UN MESSAGGIO IN BOTTIGLIA

Lo sparo a via Marsala e l’appuntato Caputo

Il messaggio in bottiglia arriva da Francesco D'Agostino, generale dei Carabinieri ora in congedo, per anni speaker delle celebrazioni per la Festa dell'Arma e da sempre una delle voci più autorevoli delle Forze di Polizia, ammirato da tutti senza distinzioni di grado o di colore della divisa.

Scrivo malvolentieri di Sicurezza essendo, per titoli ed esperienza, esperto della materia; ma non è certo questa la stagione degli esperti.  

Ho vissuto per anni all’estero e ho lavorato con le polizie di cinquanta paesi; ma non è certo questa la stagione dei “curricula”; diciamo che mi prendo una licenza attratto dall’idea di irritare le molte professionalità nate per partogenesi dall’illusione diffusa di assumere i propri convincimenti e le proprie percezioni come parametri della Nuova Scienza. 

Veniamo al fatto: l’arresto dell’esagitato armato di coltello in via Marsala. E’ virale. 

E’ sempre colpa dello Scirocco. Così diceva il mio vecchio appuntato Caputo quando relazionava sul solito matto che, coltello alla mano, minacciava la solita strage, solitamente ineseguita: una volta una sedia di ferro del bar; un’altra una vanga a portata di mano (esperienze personali); mille altre modalità per neutralizzare l’irritato interlocutore;  tutte, queste modalità, inserite in una reale casistica. Senza sparare. 

Mai sparato un colpo, Caputo.  

Mica si spara così, in mezzo alla gente, dice bonario. 

Da sempre, in tutte le giornate di Scirocco, un appuntato Caputo si arrangia come può e riduce a miti consigli un pazzo scatenato. 

Mai davvero sparato un colpo, Caputo, manco con la Tramontana. 

In via Marsala gli appuntati erano tanti ed uno di loro ha deciso di sparare. Credo che lo abbia fatto in piena legittimità e credo pure che non subirà conseguenze di sorta salvo le noie burocratiche di “routine”. Non ci sono stati morti, il violento aggressore è stato neutralizzato e nessun altro ha riportato danni. Bene: questa volta è andata bene. 

Il pericolo c’era: l’arma è stata usata nel pieno rispetto delle norme però è bene che sia “raffinato” il criterio di proporzionalità secondo valutazioni che tengano conto di più fattori uno dei quali emerge su tutti: come un marchio. 

In Italia gli agenti non uccidono e, forse anche grazie a questo, vengono uccisi solo in rare occasioni a differenza di quanto accade all’estero. Sparano anche poco i nostri tutori dell’ordine perché non è nello stile italiano quello di ricorrere alle armi. Questo grande pregio fa la differenza. 

Questione di addestramento: soprattutto addestramento al rispetto della vita e dell’incolumità delle persone; siano esse delinquenti o ignari passanti. 

Quei poliziotti, in via Marsala, hanno agito legittimamente, ma hanno messo a repentaglio l’incolumità dei passanti: le pallottole rimbalzano. 

Cosa c’è di male nel preferire le caserecce soluzioni dell’appuntato Caputo? All’estero ci invidiano sia il suo addestramento che la sua professionalità perché chi ne capisce bada ai numeri. 

L’Italia è probabilmente il paese col più basso numero di omicidi al mondo: poco più di 270 vittime in un anno: 0,53/100mila abitanti. 

Negli Stati Uniti le vittime sono state 14mila, di cui 1800 ragazzi: 5,3/100mila abitanti, 10 volte di più. Ovviamente non teniamo conto dei 30mila morti per incidenti con le armi da fuoco. Praticamente una carneficina. 

La polizia americana uccide circa 1.200 persone all’anno, in gran parte persone di colore. In Italia non esiste il fenomeno. 

Posso chiudere qui il mio ragionamento orgoglioso di aver fatto parte di una Istituzione dello Stato dove è l’appuntato Caputo, con il suo speciale addestramento e con la sua umanità, ad indicare la via maestra dell’ordine e della pubblica sicurezza. Agli appuntati Caputo di tutte le istituzioni vada, quindi, il mio abbraccio. Affettuoso e deferente. 

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