TRASPORTI & MOBILITA'

The Jet Pack Man is back! Il ritorno del misterioso uomo volante

Il UAP (Unknown Airborne Phenomena) torna a zigzagare tra aerei di linea nelle vicinanze dell’aeroporto di LAX

Il lavoro del controllore di volo, tra i più stressanti al mondo particolarmente se svolto nella congestionata circoscrizione dell’aeroporto di Los Angeles (LAX), regala di rado momenti di rilassante umorismo. 

In questo contesto, il caso di “jet pack man” continua invece ad essere fucina di interesse ed eccitazione sia per i controllori che per i piloti che si trovano ad operare all’interno del famoso spazio aereo, anche se il pericolo di collisione in volo è sempre dietro l’angolo e non da sottovalutare.

Tutto era cominciato il 30 di agosto dell’anno scorso quando un pilota American Airlines a bordo del suo Airbus 321 in procedura di avvicinamento per LAX aveva riportato all’incredulo controllore il contatto visuale a circa 1000 metri di quota con un “tipo in jet pack”. L’affaire era stato repentinamente posto all’attenzione sia di FBI che di FAA che da allora se ne stanno occupando anche se ancora le indagini non sembrano dare alcun risultato.

Durante il mese di ottobre fu la volta dell’equipaggio di China Airlines a bordo di un Boeing 777 in volo da Taipei a LAX. L’aeromobile si trovava in sottovento a circa 2000 metri di quota, quando il comandante dichiarò per radio il contatto visivo con un oggetto volante che “sembra un jet pack”. 

Per arrivare alla fine del mese di luglio di quest’anno, quando un pilota di Boeing 747 che volava alla quota di circa 1600 metri annunciò alla torre di LAX di aver avvistato un oggetto volante che “somigliava ad un jet pack”.

In dicembre, un istruttore di volo riuscì finalmente a riprendere l’oggetto volante in volo, pubblicando il  video su Instagram. Al momento dell’avvistamento l’istruttore si trovava a circa 1000 metri di quota nelle vicinanze di Palo Verde a sud di Los Angeles. Le sembianze del jet pack man nel video sono piuttosto chiare anche se gli esperti non sembrano affatto convinti. Secondo David Mayman, CEO di JetPack Aviation, una compagnia californiana che si dedica alla costruzione e distribuzione di jet packs, il marchingegno sarebbe tecnicamente in grado di volare fino a 5000 metri, ma a causa di limitazioni legate alla quantità di carburante necessaria vs la limitante capienza dei serbatoi a “borraccia” dei modelli in commercio, i jet pack usati possono solo raggiungere dai 300 ai 500 metri di quota.

L’ipotesi che sembra andare per la maggiore sembra quella del drone elettrico, al quale siano state date le sembianze di un uomo in jet pack attaccandogli un manichino. Un drone del genere si presterebbe allo stunt presentando autonomie e prestazioni compatibili con le quote di avvistamento ed i tempi di volo richiesti e la mancanza di forti rumori tipica del motore elettrico potrebbe giustificare la totale assenza di localizzazione e arresti, a dispetto delle investigazioni già in moto da quasi un anno. 

Interessante, seguendo questa direzione investigativa, la lettura delle comunicazioni interne dei funzionari della FAA avvenute durante le indagini; documento rilasciato dall’agenzia dietro sollecitazione dell’organizzazione “The Black Vault” in base al Freedom Information Act (FOIA) alla FAA, che si è dunque vista obbligata ad onorare la richiesta. Le 25 pagine in questione rivelano le teorie più seguite in questo momento.

E poi l’individuo dotato di grande passione che costruisce “cool stuff” nel suo garage nel tempo libero è sempre stato parte della tradizione e del folklore americano. Con i mezzi che la tecnologia rende accessibili di questi tempi, vedere Iron Man scorrazzare nei cieli californiani non sorprende più degli UAP filmati a zigzagare nel golfo di San Diego a scatti supersonici, mentre sembrano spernacchiare bonariamente i top guns US Navy a bordo dei loro F18 Super Hornet, frustrati e stupefatti dalle inumane prestazioni dei “targets”.

Continua comunque ad apparire poco chiaro il movente delle misteriose “apparizioni” ed incuriosisce il fatto che chiunque sia dietro agli eventi abbia scelto – tra le infinite e più razionali possibilità – il palcoscenico dello spazio aereo di LAX, come accennavamo tra i più congestionati al mondo. 

Sicuro che il prossimo avvistamento non tarderà ad arrivare visualizzo il lungo, atteso avvicinamento finale su una Fiumicino – Los Angeles qualsiasi, mentre il comandante annuncia con voce rauca ma sicura che stiamo per atterrare ingaggiando la spia del “fasten your seat belts”. 

Improvvisamente il secondo prende il controllo dell’Intercom: “E’ il primo ufficiale che vi parla, dai finestrini localizzati alla vostra sinistra potete ammirare la famosa collina di Hollywood, con jet pack man che vola alla nostra stessa altitudine e sembra salutare”. 

La fuga di James Bond (Sean Connery) in jet pack per raggiungere la sua Aston Martin in Thunderball (1965), indelebile nella memoria del boomer e generazioni limitrofe, 60 anni circa più tardi continua ad ispirare l’eroe e il furfante.

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