SPECIALE CORONAVIRUS

“Ed elli avea del cul fatto trombetta”

Partiamo dal verso che chiude il canto XXI dell’Inferno di Dante per commentare la notizia di ieri, diffusa dal Sun e ripresa dal Corriere dello Sport, che mette in correlazione Covid-19 e peti.

Nel 700esimo anniversario della morte del Sommo Poeta, il Regno Unito non poteva non omaggiare il Bel Paese accostando Dante al COVID…

Merito del Corriere dello Sport (tanto per rimanere su un terreno così caro e attuale ai maestri della sportività e del fair play…) aver ripreso la notizia apparsa sul The Sun: Il Covid si può trasmettere anche attraverso i peti”.

Fra tante bufale, ho voluto controllare che la notizia fosse veramente riportata sul giornale della Perfida Albione…e lo era!

Da farmacotossicologo che si è sempre interessato di sperimentazioni cliniche, ho cominciato a pormi alcune domande, ineludibili per validare un’ipotesi scientifica.Innanzitutto, ho ricercato l’articolo scientifico su Pubmed per verificare i necessari riferimenti bibliografici. Ahimè…invano! Pertanto, non è dato di sapere se, accanto al Sommo Poeta, avremmo trovato anche riferimenti a Molière e al suo “Il malato immaginario”.

Rimangono, quindi, irrisolte le seguenti domande, fondamentali per una ricerca clinica che rispetti le Good Clinical Practice (le Linee Guida che dettano gli standard internazionali per le sperimentazioni):

  • Qual era l’obiettivo prefissato: il contagio tramite aerosol nella veste “miasmatica”?
  • Quali parametri sono stati valutati per verificarlo? 
  • A quale concentrazione avverrebbe il contagio? 
  • La prova è avvenuta a finestre chiuse, aperte, semichiuse? 
  • Qual era la cubatura dell’ambiente? 
  • Con quale frequenza entravano i soggetti nella “camera a gas”? 
  • Era previsto un gruppo di controllo? Se sì, erano dotati di opportuni Dispositivi di Protezione Individuale in grado di neutralizzare gli inevitabili olezzi? 
  • Sono state valutate le caratteristiche organolettiche (sapore, odore, colore,…)? Se sì, come?
  • Quali erano i criteri di inclusione e di esclusione dei soggetti (predisposizione all’antica arte del petomane?)
  • È stata garantita l’omogeneità del campione fra i soggetti (età, sesso, peso corporeo, diametro anale, presenza di emorroidi e/o ragadi)? 
  • Con quale strumento è stata rilevata la durata dell’emissione miasmatica e la sua concentrazione nell’aria?
  • Quali sono state le informazioni erogate ai soggetti prima della raccolta del libero e consapevole consenso informato? 
  • È stata garantita la privacy? 
  • Qual era l’impegno richiesto ai soggetti? 
  • Con quale frequenza doveva avvenire il test? 
  • I soggetti ricevevano un rimborso per la loro partecipazione a questo “atto liberatorio”? 
  • Era prevista l’assicurazione per eventuali danni provocati ai soggetti o a terzi (assistenti, familiari, sperimentatori, monitor, ecc)? 

Tutte queste e altre domande che scaturiscono dalla mia vocazione alla ricerca, temo siano destinate a perdersi nella “nebbia”; invito pertanto gli sperimentatori che hanno condotto questa interessantissima ricerca a “diramarla”, fornendo la relativa documentazione, compreso il parere del Comitato Etico competente che ha approvato uno studio di siffatta valenza scientifica.

Una volta avvallata questa ricerca, come ha commentato un collega di questa testata, “invece della mascherina, ci vuole il mascher-ano”!

Altrimenti, parliamo a vanvera…

PS. Nel testo sono stati inseriti link per il doveroso approfondimento.

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