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Continua l’incubo maliano

Nuove notizie dal Mali, il paese africano ancora vittima dell’instabilità politica

Apprendiamo dall’agenzia France Presse di un tentativo di attentato a Assimi Goïta, presidente ad interim maliano dopo i due colpi di stato che il paese ha subito nell’ultimo anno, avvenuto oggi. Goïta si trovava nella Grande Moschea di Bamako (la Capitale) per le celebrazioni dell’Eid al-Adha. Il presidente ad interim è stato attaccato da due uomini, di cui uno armato di coltello, e portato via dalla moschea immediatamente dagli uomini della sicurezza. Non è stato chiaro da subito se fosse stato ferito o meno. Mamadou Kone, il ministro per gli affari religiosi, ha dichiarato all’AFP che “un uomo ha tentato di uccidere il Presidente con un coltello” e che era stato arrestato. Il direttore della Grande Moschea, Latus Toure, ha dichiarato che l’attentatore ha attaccato il presidente ma ha ferito una persona nelle immediate vicinanze.

Sfortunatamente il paese dello Shael sta vivendo un’epoca di profonda instabilità: ad Agosto dello scorso anno, come vi avevamo raccontato dalle colonne di infosec.news (qui e qui), Goïta assurge a leader del Comitato nazionale per la salvezza del popolo e rovescia Ibrahim Boubacar Keïta, il presidente eletto democraticamente. Dunque il 21 settembre 2020 viene nominato vicepresidente e Bah Ndaw presidente da un gruppo di 17 elettori. Il loro governo ad interim avrebbe dovuto guidare il paese per 18 mesi dopo il golpe. Sia i leader dell’M5-RFP, che un portavoce del leader politico-religioso Mahmoud Dicko, avevano espresso il loro sostegno al governo. Dopo la nomina, però, Jean-Claude Brou – Presidente della Commissione della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) – ha affermato che l’ECOWAS avrebbe revocato l’embargo contro il Mali solo se Ndaw avesse nominato un primo ministro civile, ed il 28 settembre scorso Ndaw infatti ha nominato Moctar Ouane premier.

Purtroppo però il 24 maggio 2021 Ouane e Ndaw vengono arrestati dai militari di Goïta, durante un nuovo golpe. La ribellione è cominciata poche ore dopo l’annuncio di un rimpasto del governo di transizione, che aveva escluso due militari che avevano preso parte al colpo di stato dell’agosto scorso: Sadio Camara e il colonnello Modibo Kone – titolari rispettivamente dei dicasteri di Difesa e Sicurezza. L’indomani António Guterres, il Presidente delle Nazioni Unite, ha chiesto il loro rilascio immediato. Ma in ogni caso il 26 maggio Ndaw e Ouane si dimettono e Assimi Goïta si proclama contestualmente Presidente della Repubblica. Questo secondo golpe ha portato, il 4 Giugno scorso, all’interruzione della cooperazione militare tra l’esercito del Mali e Francia e Stati Uniti che – sin dal 2004 – avevano spostato un contingente nel Sahel, insieme a Svezia, Estonia e Repubblica Ceca nell’ambito dell’Operazione Barkhane a supporto degli stati membri del G5 Sahel, per combattere il terrorismo jihadista; una piaga che affligge in particolare il nord del paese.

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