TECNOLOGIE & SALUTE

Metti un petrolchimico dietro casa

Nonostante i disastri ambientali verificatisi negli anni, le multinazionali Q8 ed Edison chiedono di installare un deposito di gas naturale liquido a Napoli in pieno centro urbano, proprio dove nel 1985 si verificò un gravissimo incidente a causa di un altro insediamento industriale

Più volte su queste pagine ci siamo occupati di problematiche ambientali, come missione civile. Non perché legati ad una particolare ideologia politica – anzi consideriamo ogni eventuale strumentalizzazione in tal senso dannosa – ma perché un ambiente sano è uno dei requisiti di base della nostra esistenza, tanto da essere annoverato tra i sei determinanti della salute dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

La politica ambientale in Italia è sempre stata un oggetto misterioso fino a pochi decenni fa. Un po’ per crassa ignoranza, dato che fino a tempi relativamente recenti si riteneva che esso avesse una capacità indefinita di assorbire i sottoprodotti delle attività umane. Un po’ perché per lungo tempo, specialmente in contesti a forte carenza di lavoro, gli eventuali danni ambientali venivano considerati come accettabili a prescindere, a fronte della parziale risoluzione di un’emergenza sociale.

È secondo questa logica che nel tempo si sono creati mostri come l’Italsider di Bagnoli, che alcuni decenni dopo il suo smantellamento ancora avvelena con i suoi residui una delle zone di costa più belle d’Italia. O la vergogna dell’ILVA di Taranto, la quale, grazie a un balletto indecoroso che dura da altrettanti decenni, continua ad avvelenare la città in nome degli interessi economici di pochi. Si sono deturpate zone di costa meravigliose, installando complessi petrolchimici come quello di Genova; oppure piantando nel cuore di una città di milioni di abitanti una raffineria e deposito di carburanti come quello di Napoli Gianturco.

Se qualcuno avesse qualche dubbio sul fatto che installare un petrolchimico in mezzo ad una città sia un’idea stupida, basterà ricordare un episodio. Nella notte sul 21 dicembre 1985, venticinque serbatoi del deposito AGIP di Napoli, siti nel quartiere Vigliena, esplosero, causando cinque vittime dirette, ed un numero enorme di intossicati dalla densa nube di fumo nero che imperversò sulla città e le zone limitrofe per una settimana. Il deposito si trovava infatti in mezzo ad un’area abitata da oltre un milione di abitanti, compresa tra il centro di Napoli e i paesi vesuviani.

Fu il più grave disastro ambientale mai avvenuto nella zona, ed ebbe una coda lunga infinita, che si protrae fino ai nostri giorni. Dopo circa trent’anni, la bonifica non è mai avvenuta, e le falde acquifere risultano tuttora contaminate da piombo, arsenico, mercurio e benzene.

Quel lontano incidente, ancora vivo nella memoria degli abitanti della zona, dovrebbe aver ammonito in maniera definitiva circa i rischi che si corrono quando si decide di installare un insediamento industriale pesante in una zona densamente abitata. Nel caso dell’ILVA di Bagnoli e del deposito AGIP di Gianturco si potrebbe forse invocare che all’epoca del loro insediamento essi si trovavano in zone extraurbane e relativamente poco popolate. Ma come si potrebbe mai giustificare un nuovo insediamento oggi, quando la città ha inglobato la zona e diverse centinaia di migliaia di persone vivono nel raggio d’azione di un possibile incidente futuro?

Eppure, le multinazionali Q8 ed Edison hanno fatto richiesta di installare proprio nel quartiere Vigliena un deposito di GNL (gas naturale liquido). A fronte dei documenti di protesta dei cittadini e delle parti sociali, il 2 luglio scorso hanno presentato una serie di controdeduzioni che confermano la volontà di eseguire l’opera.

Il tentativo di eseguire a Vigliena l’opera, andando quindi non solo a non eseguire l’opera di bonifica prevista a seguito del disastro del 1985; ma ad aggravare il carico ambientale in un contesto urbanistico già duramente provato; segue il fallimento di collocare altrove l’ecomostro. Già nel 2017 si era infatti provato a costruire il deposito nell’ambito del porto di Genova, e quindi a rilocalizzarlo a Vado Ligure. Ancora nel dicembre del 2020 il sindaco di Vado Ligure Monica Giuliano si era duramente pronunciato a sfavore della costruzione, sulla base dell’alto rischio di incidente associato a tali installazioni.

Per comprendere quale siano le possibili conseguenze di un incidente in ambiente urbano, valgano solamente due esempi recenti. Nel 2004 una condotta di trasporto di gas naturale esplose nel porto di Zeebrugge in Belgio, a seguito di un danneggiamento accidentale, causando almeno 23 morti. Nel 2006 in Nigeria un’altra condotta è esplosa, uccidendo 260 persone; e ancora nel marzo del 2020 l’esplosione di un’altra condotta nella capitale Lagos ha ucciso una trentina di persone e devastato cinquanta edifici.

Photo credits: New York Times

In conclusione, la nostra opinione è che la paventata costruzione di un deposito di GNL in pieno centro urbano a Vigliena sia una criminale follia, e che le autorità ed i rappresentanti politici delle comunità interessate debbano scongiurare questo rischio. Dal canto nostro, abbiamo appena acceso un enorme riflettore a illuminare la scena, e non abbiamo intenzione di spegnerlo.

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