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Un ingegnere aveva presagito nel 2018 il crollo del palazzo di Miami

Frank Morabito aveva segnalato gravi danni strutturali, crepe e sgretolamenti: il suo report sollecitava interventi tempestivi…

L’incredibile crollo del complesso condominiale Champlain Towers South? C’era da aspettarselo.

L’edificio di 13 piani le cui macerie hanno seppellito centinaia di persone doveva essere sottoposto ad interventi di riparazione e ripristino di entità significativa ma il progetto multimilionario non è mai stato avviato. Due anni e mezzo dopo la constatazione tecnica della criticità della situazione il palazzo si è letteralmente sbriciolato “mangiandosi” chi vi risiedeva e in quel momento stava pacificamente dormendo.

Dal 13 novembre 2018 il rapporto è rimasto in un cassetto di qualche funzionario del dipartimento edilizio cittadino e oggi Charles W. Burkett, sindaco di Surfside poco distante da Miami, non riesce a dare risposte sull’accaduto.

Il disfacimento dell’immobile è forse da imputare a persistenti perdite di acqua e all’azione corrosiva dell’aria salmastra che flagella la costa meridionale della Florida.

Il vertice dell’amministrazione della Contea di Miami-Dade ha annunciato un audit di 30 giorni su tutti le costruzioni realizzate da oltre quarant’anni e ha invitato le singole città ad avviare analoghe procedure di controllo all’interno dei rispettivi territori.

Così come noi saremmo curiosi di capire davvero come tre anni fa ha potuto verificarsi la tragedia del Ponte Morandi e di sapere cosa si aspetta a punire in maniera esemplare chi ne ha a diverso titolo le responsabilità, i familiari di chi abitava nelle 136 unità abitative vorrebbero conoscere cosa fosse stato scritto dall’ingegner Morabito nella sua relazione non presa in considerazione.

Pare che l’assemblea condominiale del palazzo polverizzatosi non fosse mai stata avvertita di un così grave rischio per la sicurezza delle cose e soprattutto delle persone. Qualcuno spiega che i residenti erano al corrente di lavori significativi che avrebbero comportato un esborso oneroso che oscillava tra gli 80 mila e i 200 mila dollari per appartamento.

Sembra che la Champlain Towers South Condominium Association avesse stipulato una linea di credito per 12 milioni di dollari per far fronte alle riparazioni necessarie e che i preventivi fossero in corso di valutazione. Ci sarebbero 84 pagine di schemi dettagliati e piani di intevento: sono carte datate due mesi fa….

Emerge che da quasi tre anni si sapeva che l’impermeabilizzazione sotto il ponte della piscina e il viale d’ingresso non funzionava e determinava il progressivo ammaloramento della soletta strutturale in cemento su cui poggiava l’intera costruzione. Per un grave errore progettuale il piano in calcestruzzo era piatto e la mancata inclinazione non consentiva il deflusso dell’acqua. La base dell’edificio era palesemente stressata dalle infiltrazioni come anche una persona inesperta poteva rilevare nel vedere in garage le condizioni disastrose di pilastri, colonne, travi e pareti in cemento.

Il consueto preoccuparsi che caratterizza il “dopo” (mai che accada “prima”) ha portato a scoprire che rilevazioni satellitari avevano notato cedimenti nel terreno di quell’area già negli anni novanta.

La costruzione, ultimata nel 1979, appartiene a quella fase storica in cui la Florida attirava come una calamita non solo i turisti ma anche americani che volevano stabilirsi in una sorta di paradiso dal clima ineguagliabile.

Le speculazioni edilizie di quel periodo mostrano ora le crepe cui erano destinate e, mentre le ricerche di eventuali sopravvissuti alle Champlain Towers continuano affannosamente, ci si chiede se chi ha tratto biecamente profitto risponderà mai delle proprie malefatte. Genova docet.

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