AEROSPAZIO

La missione spaziale Inspiration 4 è stata lanciata con successo

Un primo grande passo verso la Space Economy.

Usando un razzo vettore Falcon 9 di SpaceX, la scorsa notte alle ore 2 è partita dalla piattaforma 39A del Kennedy Space Center in Florida (la stessa delle iconiche missioni Apollo) la missione spaziale Inspiration4, da tutti definita la missione dei record.
Si tratta infatti della prima vera missione di turismo spaziale la cui portata, durata e profilo oscura le due precedenti missioni private il cui lancio è avvenuto questa estate: quella di Blue Origin finanziata dal miliardario Jeff Bezos e quella di Virgin Galactic, a sua volta finanziata dall’altrettanto miliardario Richard Branson.
Se è vero che queste due missioni spaziali estive hanno dato effettivamente il via al turismo spaziale interamente privato, è altrettanto vero che al confronto di Inspiration4 esse sono paragonabili al lancio di un piccolo petardo. Infatti in entrambi i casi i turisti spaziali hanno effettuato un lancio verticale, non entrando in orbita e raggiungendo un apogeo di soli 86 km (Virgin Galactic) e 100 km (Blue Origin), il limite di altezza minimo per poter dire di essere andate nello spazio, salvo poi ritornare a terra dopo pochi minuti con un volo definito suborbitale ma che in realtà è stato un mero volo verticale. Una sorta di giostra spaziale per turisti facoltosi insomma.

Il caso della missione Inspiration4 invece è diverso, essendo lanciata dall’ormai ultra affidabile razzo Falcon 9 di SpaceX, un vero e proprio muletto spaziale che ha portato i quattro astronauti in orbita effettiva raggiungendo un apogeo di 585 km, ben oltre i 422 km di apogeo della Stazione Spaziale Internazionale e con una durata di missione programmata di tre giorni che può però estendersi a sette nel caso si presentassero problemi meteorologici alla data di rientro. Il Falcon 9 utilizzato per il lancio era già stato recuperato e riutilizzato altre tre volte mentre la capsula è la stessa Dragon già utilizzata in precedenza per il lancio della prima missione NASA con componenti totalmente di fabbricazione americana, dalla data di dismissione dello Shuttle (STS135, 11 Luglio 2011).

I quattro astronauti a bordo di Inspiration4 sono Jareb Isaacman, miliardario americano 38enne che ha pagato i costi dell’intera missione, stimati intorno ai 100 milioni di dollari.
Isaacman ha poi regalato il posto a due degli altri tre astronauti organizzando una missione il cui scopo è la raccolta fondi  per l’ospedale pediatrico oncologico St. Jude Children’s Research Hospital. Tra gli astronauti c’è la 29enne Hayley Arceneaux, medico dello stesso St. Jude Children’s Research Hospital, essa stessa sopravvissuta al cancro da bambina e a tutti gli effetti la prima donna bionica astronauta. Da bambina infatti il cancro le portò via uno dei femori, che venne rimpiazzato con una protesi telescopica per assecondarne la crescita.
A completare l’equipaggio vi sono Sian Proctor, la prima donna di colore in una missione privata e Chris Sembrosky, un veterano dell’ U.S. Air Force che si è aggiudicato il posto vincendo un’apposita lotteria organizzata dallo stesso Isaacman con la quale ha raccolto altri 113 milioni di dollari, sempre da destinare al St. Jude Children’s Research Hospital.

Oltre ad aver pagato l’intera missione di tasca sua, Jareb Isaacman ha donato all’ospedale ulteriori 100 milioni di dollari e ha organizzato una seconda asta spaziale di oggetti collegati alla missione i cui proventi verranno anch’essi destinati al St. Jude Children’s Research Hospital. Tra gli oggetti messi all’asta ci sono diversi oggetti artistici NFT (Non Fungible Assets) i cui diritti di possesso verranno scritti in un’apposita blockchain.
Tra essi i diritti della canzone “Time In Disguise” dei Kings of Leon la cui messa all’asta al momento ha raggiunto offerte per 50.000 dollari.
Alla fine della missione e al termine dell’asta, Jareb Isaacman prevede di poter donare al St. Jude Children’s Research Hospital un ammontare di ulteriori 100 milioni di dollari.

L’intera fase di lancio e messa in orbita di Inspiration4 è visibile cliccando qui.

Il turismo spaziale di per sé non è una novità. Il primo turista spaziale fu infatti il miliardario Dennis Tito, che il 28 aprile 2001 pagò 20 milioni di dollari per essere portato a bordo della Stazione Spaziale Internazionale con la missione Sojuz TM-32, dando il via al primo abbozzo di Space Economy legata al turismo spaziale ludico, come nel caso dei lanci di Blue Origin e Virgin Galactic. Con Inspiration4 invece si è aperta la via al turismo spaziale scientifico commerciale perché il profilo di lancio e l’utilizzo di razzi riutilizzabili quali il Falcon 9 consente la messa in orbita a basso costo di equipaggi specializzati nella conduzione di esperimenti scientifici nonché la produzione di materiali altrimenti non realizzabili in condizioni di gravità.
Quello della Space Economy è un tema molto caldo, diverse aziende oltre a SpaceX stanno programmando missioni per monetizzare lo spazio che vanno al di là del turismo spaziale, focalizzandosi attualmente su due aspetti precisi: l’estrazione di metalli dagli asteroidi e la raccolta di Elio-3, un gas che attualmente trova impiego solo in ambito medico, scientifico e militare.
L’Elio-3 è un elemento talmente raro sulla Terra che oggi viene perlopiù ottenuto dalla dismissione delle testate nucleari ed è per questo che la sua produzione comporta costi proibitivi.
Sulla Luna invece è presente in abbondanza perché continuamente prodotto dal bombardamento del vento solare della regolite depositata sulla sua superficie, cosa non possibile sulla Terra perché il vento solare viene schermato dall’atmosfera terrestre.
L’Elio-3 è attualmente il miglior candidato come combustibile per le future centrali a fusione di seconda generazione e si stima che 25 tonnellate di esso possano essere sufficienti a rifornire di energia gli interi Stati Uniti per un anno.
Dopo essersi aggiudicata 1,9 miliardi di dollari dalla NASA per la produzione di una versione del razzo Starship destinata a riportare l’Uomo sulla Luna nel 2024 con la missione Artemis, l’agenzia spaziale SpaceX di Elon Musk è in grado di inserirsi prepotentemente nel mercato dell’estrazione dell’Elio-3 grazie al fatto che la capacità di carico di Starship è di ben 100 tonnellate. 

I numeri per comprendere la Space Economy dell’Elio-3 sono semplici.
Attualmente si stima che la regolite lunare ne contenga 11 milioni di tonnellate e che il costo energetico della sua estrazione sia 250 volte inferiore all’energia con esso producibile nelle future centrali a fusione.

Ne consegue quindi che l’unico grande problema che ne ostacoli l’utilizzo sia il costo del trasporto ed è qui che SpaceX con il suo razzo Starship potrà intervenire facendo la differenza. Elon Musk infatti prevede di produrre circa 1.000 Starship da destinare prevalentemente alla colonizzazione di Marte ma si evince immediatamente come tale flotta possa essere destinata anche solo in minima parte al trasporto dell’Elio-3 lunare, raggiungendo un potenziale di carico tale da soddisfare il fabbisogno energetico dell’intera umanità per i secoli a venire con una piccola flotta di una decina di Starship appositamente dedicata allo scopo.

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