prove che il laboratorio di Wuhan stesse lavorando con un virus dei pipistrelli che aveva tutt’altro che una lontana somiglianza con SARS-CoV-2. Virus che gli assomigliano molto più da vicino sono stati trovati in ambienti naturali a mille miglia da Wuhan, dove vive il corvo, o il pipistrello, o il pangolino che lo ospita.

Le prove che la manipolazione artificiale di un virus abbia dato origine a SARS-CoV-2 sono quantomeno “sbiadite”, dato che gli scienziati stanno trovando moltissime prove che le caratteristiche di SARS-CoV-2 che erano state in un primo momento ritenute innaturali, si verificano in natura. Le prove della trasmissione zoonotica, invece, si accumulano costantemente. Quindi non ci si dovrebbe fidare di nessuno che riferisca sulla questione senza riconoscere queste due tendenze opposte.

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