TUTELA DEI MINORI

Stop cinese ai giovanissimi a rischio dipendenza da tablet e smartphone

I timori per la dipendenza da gioco online hanno spinto il governo cinese ad adottare un provvedimento draconiano.

I bambini e ragazzi giocano troppo tempo online e bisogna porvi rimedio. È questo, in estrema sintesi, il pensiero di fondo che ha determinato l’adozione da parte del governo cinese di una serie di misure restrittive. L’intervento, in pieno stile cinese, non è un disincentivo ad applicazione graduale ma un’imposizione categorica e immediata, che di fatto limita la libertà personale.

Già a partire da questa settimana ai minori di 18 anni è vietato l’utilizzo di videogiochi nei giorni feriali, mentre è concessa solo una breve finestra temporale nel fine settimana: tre ore in tutto. La norma introdotta non è una novità assoluta, bensì segue ad un provvedimento del 2019 che portava a 90 minuti il tempo massimo di gioco nei giorni feriali e a tre ore nei week-end.

Le ragioni alla base di questo intervento a gamba tesa sull’industria del gioco online risiedono nel pericolo, certamente fondato, che molti giovani possano cadere vittima di dipendenza. Le sfavillanti luci degli schermi, i suoni scientificamente studiati per trattenere i giocatori quanto più a lungo possibile, le ricompense puntualmente assegnate a chi più si impegna, costituiscono un cocktail micidiale. La combinazione di questi elementi è estremamente efficace specialmente in chi non ha ancora adeguati strumenti intellettuali per difendersi.

Ad emanare l’atto è stata l’amministrazione nazionale della stampa e delle pubblicazioni (il cui acronimo inglese è NPPA), la quale ha giustificato il proprio intervento come risposta a lamentele giunte da associazioni di genitori. Questi ultimi, preoccupati dai possibili cattivi risvolti sulla salute fisica e mentale dei propri figli, da problemi di carattere relazionale, oltre che dalla possibile correlazione negativa con l’impegno nello studio, avrebbero infatti pensato bene di sollecitare il governo ad intervenire.

Stando a quanto riportato dalla NPPA, dunque, i genitori cinesi si sarebbero prodotti in una vera e propria rinuncia della propria potestà genitoriale, ammettendo una sostanziale incapacità di controllare i propri figli e di imporre loro regole e limiti, poiché schiacciati dall’incontrastabile spinta della pressione sociale.

Per far rispettare il vincolo introdotto, la stessa agenzia ha ribadito in una nota quanto già previsto da un precedente provvedimento, il quale imponeva che l’industria del gioco online consentisse di usufruire dei propri prodotti solo ad utenti registrati con le credenziali reali.

I ragazzi sono perciò avvisati, non sarà consentito barare. Molti di loro lo hanno capito e hanno riversato i propri strali d’indignazione sui più popolari social del gigante d’oriente. I piccoli videogiocatori si lamentano principalmente dell’uniformità della regolamentazione, che non fa distinzione tra i bambini e adolescenti e, tra le altre cose, della disparità di trattamento rispetto ai coetanei occidentali che a causa di ciò -aggiungono- avranno enormi vantaggi competitivi nei tornei internazionali.

Dal punto di vista delle aziende di certo quanto stabilito dal governo non fa piacere, perché restringe la platea dei potenziali clienti, ma non ha prodotto reazioni particolarmente critiche. Alcune società hanno addirittura minimizzato affermando che, essendo i ricavi derivanti da giochi adoperati da minori una parte molto piccola del proprio fatturato, non saranno generate perdite. Che siano dichiarazioni di facciata per salvaguardare la solidità del titolo in borsa, o meno, staremo a vedere.

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