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Lavoro sicuro? Sì a € 2.65 l’ora

C’è ancora chi parla di contratti di collaborazione? Ecco la nuova schiavitù

L’annuncio è di un sito specializzato nell’intermediazione tra domanda ed offerta di lavoro per babysitter. Chi lo ha scritto abita a Napoli e ha bisogno di una tata per la sua piccola figliola. L’avviso pubblicato da questa signora, che chiameremo Marta con un nome di fantasia, ha del raccapricciante e offre uno spaccato vero e concreto della situazione del mercato del lavoro in Italia.

Importanti testate giornalistiche, sulla scia della campagna mediatica di odio che ha coinvolto i percettori del reddito di cittadinanza, hanno recentemente prodotto lodevoli inchieste sulle proposte di lavoro per gli stagionali. Purtroppo il lavoro sottopagato, talvolta riportato nelle statistiche come lavoro povero, non è un fenomeno che riguarda la sola stagione estiva ma è una triste normalità.

L’annuncio della sig.ra Marta è l’esempio lampante di questa normalità distorta, con la dignità del lavoratore calpestata alla faccia di tutti i fiumi di parole che i nostri amministratori riversano nei testi di legge. Viene offerto in particolare un lavoro part-time di 5.5 ore al giorno dal lunedì al sabato con una retribuzione mensile di 350€, senza specificare se questa sia da intendere lorda o netta. Diamo pure per buono che si tratti della retribuzione netta e spalmiamola sulle circa 132 ore settimanali richieste (si considera ogni mese come se costituito da 4 settimane). Risultato? 2.65€ l’ora.

Chi si sentirebbe di giudicare un lavoratore che decida di rifiutare un simile sfruttamento e, nell’attesa di migliori proposte, percepire il reddito di cittadinanza? Ma soprattutto, visto che nessun contratto può prevedere una contribuzione oraria così bassa, non è che la signora sta proponendo una collaborazione in nero?

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