UN MESSAGGIO IN BOTTIGLIA

Napoli Capodichino sceglie di essere un aeroporto del Terzo Mondo

Il Messaggio in Bottiglia di Dario Ricciardi che illustra la disavventura all'aeroporto di Napoli, dove il turista con disabilità si scontra con la disorganizzazione e la scarsa umanità

La Sardegna è un’isola splendida che incanta e rimane nel cuore sempre, anche quando si è costretti ad andar via. È proprio quello che è accaduto a me pochi giorni fa, quando, terminate le vacanze, ho dovuto lasciare la Costa Smeralda.  

In aeroporto l’accoglienza è stata a dir poco perfetta: un’hostess gentile e professionale mi accompagna lungo i percorsi dell’aeroporto fino all’imbarco, dove mi affida ad altri suoi colleghi, altrettanto garbati e signorili, che non lasciano nulla al caso. La sedia che deve condurmi al mio posto in aereo è provvista di ogni necessario dispositivo: cintura di sicurezza, poggiapiedi, poggiatesta, braccioli. Davvero non si può chiedere di più e di meglio. Il volo è comodo e confortevole, ma, arrivato a Napoli la musica cambia. Un disastro, non so se sono in uno zoo o in aeroporto. Ad accogliermi, senza neppure salutare, ci sono degli ululati paragonabili a quelli delle scimmie. Il primo urlo cavernoso e fastidioso è questo: ” Oè Cì, oè Cì (Ciro) t’aggia ritt e piglià ò guaglione”. Altro ululato scimmiesco: ” Comm ò piglio?  Pe man o pi pier?” (Come lo prendo? Per le mani o per i piedi?).

Da questo tira e molla viene fuori una cosa tipo nove settimane e mezzo: nel tentare di sollevarmi vengo spogliato, pantaloni giù e maglia sollevata, e gettato sulla sedia con una violenza mai vista prima. Sedia? Forse sì, ma non certamente adatta al trasporto di un disabile: la cintura di sicurezza è stata letteralmente inventata con quello che in napoletano viene comunemente definito “ò sparatrapp” un pò di nastro sottile e…..annodato alla bell’e meglio, come è possibile vedere in foto; del poggiapiedi e poggiatesta neppure l’ombra. Non so come vengo portato fuori dal velivolo mentre vedo gli sguardi preoccupati dei miei genitori e quelli perplessi del personale dell’aereo.

Sono a Napoli, in Italia, in Europa eppure penso che neanche nel più povero dei paesi del terzo mondo avrei ricevuto un’accoglienza e un trattamento simile.

Dario Ricciardi

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