AEROSPAZIO

Spazio vergine

E' partita oggi pomeriggio la missione del magnate Richard Branson e della sua Virgin Galactic nello spazio

Il miliardario Richard Branson è diventato ufficialmente un astronauta volando a bordo dello Unity 22, lo spazioplano realizzato dalla sua Virgin Galactic. Con lui hanno volato la Vice President of Government Affairs and Research Operations, Sirisha Bandla, il Lead Operations Engineer, Colin Bennett, ed i piloti Dave Mackay e Michael Masucci.

Con questo volo Branson stabilisce ufficialmente il record di primo magnate a superare con un veicolo autocostruito la linea di Karman, il confine convenzionale posto a 80 km di altitudine, e che segna il limite tra le forze fluidodinamiche e quelle di meccanica orbitale come responsabili del moto di un veicolo spaziale. In questo, supera sicuramente gli sforzi di Elon Musk e della sua SpaceX, che però ha ben altri obiettivi; e di una sola settimana il volo di Jeff Bezos, patron di Amazon, a bordo della capsula Blue Origin.

Il volo di Bezos, comunque, si annuncia anch’esso pregno di significato e di interesse, soprattutto per la presenza di Wally Fox, l’ottantaduenne pilota sperimentale che pur partecipando alle selezioni del programma Mercury, non riuscì mai a volare nello spazio. La Fox aveva in realtà superato tutti i test qualificanti al volo, classificandosi al primo posto della classe di astronaute che fu selezionata in risposta al volo della cosmonauta russa Valentina Tereskova. Ragioni politiche e culturali dell’epoca, tuttavia, fecero in modo che restasse a terra – una scelta che oggi potrà essere compensata – anche se con qualche decennio di ritardo.

La missione di Branson dà certamente il via ad una gara tra multimilionari verso lo spazio, che vede già comparire i primi colpi incrociati a suon di record e di dichiarazioni stampa. Da un punto di vista oggettivo, Musk è anni luce davanti agli altri, ormai proiettato verso la riconquista della Luna e la grande avventura di Marte. Dal canto suo, Bezos ha cercato di sminuire il volo di Branson, dichiarando che in realtà lo Unity 22 è un aereo a razzo e non una vera e propria astronave.

Da un punto di vista concettuale, tuttavia, l’astronave di Branson ha tutte le carte in regola per essere considerata tale. Pilotata completamente a mano, caratterizzata da una configurazione a geometria variabile che consente la rotazione sull’asse verticale delle ali rispetto al corpo, la Unity si caratterizza anche per non avere scudo termico. Il suo lancio, avvenuto per separazione da un aereo madre – come i primi voli sperimentali supersonici degli anni 50 – ha seguito una traiettoria praticamente verticale, senza l’assunzione di velocità superiori ai 27.500 km/h. A tali velocità, infatti, le forze di attrito generate dal contatto con l’atmosfera rendono le temperature di rientro molto superiori a quelle sopportate da Unity, con conseguente necessità di uno scudo termico.

Il volo di Unity 22 è anche un modo per ricordare la perdita del pilota di Virgin Galactic, Mike Alsbury, morto nel 2014 durante un volo di collaudo. Per un errore di procedura, sbloccò le ali in una condizione di inviluppo di volo incompatibile con i limiti strutturali della cellula, che andò in pezzi, l’altro pilota riuscì a salvarsi grazie al paracadute balistico.

La corsa allo spazio accelera sempre di più, grazie al coraggio e alla visione di uomini che hanno deciso di impiegare le proprie sostanze non alla ricerca di lussi effimeri, ma per il progresso dell’umanità, e non possiamo che esserne lieti.

P.S: Branson ha cominciato la giornata con Elon Musk, definendolo “un amico”, a differenza dell’attrito che vige con Jeff Bezos (attrito che esiste anche tra quest’ultimo e Musk).


Articolo scritto in collaborazione con Roberto Preatoni.

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