SPECIALE CORONAVIRUS

GIMBE: contagi raddoppiati e i ricoveri in terapia intensiva tornano a salire

Pubblicato oggi il monitoraggio della Fondazione GIMBE per la settimana 14-20 luglio. Si rileva un’impennata dei nuovi casi e una crescita sul fronte ospedaliero: +6% di ricoveri e +5% di terapie intensive, mentre i decessi sono ancora in calo (-27%). Riguardo la campagna vaccinale: tra gli over 60 ben 2,2 milioni non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino e 1,8 milioni sono in attesa di completare il ciclo. La Fondazione GIMBE ribadisce vantaggi e limiti del green pass e mette in guardia contro i rischi di “colorare” le regioni basandosi solo sui dati ospedalieri.

Riceviamo e condividiamo con i nostri lettori i risultati del monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE che, nella settimana 14-20 luglio 2021 rispetto alla precedente, riporta un incremento dei nuovi casi a 19.390 vs 8.989, con una variazione pari al +115,7% (figura 1), mentre i decessi si confermano ancora in calo con 76  casi vs 104 della settimana precedente (figura 2). 

Figura 1
Figura 2

Dopo più di tre mesi di decremento continuo invece, si registra un’inversione di tendenza riguardo ai casi attualmente positivi (49.310 vs 40.649), al numero di individui in isolamento domiciliare (47.951 vs 39.364), dei ricoveri ospedalieri con sintomi (1.194 vs 1.128) e dell’occupazione delle terapie intensive (165 vs 157) (figura 3). 

Figura 3

In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano queste variazioni:

  • Decessi: 76 (-26,9%)
  • Terapia intensiva: +8 (+5,1%)
  • Ricoverati con sintomi: +66 (+5,9%)
  • Isolamento domiciliare: +8.587 (+21,8%)
  • Nuovi casi: 19.390 (+115,7%)
  • Casi attualmente positivi: +8.661 (+21,3%)

Il Presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta ha dichiarato: «Sul fronte dei nuovi casi  si registra un netto incremento settimanale, verosimilmente sottostimato da un’attività di testing insufficiente e dalla mancata ripresa del tracciamento dei contatti, reso ora più difficile dall’aumento dei positivi. Nella settimana 14-20 luglio in tutte le Regioni si rileva un incremento percentuale dei nuovi casi rispetto alla precedente (tabella 1) e sono ben 51 le Province in cui negli ultimi 14 giorni si rileva un incremento settimanale dei nuovi casi superiore al 20% e che negli ultimi sette giorni registrano un valore assoluto di almeno 50 nuovi casi (tabella 2). Continuano a scendere i decessi, 76 nell’ultima settimana, con una media di 11 al giorno rispetto ai 15 della settimana precedente». 

Tabella 1. Indicatori regionali: settimana 14-20 luglio 2021
Tabella 2. Province che presentano un incremento % dei nuovi casi superiore al 20%
nelle ultime due settimane insieme ad un aumento ≥50 casi nell’ultima settimana

La Dott.ssa Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione, prosegue:  «Dopo 14 settimane di riduzione degli indicatori ospedalieri si registra un’inversione di tendenza con lieve incremento dei ricoveri in area medica e in terapia intensiva, dove l’occupazione di posti letto da parte dei pazienti COVID rimane per ora molto bassa, intorno al 2%». Tutte le Regioni registrano valori inferiori al 10% per l’area medica e al 5% per le terapie intensive: 7 le Regioni che non contano pazienti COVID in area critica. Il Direttore Operativo della Fondazione, Marco Mosti conclude: «Si conferma un ulteriore lieve incremento degli ingressi giornalieri in terapia intensiva: la media mobile a 7 giorni è di 10 ingressi/die rispetto ai 7 della settimana precedente» (figura 4).

Figura 4

Per quanto riguarda la campagna vaccinale in corso, riguardo le forniture, al 21 luglio (aggiornamento ore 6.10) sono state consegnate 66.462.630 dosi. Dopo il picco di consegne della settimana 28 giugno-4 luglio con 5.669.727 dosi, nelle due settimane successive le forniture settimanali si sono attestate intorno a 2,6 milioni di dosi (figura 5). Anche senza il mancato aggiornamento delle consegne previste (ultimo update: 23 aprile) è realistico prevedere che visto l’imminente tramonto di quelli a vettore adenovirale e il mancato superamento dei test clinici da parte di CureVac, nel terzo trimestre arriveranno solo vaccini a mRNA (figura 6).

Figura 5
Figura 6

Per quanto riguarda invece le somministrazioni, al 21 luglio (aggiornamento ore 6.10) 36.767.656 di persone, pari al 62,1% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino (+724.981 rispetto alla settimana precedente) e 28.072.581 di persone – pari al 47,4% – ha completato il ciclo vaccinale (+3.270.882 rispetto alla settimana precedente) (figura 7). Stabile nell’ultima settimana anche il numero di somministrazioni (n. 3.857.622) (figura 8), con una media mobile a 7 giorni di 549.282 inoculazioni/die (figura 9). 

Figura 7
Figura 8
Figura 9

Cartabellotta in merito ha precisato: «Il numero di somministrazioni giornaliere, stabile ormai da settimane, non decolla nonostante il potenziale organizzativo, per il mancato utilizzo dei vaccini a vettore adenovirale e la limitata disponibilità di quelli a mRNA». Da segnalare in particolare che AstraZeneca non viene più somministrato per le prime dosi, come dimostrato dal fatto che nell’ultima settimana il 99,3% delle somministrazioni sono stati richiami; le somministrazioni di Johnson & Johnson sono ormai sporadiche (nell’ultima settimana in media 3 mila al giorno); e infine, non disponiamo di un numero di dosi di vaccini a mRNA sufficiente ad ampliare la platea dei vaccinandi. 

«In questo scenario – spiega Mosti – continua a scendere la percentuale di prime dosi sul totale delle dosi somministrate: da oltre 2,9 milioni di prime dosi della settimana 7-13 giugno (74% del totale) sono precipitate a 583 mila della settimana 12-18 luglio (15% del totale), con una riduzione complessiva dell’80,3%» (figura 10).

Figura 10

Per quanto riguarda la copertura degli over 60, l’88% ha ricevuto almeno una dose di vaccino, con un incremento settimanale irrisorio a livello nazionale (+0,4%). Le differenze regionali sono nette: mentre Puglia, Umbria, Lazio, Lombardia e Toscana hanno superato il 90%, la Sicilia rimane ferma al 79%. 

In dettaglio, per fascia d’età:

  • Over 80: degli oltre 4,4 milioni, 4.098.799 (91,5%) hanno completato il ciclo vaccinale e 132.157 (2,9%) hanno ricevuto solo la prima dose (figura 11).
  • Fascia 70-79 anni: degli oltre 5,9 milioni, 4.781.739 (80,2%) hanno completato il ciclo vaccinale e 513.802 (8,6%) hanno ricevuto solo la prima dose (figura 12).
  • Fascia 60-69 anni: degli oltre 7,3 milioni, 5.061.234 (68%) hanno completato il ciclo vaccinale e 1.144.838 (15,4%) hanno ricevuto solo la prima dose (figura 13).
Figura 11
Figura 12
Figura 13

Per quanto riguarda la circolazione delle varianti, il focus è sulla variante delta. Lì, a fronte della diffusione di questa variante che si avvia a diventare prevalente, continuano a preoccupare i quasi 4 milioni di over 60 a rischio di malattia grave non coperti dalla doppia dose di vaccino (figura 14). In dettaglio: 2,15 milioni (12%) non hanno ancora ricevuto nemmeno una dose con rilevanti differenze regionali (dal 21% della Sicilia al 6,9% della Puglia) (figura 15) e 1,79 milioni (10%) sono in attesa di completare il ciclo con la seconda dose. 

Figura 14
Figura 15
Figura 16

«L’incremento delle coperture rispetto alla scorsa settimana – puntualizza la Dott.ssa Gili – è quasi esclusivamente legato al completamento di cicli vaccinali: in altri termini, continua a stagnare il numero di over 60 che ricevono la prima dose, segno di una persistente esitazione vaccinale in questa fascia di età». Peraltro, il trend di somministrazione delle prime dosi per fasce di età conferma l’appiattimento delle curve degli over 80 e delle fasce 70-79 e 60-69 e una flessione per tutte le altre classi d’età (figura 16), con notevoli differenze di copertura tra le varie classi anagrafiche (figura 17).

Figura 17

Il rapporto prosegue con un focus sul Green pass. A questo proposito, il Presidente Cartabellotta afferma che «Nell’infuocato dibattito sui possibili utilizzi del green pass in Italia annebbiato da posizioni politiche estreme, si sono registrate inaccettabili e opportunistiche distorsioni di evidenze scientifiche e dati nazionali sull’efficacia dei vaccini pubblicati dell’Istituto Superiore di Sanità e di sicurezza pubblicati dell’AIFA». 

La Fondazione GIMBE ribadisce la propria posizione sul green pass, esortando le forze politiche a non polarizzare ulteriormente gli estremi sull’utilizzo di uno strumento che:

  • In questa fase della pandemia il green pass può giocare un ruolo cruciale: è efficace nel limitare la circolazione del virus e permette il rilancio in sicurezza di alcuni settori, prevenendo il rischio di un ritorno a eventuali restrizioni.
  • Nel breve termine l’utilizzo del green pass si scontra con alcuni ostacoli che devono essere rimossi:
    • L’attuale indisponibilità di vaccini discrimina chi è in attesa della vaccinazione, anche per la mancata gratuità dei tamponi in diverse Regioni.
    • Servono strumenti e risorse per verificare sistematicamente le certificazioni nei luoghi dove sono richieste.
    • Manca una legge sull’obbligo vaccinale per chi lavora in locali e esercizi dove viene richiesto il green pass.
  • Può avere un’applicazione immediata per i grandi eventi (sportivi, musicali, fieristici, congressuali) e mezzi di trasporto (aerei, navi e treni a lunga percorrenza), eventualmente anche per cinema e teatri; ma a breve termine il suo utilizzo per ristoranti e soprattutto bar è più complesso. Risulta invece più ardua una sua implementazione per il trasporto locale ed altri servizi essenziali (es. supermercati, farmacie, etc.).
  • La ventilata ipotesi di modulare il green pass in relazione allo status vaccinale (prima dose o ciclo completo) e/o ai colori delle Regioni introduce ulteriori elementi di complessità difficili da gestire nella pratica.

Infine, il rapporto GIMBE si conclude con una considerazione sulla modifica parametri assegnazione colori Regioni: se da un lato è ragionevolmente certo che, rispetto alle ondate precedenti, l’aumentata circolazione del virus avrà un minore impatto sugli ospedali grazie alla copertura vaccinale di over 60 e fragili, dall’altro affidare un peso eccessivo (o addirittura esclusivo) agli indicatori ospedalieri per “colorare” le Regioni concretizza un “rischio non calcolato” per tre ragioni. 

  • Fa perdere di vista il monitoraggio della circolazione del virus, la cui entità ha comunque un impatto ospedaliero proporzionale alla sua diffusione.
  • È un indicatore meno tempestivo in quanto la curva delle ospedalizzazioni segue con un certo ritardo quella dei nuovi casi.
  • L’introduzione di eventuali provvedimenti restrittivi sarebbe tardiva e produrrebbe un miglioramento solo dopo alcune settimane.

«Se Governo e Regioni intendono abbandonare il parametro dei contagi – conclude Cartabellotta – servono soglie molto basse per gli indicatori ospedalieri: non oltre il 5% di occupazione da parte di pazienti COVID-19 per le terapie intensive e il 10% per i ricoveri in area medica per rimanere in zona bianca. Se invece l’intenzione è quella di innalzare tali soglie, oltre ad accettare i rischi sopra descritti, bisogna mantenere tra i parametri di monitoraggio il numero dei casi per 100.000 abitanti, aumentando l’incidenza settimanale sopra i 50 casi per conservare la zona bianca e definendo un numero standard di tamponi per 100.000 abitanti per evitare comportamenti opportunistici».

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