TUTELA DEI MINORI

Ecco perché lo stop della Cina ai videogames non è affatto un gioco

Invocando la protezione di un superiore interesse pubblico il provvedimento interviene in modo pervasivo sull’attività online dei minori.

L’interesse della Cina per l’utilizzo su larga scala e negli ambiti più diffusi del riconoscimento biometrico non sorprende, ma è allarmante se letto in coordinamento con il recente intervento di regolamentazione dell’orario di gioco ai minori. Negli scorsi mesi, un sistema anti-dipendenza sviluppato dal colosso Tencent aveva inserito la verifica biometrica del viso come autorizzazione per poter giocare dalle 22 alle 8, orario di “coprifuoco” per i minori.

Brevemente: invocando la protezione di un superiore interesse pubblico, quale la tutela della salute mentale e la prevenzione di dipendenze, e sotto scroscianti applausi, il provvedimento interviene con la volontà di regolare – e dunque verificare e controllare – in modo pervasivo e persistente l’attività online dei minori.

Ci si può chiedere fino a che punto tale intervento possa essere compreso da un occidentale. Molto poco, in realtà. Nonostante la febbre del riconoscimento facciale, sono oggetto di discussione i molteplici problemi etici riguardanti l’applicazione delle tecnologie biometriche. Certo, se l’occidentale in questione è un analfabeta digitale o un no-privacy, la reazione semplificata potrebbe ben consistere in un plauso e nel domandarsi come mai non si sia considerata anche nel nostro Paese questa tipologia di interventi. Rievocando magari a sostegno di tale posizione anche il torbido della memoria delle notizie allarmanti circa il pericolo per i giovani rappresentato dai videogames o dal gioco di ruolo (da tavolo o dal vivo). Peccato che il concetto di fake news, al tempo, non fosse così trendy altrimenti sarebbe stato d’aiuto per definire questa tipologia di informazione mossa da vere o presunte preoccupazioni.

Al momento, tutto ciò che è possibile trarre dalla notizia è che questo fatto è destinato a gettare ombre molto profonde concernenti l’implementazione futura dei controlli e l’alimentazione dei database biometrici. Il fatto che parallelamente a tali interventi la Cina abbia promulgato la propria legge relativa alla protezione dei dati personali rende lo scenario ancor più complesso.

Una certezza è però che il gaming è un mercato in continua crescita e muove interessi economici significativi anche e soprattutto nel coinvolgere un’ampia platea di minori. Viene da domandarsi se la mossa della Cina non abbia trovato il proprio movente in una strategia a lungo termine per potersi affermare anche in questo ambito all’interno dello scacchiere internazionale più che nella preoccupazione per la tutela dei propri giovani. A pensar male, si sa, si fa peccato. Ma raramente si sbaglia.

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