TRASPORTI & MOBILITA'

Serve un taxi? Basta una app, ma non ci sarà nessun tassista a bordo

Il grande fermento cinese tra le aziende che si occupano di auto senza guidatore per la realizzazione di robotaxi

L’alter ego di Google in Cina, Baidu, dal 2 maggio ha terminato la sperimentazione dei suoi taxi a guida autonoma e ha dato il via libera alle corse commerciali.  Il gigante cinese, tra le principali società di intelligenza artificiale e gestore del secondo motore di ricerca al mondo, dall’inizio del servizio ha già trasportato con i suoi veicoli oltre 210mila passeggeri percorrendo circa 5.5 milioni di Km, dando il via a una rivoluzione del mondo dei trasporti.

La sperimentazione, partita a febbraio con 40 veicoli nella città di Guangzhou, è stata effettuata senza driver di sicurezza, con la sola presenza di un supervisore umano -senza reali possibilità di intervento- sul sedile passeggero anteriore per mettere a proprio agio il cliente di turno. Sembrava essere solo un provvedimento temporaneo, ma dall’azienda hanno fatto sapere che fino a nuovo ordine il supervisore umano continuerà ad essere presente.

Il servizio ha avuto enorme successo grazie alla sua semplicità di utilizzo. I passeggeri che ne vogliano usufruire -necessariamente di età compresa tra i 18 e i 60 anni- dopo aver prenotato la corsa, all’arrivo del taxi possono sbloccare la porta con l’app e dare il via al viaggio con un semplice click. Dopo aver verificato che le porte siano chiuse, e che il passeggero abbia allacciato le cinture di sicurezza, il robotaxi può finalmente partire. Apollo Go, il nome scelto dall’azienda, richiede un costo per viaggio di 30 yuan -ovvero 5 dollari- ma è intenzione dei manager di creare un ticket unico che consenta ai turisti di visitare i monumenti delle città e di spostarsi.

Baidu è la prima azienda cinese ad aver ottenuto la certificazione di livello quattro per i software installati a bordo dei robotaxi ma il loro ambito di applicabilità resta limitato, ciò significa che i taxi possono operare solo in luoghi specifici in cui siano state approvate norme ad hoc. La legislazione non sembra in ogni caso essere un problema, visti i 3mila robotaxi previsti nei prossimi tre anni in 30 città cinesi.

L’attenzione per i taxi a guida autonoma è tale da far ritenere che ben presto Baidu ApolloGo troverà l’agguerrita concorrenza di altri importanti soggetti economici. A Pechino, ad esempio, sarà a breve in competizione con Pony.ai, una start-up per la guida autonoma in gran parte finanziata dalla società automobilistica giapponese Toyota. Anche AutoX, supportata da Alibaba, preannuncia battaglia su questo fronte con le corse a pagamento per i cittadini di Shenzehen partite all’inizio di quest’anno. WeRide, La startup cinese di guida autonoma sostenuta da Nissan, ha invece appena iniziato a testare veicoli senza conducente nel Paese.

La tendenza è dunque ben delineata e comporterà la perdita del posto di lavoro per tanti tassisti nel medio periodo, non solo in Cina. Negli Stati Uniti le su citate società cinesi, e alcune altre americane, stanno operando nella medesima direzione e tutto fa presagire che questo modello di business potrà essere esportato -certamente con più lentezza- anche in Europa.

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