SICUREZZA DIGITALE

Internet sta marcendo

Il digitale è un dominio nel quale è difficile preservare l’integrità di un documento: è necessario aprire un dibattito pubblico sui rischi e le opportunità offerte dalla conservazione digitale delle informazioni

La rivoluzione digitale ha senza dubbio avuto un enorme effetto sulla capacità dell’umanità di produrre, conservare, condividere informazioni in una molteplicità di formati.

Mai nessuna modalità di concretizzazione e conservazione del pensiero ha avuto un valore trasformativo così grande. Persino la stampa a caratteri mobili, che ha consentito per la prima volta di produrre molteplici copie dello stesso volume o documento in tempi rapidi, viene ridotta a fenomeno secondario dall’esplosione di Internet come contenitore di conoscenza.

Come discusso più volte, tuttavia, il digitale è anche un dominio nel quale è più difficile conservare l’integrità di un documento, ed essere certi che la copia accessibile in un certo momento sia effettivamente quella prodotta dall’autore e non sia stata manipolata o alterata in qualche modo. Un fenomeno presente senza dubbio anche nei libri scritti da amanuensi o stampati, ma in una modalità più facilmente individuabile attraverso un attento lavoro di confronto tra copie presenti in più biblioteche.

Il principio della confrontabilità è anche quello su cui è costruito il nostro intero sistema di certificazione delle informazioni: una struttura centrale mantiene la copia autentica, ed è l’unica autorità titolata a farne copie conformi. Ed anche nel caso vengano prodotte alterazioni o sostituzioni della copia originaria, si può comunque scoprirle attraverso differenti tecniche di indagine archivistica, una pratica molto ben conosciuta dagli storici.

Ma cosa succede nel caso in cui la copia originale sia digitale e venga alterata in qualche modo, per un semplice incidente al computer che la conserva, o per la malevola riscrittura da parte di attori interessati a mutarne il contenuto? A meno di non essere in possesso di copie di backup, o di avere in qualche modo marcato in maniera forte – come, ad esempio, attraverso la tecnologia blockchain – i vari passaggi di produzione, non è possibile risalire alla versione originaria.

Peggio ancora, quando il documento venga distrutto, non c’è modo di ricostruirlo, e tutte le ramificazioni di informazione che dipendevano da quell’evidenza individuale, vengono a ritrovarsi prive di fondamenta logiche. In altre parole, i documenti dipendenti vengono potenzialmente invalidati dalla sparizione di quelli precedenti, un rischio particolarmente rilevante sia in ambito culturale generale, che in quello scientifico, che persino in quello legale.

Sulla popolare piattaforma enciclopedica Wikipedia, ad esempio, questo fenomeno viene evidenziato dai bot che senza soluzione di continuità percorrono le migliaia di voci. Il principio cardine della redazione su Wikipedia è che tutto sia adeguatamente supportato da fonti terze, che vadano ad avvalorare quanto scritto nel singolo articolo. La perdita di un hyperlink, quindi, mette immediatamente in discussione questo principio, e secondo le regole richiede l’immediata rimozione delle affermazioni precedentemente supportate. Se il fenomeno si estende, si può arrivare alla cancellazione dell’intera voce.

In ambito scientifico, ormai da alcuni anni la maggior parte delle biblioteche universitarie hanno cessato di acquisire le copie stampate delle riviste del loro ambito di riferimento. Questo ha consentito loro di risolvere il problema sempre crescente degli spazi occupati dalla montante marea di carta, acquisendo in sua vece le copie digitali. Il fenomeno ha compiuto un ulteriore passo in avanti nel momento in cui anche queste ultime non sono state più acquistate, essendo sostituite dal semplice accesso: l’università paga una quota annuale alla rivista, e in cambio ottiene accesso alle copie digitali della stessa per un periodo equivalente. Va da sé che nel caso in cui succedesse qualcosa ai server della rivista, o la stessa chiudesse, tutte le informazioni andrebbero irrimediabilmente perdute.

Nel mondo legale anglosassone, infine, questo fenomeno assume particolare rilevanza. La Common Law ascrive particolare importanza al concetto di precedente, ed è noto a chiunque abbia mai visto un poliziesco americano, che nei processi vengono costantemente citate a confutazione o a carico le decisioni prese da altri giudici sull’argomento. Che cosa succederebbe – ed è un fenomeno già in corso – se per qualunque ragione i precedenti digitalizzati andassero perduti, e non fosse più possibile ottenerne una copia fisica da una biblioteca legale?

Strumenti come Internet Archive cercano ormai da anni di arginare questo tipo di rischio, conservando copie temporizzate di milioni di siti web. Esiste tuttavia la necessità di aprire un dibattito pubblico sui rischi e le opportunità offerte dalla conservazione digitale dei documenti.

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