CAMPANELLO DI ALLARME

Sapete che una “fabbrica” di bitcoin ha trasformato un lago in una pentola bollente?

Le acque del “Seneca Lake” usate per raffreddare i computer arrivano ormai a oltre 38 gradi

Ci si riempie la bocca di “sostenibilità”, dalla mobilità alla finanza, ma a parte l’impressionante volume di chiacchiere si fa davvero poco. A cominciare dalla buona informazione.

Chi parla di evoluzione dei sistemi di pagamento e guarda con ammirazione lo scenario delle cryptovalute e delle monete digitali, difficilmente illustra quale sia il vero impatto della corsa a “scavare” nelle miniere virtuali con grandi computer dalla incredibile capacità di calcolo.

Chi pensa che il “mining”, ovvero l’attività che porta a produrre nuovi bitcoin o altri “soldi” simili, sia meno “venefica” delle trivellazioni petrolifere o delle estrazioni minerarie, si sbaglia o almeno si guarda bene dal raccontare le controindicazioni ambientali dei ciclopici centri di elaborazione dati cui è affidata la generazione delle valute cibernetiche.

A breve distanza da New York, il più esteso dei Finger Lakes (Seneca il suo nome) ha smesso di essere l’amena meta di chi era abituato a servirsi di piccole imbarcazioni, a pescare, a nuotare o semplicemente a godersi quel piccolo Paradiso per un piacevole pic-nic.

Un impianto con circa ottomila computer, impegnati 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 in operazioni di mining, sfrutta le acque del lago per raffreddare gli apparati che hanno necessità di “lavorare” a temperature contenute a dispetto del calore sviluppato da processori e circuiti elettronici sottoposti a considerevole stress.

A Greenidge, ma non solo lì e quindi ovunque ci siano CED con quella finalità, i computer producono moneta “virtuale”, ma bruciano una incredibile quantità di energia reale e producono inquinamento reale.

L’Università di Cambridge ha dimostrato che i “minatori” di bitcoin complessivamente in un anno utilizzano più energia di quanto ne venga consumata in Cile nel medesimo arco temporale. Quell’energia (e lo stesso discorso andrebbe fatto a chi parla con disinvolta serenità di auto elettriche a impatto zero) viene prodotta da combustibili fossili che a loro volta sono l’origine di incredibili emissioni di carbonio.

Ma torniamo al lago e proviamo ad immaginare cosa potrebbe succedere in un analogo bacino d’acqua dalle nostre parti.

Mentre tutti si dicono pronti ad assumersi le proprie responsabilità per proteggere l’ambiente, per sostenere seriamente le comunità locali e per garantire il massimo impegno a vantaggio di tutti (soddisfacendo poi solo i propri interessi economici e finanziari), si va incontro ad uno spettrale orizzonte con pesci che lottano per non finire bolliti ancor prima di arrivare in una pentola e con alghe entusiaste per le temperature che ne favoriscono l’eutrofico sviluppo.

Potrebbe essere un’idea (e pretenderò royalties in proposito…) collocare certi impianti tecnologici in prossimità di strutture termali (in cui spesso l’acqua viene riscaldata perché disponibile in natura con gradi insufficienti a soddisfare la clientela), ma forse è preferibile non risolvere in maniera eccessivamente semplicistica il problema.

Nemmeno le elargizioni agli Enti Locali (ne sanno qualcosa gli abitanti delle aree in cui sono state installate centrali che hanno deturpato la zone e rovinato la salute a chi ci abitava) sono l’obiettivo cui aspirare.

Sforziamoci di pensare a un domani senza necessità di indennizzi e risarcimenti che consolano solo il portafogli. Cerchiamo di rispettare il senso etimologico della parola “sostenibilità” che – dinanzi a questa evoluzione del Pianeta – suona spesso come blasfema.

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