CITTADINI & UTENTI

Quanto costa la sorveglianza dei cittadini?

Operando in ottica di trasparenza, alcune organizzazioni - impegnate per il diritto alla privacy dei cittadini - sono riuscite ad avere dal Dipartimento di Polizia di New York i dati con i costi delle diverse società fornitrici dei servizi.

La Legal Aid Society (LAS) e il Surveillance Technology Oversight Project (STOP), organizzazioni impegnate nel campo del diritto alla privacy dei cittadini, sono riusciti ad ottenere che il Dipartimento di Polizia di New York renda pubblica la documentazione, comprensiva dei contratti con i fornitori, relativa ai milioni di dollari spesi in sistemi di riconoscimento facciale, software predittivi ed altri sistemi di sorveglianza.

STOP e altri gruppi di tutela della privacy hanno redatto il Public Oversight of Surveillance Technology (POST) Act, approvato con ampia maggioranza lo scorso anno dal Consiglio della Città di New York. Tale normativa obbliga il Dipartimento di Polizia cittadino a rendere pubblici i dettagli relativi alla propria infrastruttura di sorveglianza. Fra i dati esposti per trasparenza, è ora necessario includere il funzionamento, le regole, i processi, le linee guida, gli standard di sicurezza fisica e di protezione delle informazioni raccolte da droni, lettori di targhe automobilistiche, videocamere, simulatori di ripetitori telefonici e delle altre strumentazioni di monitoraggio.

Consultando i dati resi disponibili, è stato recentemente appurato che dal 2007 il Dipartimento di Polizia di New York ha sborsato, restando al di fuori dei sistemi di supervisione in uso per altre tipologie di spese, ben 159 milioni di dollari per l’acquisto e il mantenimento in esercizio di vari sistemi di sorveglianza. Gli acquisti sono stati effettuati dal Dipartimento tramite un Fondo per le Spese Speciali, per attingere al quale non era necessaria l’approvazione del Consiglio della Città di New York né di altri organi cittadini. Il Fondo per le Spese Speciali non è più utilizzato, perché ormai privato della propria ragion d’essere in tale rinnovato scenario.

All’interno della documentazione pubblicata si trovano diverse Società, fra cui alcune specializzate in prodotti particolari:

  • Palantir Technologies, una startup della Silicon Valley che fornisce al Dipartimento un software in grado di gestire dati sugli arresti effettuati, sulle targhe automobilistiche, sui biglietti dei parcheggi e su molte altre realtà quotidiane, collegandoli anche in via grafica ed incrociandoli al fine di evidenziare connessioni fra eventi criminosi e fra persone.
  • American Science and Engineering, specializzata in equipaggiamenti a raggi-x che rilevano armi nascoste, anche all’interno di veicoli o edifici e a più di 400 metri di distanza.
  • Idemia Solutions, specializzata in biometria, impiegata per il riconoscimento facciale, tecnologia attualmente al centro di numerose polemiche per motivi di privacy e perché non ancora totalmente affidabile.
  • KeyW Corporation, che fornisce simulatori di ripetitori cellulari di tipo Stingray, conosciuti come “catturatori di IMSI” (International Mobile Subscriber Identity). Tali strumenti imitano i ripetitori telefonici al fine di venire agganciati dai cellulari per carpirne i dati, fra cui la posizione, o per compiere su di essi operazioni come ad esempio impedirne l’utilizzo mediante un attacco DoS. 

Il Direttore Generale di STOP, Albert Fox Cahn, ha dichiarato pubblicamente che le tecnologie impiegate sono costose, invasive, non funzionano correttamente e la loro efficacia non è provata, e che errori causati da tali tecnologie sono spesso il primo passo che porta ad un arresto e al conseguente imprigionamento ingiusto, il tutto per colpa di un algoritmo fallace. 

La pubblicazione dei dati relativi alle tecnologie di sorveglianza costituisce un passo avanti nella trasparenza delle Istituzioni nei confronti dei cittadini, ed è sintomo di un crescente interesse al bilanciamento fra privacy e sicurezza.

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