AEROSPAZIO

Meno avvocati, più ingegneri

Nell'odierna corsa allo spazio due i protagonisti: Elon Musk e Jeff Bezos, ma mentre quest'ultimo si affida ai suoi avvocati per accorciare la distanza, il primo vola puntando su ricerca e ingegneria

La seconda corsa allo spazio, di cui stiamo essendo testimoni in questi anni, ripropone con modalità diverse l’asprezza che ha caratterizzato la competizione tra Stati Uniti ed Unione Sovietica a cavallo degli anni ’60 e ’70 del ventesimo secolo.

In quell’occasione, la posta in gioco era quella di dimostrare la propria superiorità tecnologica, e nello stesso tempo farne uso per affermare il proprio predominio sul mondo. La competizione tra ingegneri sovietici ed americani era fortemente intrisa e motivata da tutti i valori della Guerra Fredda, e dunque implicava la dimostrazione che un certo sistema di organizzazione sociale e politica funzionasse meglio di un altro.

La vittoria degli Stati Uniti, infatti, fu un primo mattone gettato nella finestra opaca del sistema sovietico. Quest’ultimo aveva costruito e mantenuto per un certo periodo il proprio dominio, infilando record uno dietro l’altro, dal lancio del primo satellite in assoluto, a quello del primo essere vivente, fino a quello del primo uomo. La lotta fu conclusa dal primo allunaggio da parte degli americani, il quale, da un lato dimostrò insieme a quelli successivi le superiori capacità tecnologiche del paese Atlantico; dall’altro, avviò quella progressiva crisi di fiducia che contribuì a minare dall’interno la grande nazione euroasiatica, e che scoppiò definitivamente con l’incidente nucleare di Chernobyl.

Per quanto fosse senza esclusione di colpi, la competizione tra Stati Uniti ed Unione Sovietica si fondava comunque sulle capacità scientifiche ed organizzative dei singoli Paesi. Per citare il recente film The Martian, questo è lo spazio e non collabora. Una volta lasciata la sicurezza della Madre Terra, infatti, gli astronauti basano le proprie possibilità di un successo, e la propria stessa sopravvivenza sulla robustezza delle soluzioni tecnologiche che li circondano, nonché sulle proprie capacità di resistenza e adattamento. Nello spazio non è possibile barare o discutere o appellarsi ad una entità superiore che ci aiuti a raggiungere il nostro scopo. Per usare un’altra famosissima citazione, là fuori è necessario fare o non fare, non c’è tentare.

Allo stato attuale, la seconda corsa allo spazio ha un leader netto ed indiscusso: Elon Musk e la sua SpaceX. Il geniale imprenditore sudafricano, naturalizzato statunitense, ha completamente rivoluzionato il modo con cui si va nello spazio, apportando cambiamenti disruptive sia dal punto di vista ingegneristico, che nella struttura dei costi. Mosso dal proprio personale entusiasmo e da una solidissima visione olistica, rispetto a cosa sia necessario per fondare l’industria e l’economia spaziale del ventunesimo secolo, Musk si prepara a lanciare il più grande veicolo mai costruito: la combinazione tra l’astronave Starship e l’enorme booster riutilizzabile che serve a portarla in orbita.

L’intero programma, grazie ad una solida ricerca nel campo dell’ingegneria dei materiali e della produzione dei combustibili, costerà per ciascun lancio circa due milioni di dollari: un millesimo del costo del veicolo orbitale operato dalla NASA. Questa capacità di integrare al meglio ingegneria ed economia ha anche fatto in modo che SpaceX vincesse la gara per l’assegnazione del sistema di allunaggio che dovrà riportare sul nostro satellite gli astronauti della NASA entro pochi anni.

La reazione del principale competitor di SpaceX, la Blue Origin del proprietario di Amazon Jeff Bezos, è stata il contrario di quello che sarebbe lecito aspettarsi dati i presupposti necessari a condurre missioni nello spazio. Bezos ha infatti dato mandato ai propri avvocati di condurre una serie di ricorsi contro la decisione della NASA, cercando in ogni modo di rientrare dalla finestra in una competizione che lo ha visto clamorosamente rimanere fuori dalla porta. Come risultato, l’intero programma Artemis, destinato a riportare l’uomo sulla Luna, sta subendo dei forti ritardi dovuti alla necessità di mantenere sospesa l’assegnazione della gara fino a quando gli aspetti legali del ricorso non saranno risolti. Questo è ovviamente un danno diretto per il progresso dell’intera umanità, dato che ritardare il programma Artemis significa mettere un grande macigno sulla nostra strada verso il Sistema solare e le stelle.

Sebbene sia legittimo che Bezos prenda le decisioni che ritiene più opportune per la conduzione dei propri affari, come commentatori di settore non possiamo esimerci dal formulare alcune osservazioni.

In primo luogo, pensiamo che nelle imprese spaziali la miglior politica da adottare sia quella nativamente implementata da Musk in tutte le proprie imprese. Gli investimenti vanno infatti quasi esclusivamente nella direzione di migliorare il prodotto, e dunque di servire nella miglior maniera possibile i bisogni dettati dall’ambiente competitivo in cui ci si muove. Invece di perdere tempo e denaro nelle aule di tribunale, pensiamo quindi che Bezos dovrebbe investire nel migliorare le proprie capacità da un punto di vista tecnologico. Non basta infatti candidarsi alla realizzazione di un sistema di allunaggio, ma è soprattutto necessario dimostrare con i fatti di averne le capacità. Da un punto di vista oggettivo, infatti, fino a questo momento Blue Origin è riuscita a svolgere voli spaziali di portata molto limitata: niente a che vedere con la complessa e performante architettura di lancio orbitale, recupero e riutilizzo di tutto quanto è stato realizzato da SpaceX.

In secondo luogo, contestare in tribunale la decisione della NASA potrebbe non essere il miglior approccio da tenere per ragioni pratiche e di immagine. Posto che ad un certo punto Blue Origin avanzi le proprie capacità tecnologiche fino al punto da offrire un servizio comparabile a quello di SpaceX, si ritroverebbe comunque a dover ricostruire le relazioni con quella che oggi è il maggiore cliente governativo dell’industria spaziale.

Inoltre, dal punto di vista della gestione interna della propria organizzazione, avere un tale atteggiamento può seriamente danneggiare la solidità dell’organizzazione stessa. Non è un caso, infatti, che diversi altissimi calibri del settore ingegneria di Blue Origin, tra cui il capo della progettazione del sistema di allunaggio, abbiano deciso di lasciare la compagnia per andare a lavorare in SpaceX.

Infine, non bisogna trascurare i possibili contraccolpi che questa, che a nostro parere è una grave crisi di immagine, potrebbe avere su Amazon che rimane la principale fonte di attività di Bezos. Già gravata da un’immagine non proprio positiva per quanto riguarda le condizioni di lavoro di una parte dei propri dipendenti, Amazon potrebbe essere ulteriormente associata alla figura di un imprenditore che fa della vittoria ad ogni costo il proprio credo personale ed aziendale. In un mondo come quello moderno, dove il successo e la morte dei brand si fonda sempre di più sulla condivisione dei valori che ne sono alla base, avere un atteggiamento del genere potrebbe costituire un rischio mortale.

Abbiamo già avuto nella storia della tecnologia sfide memorabili tra geni dell’innovazione e individui bravi a sfruttare tutti i mezzi per bloccare gli altri e trarne profitto. Il caso più famoso è stato quello di Thomas Edison e Nikola Tesla. Dalla decisione di dare alla sua fabbrica di auto il nome del genio serbo, sospettiamo di sapere in chi si identifichi Elon Musk.

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