TUTELA DEI MINORI

Facebook sa perfettamente che Instagram è nocivo e pericoloso per le minorenni

La ricerca interna fatta è stata portata alla ribalta dal Wall Street Journal.

Sarebbe mortificante definire uno “scoop” il lavoro del grande quotidiano finanziario americano. L’importanza sociale del lavoro investigativo della testata va oltre l’essere arrivati per primi su una certa notizia.

Il giornale d’oltreoceano, infischiandosene dello strapotere di Mark Zuckerberg e del suo impero digitale, ha messo sotto gli occhi di tutti uno studio della grande holding di Facebook che sottolinea la rischiosità della piattaforma di condivisione di immagini. È in gioco la salute mentale dei più piccoli e quindi è tema su cui davvero tenere ben aperti (e forse spalancati) gli occhi.

La segnalazione di un “whistleblower”, probabilmente un dipendente del gigante dei social, ha fatto emergere l’esistenza di una ricerca (destinata ad esclusivo uso interno ma risalente addirittura al 2019) secondo la quale Instagram crea problemi ad una adolescente su tre che si trova a fare i conti con la propria immagine, la propria figura corporea e ogni aspetto legato all’esteriorità. L’esasperazione del mettersi in mostra ha generato un significativo aumento dei tassi di ansia e di depressione nelle giovanissime con impressionanti riverberazioni in ambito famigliare, scolastico e sociale.

Le adolescenti, quindi, sono quelle che pagano il cocente prezzo della piattaforma gratuita: il non piacersi o il non sentirsi all’altezza è amplificato da un contesto dove l’esibizionismo è la regola aurea e il fotoritocco la prima opportunità per barare nella vita e con la vita.

Chiunque sia dotato di normale buonsenso aveva già percepito il rovescio della medaglia di un social che non ha faticato ad affermarsi nel totale disinteresse istituzionale, nell’indifferenza di genitori ed educatori, nell’assoluto sfregio delle stesse condizioni d’uso dell’applicazione che – ad esempio – prevede (e non riesce a far rispettare) un divieto ai minori di 13 anni.

Mentre dalle nostre parti nessuno sembra intenzionato ad occuparsene e a preoccuparsene (figli e nipoti vadano pure avanti così…), i senatori USA Marsha Blackburn (repubblicana del Tennessee) e Richard Blumenthal (un democratico del Connecticut) hanno affermato che lanceranno un’indagine per sapere se davvero Facebook fosse a conoscenza dell’impatto negativo di Instagram sugli adolescenti.

Non sono due politici a caso, ma autorevoli componenti del Senate Subcommittee on Consumer Protection, ovvero la commissione che ha il compito di promuovere iniziative a tutela dei consumatori, e da tempo stanno sollecitando Mark Zuckerberg a fornire risposte non evasive su questioni unanimemente ritenute vitali e potenzialmente pregiudizievoli il futuro dei più piccoli.

Nel frattempo il Signore di Facebook sta pianificando il varo di una nuova piattaforma social per chi ha meno dei fatidici tredici anni, così da indirizzare i piccini, condizionarne abitudini e scelte, interferire nei processi educativi, ampliare il suo controllo su donne e uomini di domani.

Possibile che nessuno si accorga di quel che sta succedendo? Possibile, soprattutto, che nessuno sia interessato al futuro di bambini e teen-agers?

Dove sono il Garante per l’Infanzia, il Comitato Media e Minori del Ministero dello Sviluppo Economico e tutte le altre entità che fanno capolino solo in occasione di qualche poco produttivo convegno?

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