CAMPANELLO DI ALLARME

La follia di far aprire un negozio virtuale ad un bambino

Visto il successo di “Shopify” qualcuno ha pensato di farne una versione “for kids”

Chi si preoccupa per la frequentazione di Internet da parte dei bimbi, si prepari all’arrivo di “Mighty” ovvero della piattaforma di e-commerce in cui saranno giovanissimi ragazzini a gestire le proprie vetrine sul web.

Sta per accadere un evento rivoluzionario perché “Mighty” è pronta ad invitare i bambini più piccoli ad aprire un negozio e a trasformarsi in minuscoli imprenditori.

Il cinismo imperante infrange il residuo velo di innocenza dei piccini, indirizzandoli non verso la solidarietà e l’amicizia ma piuttosto verso opportunità di guadagno. A capeggiare questa “crociata” Ben Goldhirsh e Dana Mauriello (giusto per sapere con chi prendersela nel caso in cui si dovesse beccare il proprio figliolo che con fare misterioso confabula con un commercialista…), il primo dei quali ha voluto cimentarsi in questa avventura perché temeva che le sue due figlie, che frequentano una piccola scuola con solo sei alunni, potessero rimanere indietro rispetto ai loro coetanei…

Il tizio, che aveva pensato di far fare compiti a casa alle ragazzine utilizzando una piattaforma di e-learning, si è sentito dire dalle giovanissime che la scuola ormai era finita e avevano ben altro in testa.

L’arguto Ben ha così incoraggiato le bimbe a vendere online i braccialetti che stavano facendo e subito ha immaginato di insegnare loro matematica spiegando il capitale iniziale necessario per una attività di impresa, facendo compilare un abbozzo di piano aziendale e illustrando il funzionamento delle attività di marketing.

Ben Goldhirsh, animato più dal profitto che dalle intenzioni educative, ha riconosciuto una certa attitudine nelle figliole e ha subito pensato di creare una start-up destinata a diventare la “casa” di tremila “business-child”, non uomini o donne d’affari ma una generazione di baby-commercianti.

E’ nata così la piattaforma “Mighty” dove i bambini invece di giocare imparano i trucchi di chi vuol fare soldi, cominciano ad esser spietati pur di imporsi sul mercato, animano le loro giornate in una competizione come quella che i genitori vivono quotidianamente.

Dopo anni di sfruttamento del lavoro minorile, arrivano i bimbi che saranno peggio di chi li ha cresciuti ed “educati”.

La discutibile iniziativa ha naturalmente trovato interesse da parte delle società finanziarie (sempre caratterizzate da spirito umanitario) e subito “Mighty” ha potuto approfittare di sei milioni e mezzo di dollari messi sul tavolo da Animo Ventures, con la partecipazione di Maveron, Humbition, Sesame Workshop, Collaborative Fund e NaHCO3.

Goldhirsh – ricordando i fumetti di Charlie Brown ed amici – paragona questo genere di attività a un “banchetto di limonate del 21° secolo”, confida in una grande adesione dispiacendosi che i bambini preferiscano passatempi diversi dal “fare soldi” ma è certo di una loro progressiva conversione grazie alla continua presenza online dei minorenni.

I ragazzini – secondo l’irriducibile Ben – dovranno poter vendere i loro prodotti oppure mettere a disposizione i loro servizi (ad esempio fare piccoli lavori di giardinaggio) così da appassionarsi al guadagno.

Fermiamoci qui, sul ciglio del baratro.

Se vostro figlio vi chiede in regalo un registratore di cassa o la vostra bambina per il prossimo Natale vorrebbe in dono un POS, iniziate a preoccuparvi.

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