IL CALAMAIO ALLA GRIGLIA

IL DETENUTO, IL DRONE, LO SFASCIO PENITENZIARIO

La desolazione regna sovrana. Il cittadino rimira incredulo lo scenario della giustizia che frana sia sul versante del prima (con l’impietosa guerra fratricida tra magistrati l’un contro l’altro armati), sia sul versante del dopo (con il susseguirsi di episodi incredibili nel contesto carcerario).

Dopo aver assistito a feroci “gunfire” di carte bollate tra pistoleri in toga (con scene degne di “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino) e agli sbalorditivi pestaggi da barbari in divisa che sfogano la loro rabbia sugli “ospiti” di strutture penitenziarie, si resta basiti dinanzi all’ultimo sorprendente fatto di Frosinone.

Rifiutatisi i protagonisti di Star Trek di avallare la tesi del “teletrasporto”, qualche bizzarro sceneggiatore ha pensato di candidare l’ormai immancabile “drone” capace di arrivare ovunque in barba a qualsivoglia controllo o difesa.

Riuscire a credere ad un oggetto volante che supera indisturbato il perimetro di un complesso fortificato non è proprio semplice ma – a fare uno sforzo di buona volontà e ad incoraggiare chi si cimenta in una così ardimentosa trama – ci si può riuscire.

Secondo la stampa ben informata le telecamere del “collegio” di massima sicurezza avrebbero addirittura ripreso l’arrivo del piccolo “elicottero” radiocomandato che va a posare una pistola sul davanzale della cella in cui alloggia un personaggio che ha meritato simile collocazione certamente non per meriti umanitari. Se qualcuno si stupisce che ci sia un davanzale in un complesso non propriamente alberghiero, qualcun altro pretende rispetto per il proprio sbalordimento al pensiero che tale “ripiano” sia talmente ampio e profondo da consentire l’atterraggio di un attrezzo in grado di sollevare e trasportare un’arma da fuoco.

Vorrebbero far sentire la loro voce anche quelli che non possono credere che il detenuto possa aprire la finestra con le agili dinamiche e l’imperturbabile possibilità di azione di un qualunque inquilino che fruisce liberamente delle aperture verso l’esterno della sua stanza.

Non è dato sapere – a questo punto – se il “pacco” è stato addirittura consegnato “brevi manu” al destinatario e se quest’ultimo ha firmato la ricevuta per l’avvenuto recapito e magari il modulo di feedback con le sue valutazioni in ordine alla puntualità del servizio…

La scena immortalata dalla videosorveglianza avrebbe dovuto comparire sui monitor della sala operativa della struttura.

Qui due le ipotesi. La prima: ha preso il sopravvento l’evangelizzazione di chi ritiene non esistano gli UFO e deride chi asserisce di aver fatto strani avvistamenti, ragioni per le quali chi era di vigilanza si è guardato bene dall’anche solo imitare il canarino Titti che bisbiglia “Mi è semblato di vedele un gatto”. La seconda? Chi doveva tener d’occhio la situazione era impegnato in altre emergenze oppure stava chattando via WhatsApp con la moglie petulante, visitando siti web ad alto contenuto ginecologico e così via.

La rilevazione dell’anomalo sopraggiungere del pur silenziosissimo drone poteva innescare apposite procedure. Ma le procedure qualcuno le ha redatte? Ed è possibile mai che nel 2021 – con Amazon che, oltre a presentare spot con gioiosi lavoratori che si muovono “en ralenti” nei rilassanti turni di competenza, racconta delle possibilità di arrivare ovunque con certi arnesi volanti – nessuno abbia immaginato di proteggere certi edifici da rischi del genere?

Probabilmente qualcuno ha pensato che una semplice ed economica rete di copertura sarebbe stato un investimento inutile, visto che in carcere entra di tutto senza aver bisogno di stratagemmi aeronautici.

La pistola è solo un pezzo della storia. Il puzzle di questo sfacelo annovera anche un telefonino, quello con cui il detenuto – come i partecipanti ai giochi televisivi si avvalgono dell’ “aiutino da casa” o del “chiamo un amico” – chiede al proprio avvocato come procedere nelle trattative con gli agenti di custodia che nel frattempo sono intervenuti…

Quel cellulare da quanto era tra le mura del penitenziario? Tralasciando il come sia arrivato lì e il perché non vengano installati sistemi inibitori del segnale di telefonia mobile in quelle aree (qualcuno davvero ce lo spieghi), varrebbe la pena analizzare il traffico di quell’utenza e ricostruirne la provenienza…

Mi fermo per mera pietà. Mi fermo per solidarietà con chi nella polizia penitenziaria fa il proprio dovere in mezzo a mille difficoltà.

Mi fermo, soprattutto, perché sono certo che non cambierà niente. Chi ha gravissime responsabilità in questa obbrobriosa vicenda resterà ancorato al suo posto e magari verrà addirittura premiato e promosso. Il G8 di Genova ce lo ha insegnato.

Sperare in un rigurgito di dignità istituzionale ho capito che è inutile.

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