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Garante Privacy: no a regionalismi su Green Pass

La regolazione circa l’impiego e l’applicazione deve essere uniforme su tutto il territorio italiano e dunque va definita una base normativa omogenea a livello nazionale

Il Garante Privacy torna a parlare di Green Pass, confermando che la volontà dell’Authority è quella di coniugare esigenze individuali e collettive, e non di contrastare uno strumento la cui importanza è ampiamente riconosciuta. Ciò che ha ricordato il Garante è stato che all’esito del controllo occorre rispettare il principio di minimizzazione, e per la funzionalità dello strumento è sufficiente che si dia un “via libera” o meno, comunicando solo la validità della certificazione verde che è l’unico dato significativo (e necessario) in caso di controlli.

Viene però ricordato che la regolazione circa l’impiego e l’applicazione deve essere uniforme su tutto il territorio italiano, e dunque va definita una base normativa omogenea a livello nazionale. Il rischio, altrimenti, è la violazione del principio di parità di trattamento con disparità collegate per lo più ad iniziative locali che possono comportare disuguaglianze. Per tale motivo le regioni devono astenersi, coerentemente con le indicazioni già fornite dallo stesso Garante, da interventi che vadano a creare differenziazioni e, di fatto, la creazione di ulteriori passaporti.

Insomma: il richiamo all’intervento centrale dello Stato è la luna, ma i negazionisti della privacy ancora guardano il dito di una norma che probabilmente o non sanno o non vogliono comprendere.


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