SPECIALE CORONAVIRUS

No-vax, cospirazionisti e la tragedia De Donno. La miccia dei social

Una ricerca sui comportamenti degli utenti su Twitter suggerisce soluzioni interessanti per la gestione delle teorie no-vax, delle fake news e delle teorie complottiste in genere

Le manifestazioni dei no-vax di questi giorni e i dubbi che influencer e la grancassa dei social riescono ad infondere nelle teste degli indecisi mettono a rischio la riuscita della campagna di vaccinazione. Si ha l’impressione che gli appelli di scienziati e virologi facciano breccia unicamente su chi è già favorevole alla vaccinazione ma non convincano i no-vax. Cosa non funziona? 

Il suicidio del Dott. De Donno aumenta la confusione perché invece di mantenere il dialogo nel corretto contesto fra chi propone un’attenta valutazione delle cure prima della loro adozione su grande scala e chi vuole avere il diritto di sperimentare qualsiasi soluzione, crea un’associazione sbagliata fra la cura De Donno e la vaccinazione, come se l’utilizzo del plasma autoimmune potesse addirittura sostituire la vaccinazione. La tragedia personale aumenta la carica emotiva di chi accusa i Big Pharma di complotto, istigazione al suicidio…e promozione della terza dose.

Anche il tono e le posizioni dei sostenitori della vaccinazione non aiutano il dialogo. I “pro-vax” tendono a bollare i no-vax come ignoranti e incapaci di seguire un ragionamento logico. Ma mettere in ridicolo i no-vax non è la soluzione, innanzitutto perché ciò non favorisce il dialogo, ma anche perché le leve su cui agiscono gli influencer dei no-vax sono il sapiente confezionamento di informazioni decontestualizzate che possono trarre in inganno tante persone. Inoltre, i no-vax utilizzano un linguaggio con forte carica emotiva molto efficace quando aumenta la paura, come durante una pandemia. I meccanismi di decodifica sono complessi e disinnescare l’escalation emotiva è il primo passo per stimolare il dialogo.

Una ricerca metodologicamente ineccepibile dimostra chiaramente il peso che i social media hanno in questo contesto e, oltre a fornire dati inequivocabili, include nomi e account dei principali disinformatori.

In “The anti-vaccination infodemic on social media: A behavioral analysis” (“L’infodemia anti-vaccinazione sui social media: un’analisi comportamentale”), Federico Germani e Nikola Biller-Andorno hanno studiato il comportamento su Twitter dei principali influencer che alimentano le teorie no-vax e dei gruppi che fanno da cassa di risonanza. Le conclusioni della ricerca portano a raccomandazioni concrete sul da farsi.  Ecco i principali risultati:

  • Le persone che si oppongono alla vaccinazione tendono ad essere già influenzate da teorie cospirazioniste. Per questo gli influencer non hanno difficoltà a collegare la retorica no-vax a forze esterne già colpevoli di altri presunti soprusi (Big Pharma, I Poteri Forti, ecc.).
  • Gran parte del traffico è alimentato da una schiera molto ristretta di influencer che diffondono le tesi e creano i cosidetti “trending hashtag”. La ricerca si concentra sul contesto statunitense ma il dato sul peso di 15 “mega-influencer” che generano il 90% del traffico è applicabile altrove.  Prima che Twitter cancellasse il suo account, Donald Trump era il più influente promotore di disinformazione sui vaccini su Twitter e a sua volta moltiplicava l’effetto degli altri influencer più seguiti. Altri potenti influencer sono Donald Trump Jr, Charlie Kirk (attivista evangelico repubblicano), James Wood (attore e produttore sostenitore di Trump).  Altri profili dedicati alla proliferazione di messaggi no-vax includono autori di libri sui danni dei vaccini. Ecco una tabella:
  • I no-vax hanno un forte senso di comunità e sono più coinvolti nelle discussioni su Twitter.  Questo contribuisce ad un alto tasso di condivisione di contenuti provenienti dai “mega-influencer” e tendono a dominare il traffico di notizie a scapito di chi propone argomenti a favore della vaccinazione.
  • I promotori no-vax e di teorie cospirazioniste in genere tendono ad usare un linguaggio con forte carica emotiva. 

Insieme a questi pericoli, i ricercatori hanno anche individuato dinamiche che portano ad avere speranza:

  • I pro-vax producono i contenuti piu coinvolgenti, ma sono pochi e meno influenti.  Non devono scoraggiarsi ma hanno bisogno di un supporto nella comunicazione e l’aiuto di influencer positivi.
  • L’uso di un linguaggio a forte carica emotiva può beneficiare anche chi difende l’efficacia del vaccino.  Un esempio è l’intervento di Draghi che nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri che ha dato il via libera al nuovo decreto legge Covid ha dichiarato “L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire”.

I risultati di questa analisi portano alle seguenti raccomandazioni:

  • I social media devono cambiare il modo polarizzato di presentare l’informazione per promuovere il dialogo fra le persone. Gli algoritmi che promuovono il contatto soltanto fra chi ha già sposato una tesi non favoriscono il dialogo. 
  • In attesa che si consolidi la normativa per limitare la circolazione di fake news, i social devono continuare a sospendere profili che chiaramente condividono la disinformazione scientifica. La cancellazione dell’account di Trump può essere considerata un servizio pubblico. 
  • Test di conoscenza scientifica obbligatori per chi vuole condividere contenuti medici sensibili, un po’ come lo schema di verifica Wikipedia. Questi test potrebbero informare gli utilizzatori sui vaccini e su altri temi scientifici, riducendo la quantità di fake news in circolazione, senza imporre a priori delle restrizioni sulla libertà di espressione.
  • Creare un movimento scientifico che spinga i politici a basare le loro campagne su politiche basate sull’evidenza. E’ necessario obbligare i politici a comunicare unicamente in base all’evidenza scientifica. I politici che approfittano delle fake news e fanno leva sulla gestione delle emozioni hanno maggiore responsabilità. 
  • Un approccio strategico e pianificato a lungo termine per aumentare l’alfabetizzazione scientifica della popolazione.
  • Migliorare la strategia di comunicazione sulle vaccinazioni con una narrativa centrata sulla persona, con storie di singoli casi comunicate con linguaggi semplici, coinvolgenti ed emotivi.  L’efficacia di storie personali, rispetto alla freddezza di dati statistici relativi alla popolazione allargata e indistinta, si deve all’effetto conosciuto in psicologia come “psychic numbing” (“intorpidimento psichico”) secondo cui più persone sono coinvolte in un disastro, più le persone si dissociano e meno empatia mostrano nei confronti dell’accaduto.
  • Utilizzare un linguaggio meno sterile e tecnico nel comunicare con il pubblico allargato, un linguaggio scientificamente solido ma anche semplice, emozionale e comprensibile. Le organizzazioni sanitarie dovrebbero coinvolgere influencer come celebrità che possono influire sulla ricerca in rete di informazione corretta in ambito sanitario e convincere le persone a controllare i fatti prima di condividere. Il valore di influencer positivi è stato dimostrato in uno studio che ha utilizzato un social network per i pazienti di sclerosi multipla.
  • Così come i no-vax hanno un forte senso di comunità, anche le organizzazioni sanitarie dovrebbero coinvolgere i cittadini nell’iter decisionale e nella discussione sulle politiche di sanità pubblica, dando loro l’opportunità di contribuire al dibattito. 
  • Una combinazione di questi approcci potrebbe trasformare i social media da fonti di disinformazione a strumenti efficaci per il reperimento di notizie affidabili.

Fonte:   https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0247642

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