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Speranze dallo Shael

Si torna a parlare di libere elezioni che potrebbero restituire la democrazia al Paese

Dopo il colpo di stato del 2020 con cui fu deposto il Presidente Ibrahim Boubacar Keïta ed il recente attentato contro il generale golpista Assimi Goïta, arriva dall’Africa Occidentale uno spiraglio di speranza: venerdì scorso il primo ministro ad interim Choguel Kokalla Maïga ha dichiarato di voler ottemperare alla promessa fatta durante il primo coup, ossia indire libere elezioni entro 18 mesi. Dunque, almeno in teoria, si dovrebbe votare a febbraio prossimo.

Nel presentare il piano d’azione del governo di transizione, Maïga ha delineato quattro pilastri d’azione ed uno di questi è la creazione di un nuovo corpo elettorale e l’esecuzione di elezioni libere e credibili.  Al momento ci sono ancora dei dubbi sul fatto che queste possano davvero svolgersi nei tempi previsti, questo potrebbe portare ad un allungamento dei tempi con cui il “Comité national pour le salut du peuple” – ossia i militari che hanno organizzato il putsch – concluderà questa sedicente fase di transizione e concederà di nuovo il paese alla democrazia.

In aprile il governo di transizione ha diffuso un piano che prevede una serie di tornate elettorali: il 31 ottobre è previsto un referendum, il 26 dicembre le elezioni amministrative e dunque, il 27 febbraio 2022, quelle politiche e presidenziali in un unico election day. I dubbi sulla tenuta di questo piano sono iniziati già dallo scorso maggio, quando il leader dei ribelli – il Generale Goïta – ha deposto manu militari il presidente ad interim Bah Ndaw. A questo si aggiunge l’instabilità del paese: venerdì scorso il generale Moussa Diawara, che ha diretto per sette anni la Direzione generale della sicurezza dello Stato (Dgse) – i servizi segreti del Mali – è stato arrestato a Bamako. Inoltre pochi giorni fa Ngari, dell’Institute for Security Studies, ha sottolineato come in questo momento di profonda crisi il paese sia vittima di predoni senza scrupoli, che lo stanno spoliando dei suoi reperti artistici e culturali.

L’Unione Africana e la Comunità Economica degli stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) hanno sospeso il Mali dalle loro organizzazioni, astenendosi però da ulteriori sanzioni qualora il paese dello Shael completi la sua roadmap per il ritorno alla democrazia.

Leggiamo da Reuters che Maïga, seppure senza una conferma esplicita delle date elettorali, abbia dichiarato “In respect of the fixed timeline for the transition and our international commitments, the single election management body will follow a simple implementation process.” (Nel rispetto della tempistica fissata per la transizione e dei nostri impegni a livello internazionali, l’organo unico di gestione elettorale seguirà un processo di attuazione semplice, n.d.A.). Concludendo dunque: “These elections will be the barometer of the success of the transition.” (Queste elezioni saranno il barometro del successo della transizione, n.d.A.)

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