AEROSPAZIO

La corsa nello spazio e il rischio di atrofia muscolare

Accelera la ricerca su assenza di gravità e stress ossidativo

Lo spazio inizia ad essere piuttosto trafficato e sempre più persone vi metteranno piede, eppure proprio di quest’ultimo se ne perde la necessità, si fluttua ed insorge il downside forse più debilitante per chi dello spazio è un assiduo frequentatore, l’atrofia muscolare.

Un promettente studio pubblicato da Communications Biology, condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Tsukuba, sembra aver identificato i fattori alla base del mantenimento muscolare a bassa gravità, ovvero il fattore nucleare NRF2.

Se l’atrofia muscolare è un fenomeno molto comune sulla Terra, un normale processo insito anche nell’invecchiamento, nello spazio, per ragioni dovute ad uno scarso utilizzo dei muscoli in assenza di peso, non solo i muscoli si riducono di dimensioni, ma tendono anche a perdere un tipo di fibre chiamate “slow-twitch”, fibre rosse a contrazione lenta, e ad acquisirne di altre, dette “fast-twitch”, fibre bianche a contrazione rapida.

“Questa conversione da fibre muscolari a contrazione lenta a rapida è strettamente associata a un aumento dello stress ossidativo”, spiega il professor Satoru Takahashi, autore dello studio. “Pertanto, ci aspettavamo che la rimozione dei fattori che proteggono dallo stress ossidativo accelerasse l’atrofia muscolare in condizioni di microgravità”.

Per capirne di più, i ricercatori hanno eliminato il gene che codifica per NRF2, coinvolto nel controllo della risposta del corpo allo stress ossidativo, in dei topi che sono stati poi inviati sulla Stazione Spaziale Internazionale, dove hanno soggiornato per un mese. Al loro ritorno i ricercatori hanno confrontato i muscoli del polpaccio dei topi spaziali con quelli che avevano trascorso lo stesso mese sulla Terra.

“Siamo rimasti sorpresi nello scoprire che i topi senza Nrf2 non hanno più perso massa muscolare rispetto ai topi mantenuti in ambiente di microgravità”, continua il professor Takahashi. “Tuttavia, hanno mostrato un tasso significativamente accelerato di transizione del tipo di fibra da lenta a veloce”.

Oltre a questo nella composizione muscolare, c’erano anche notevoli cambiamenti nel modo in cui il tessuto muscolare utilizzava energia e sostanze nutritive. Questa modifica nel metabolismo energetico è una caratteristica comune della transizione del tipo di fibra.

“I nostri risultati suggeriscono che l’NFR2 altera la composizione dei muscoli scheletrici durante il volo spaziale regolando le risposte ossidative e metaboliche”, conclude Takahashi.

Vista la strabiliante scoperta riguardante l’NFR2, seguiranno sicuramente anni di ricerca per scovare trattamenti mirati essenziali per aiutare a prevenire i cambiamenti muscolari negli astronauti durante il volo spaziale, ma non solo…prendere di mira l’NFR2 potrebbe anche essere una strada promettente per affrontare l’atrofia muscolare in patologie come il cancro o durante il processo di invecchiamento.

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