GUERRA DELL'INFORMAZIONE

Analisi della debolezza della cyber-propaganda USA alla soglia del vertice Biden-Putin

Le domande poste al presidente russo durante l’intervista di NBC News manifestano degli evidenti controsensi.

Alla vigilia del vertice G7 l’emittente NBC News è riuscita a ottenere una lunga intervista della durata di ben un’ora e mezzo con il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, visibile a questo link.

Nello svolgimento di tale intervista, condotta (male) dall’anchorman inglese Keir Simmons, sono stati sviscerati diversi argomenti, alcuni dei quali di diretto interesse di questa testata in quanto legati a temi di sicurezza nazionale, anche se riferibili all’Italia solo di riflesso in qualità di membro della Nato.

In particolare a Putin sono state poste due domande rappresentanti alcuni degli attuali temi che la comunicazione statunitense utilizza ricorrentemente per rappresentare attraverso i suoi media la pericolosità del nemico d’oltreoceano agli occhi degli alleati e del suo stesso elettorato.

A chi scrive non sfugge però l’evidente controsenso che appare non appena si analizzano lucidamente le questioni rappresentate dai quesiti in essere.

La prima domanda posta a Putin era relativa al gossip secondo il quale la Russia si starebbe accingendo a fornire tecnologia militare all’Iran per la messa in orbita di satelliti spia, al fine di controllare lo spostamento delle truppe americane.

Il controsenso di tale domanda appare immediatamente quando si analizza la convenienza della Russia nell’effettuare apertamente una mossa del genere che otterrebbe il risultato di inasprire ulteriormente le relazioni con i paesi del blocco Nato.

Sarebbe una mossa non solo politicamente pericolosa, ma che abbasserebbe la leva che la Russia può esercitare sull’Iran perchè lo renderebbe indipendente da essa nell’eventuale raccolta di immagini satellitari ai fini dell’intelligence militare.

Poiché la Russia possiede già satelliti spia in grado di seguire gli spostamenti delle truppe statunitensi, sarebbe più conveniente per Putin fornire all’Iran tali immagini a richiesta, mantenendo nel tempo sia il vantaggio politico nei suoi confronti che il controllo di parte delle operazioni di spionaggio iraniane.

La vendita di questo ipotetico satellite spia non avrebbe nemmeno un senso economico se paragonato alle problematiche derivanti dalla sua eventuale vendita: con un budget annuale stimato nell’ordine dei 248 miliardi di dollari di incassi, per la Federazione Russa la vendita di un satellite spia rappresenterebbe una goccia nel mare  se si pensa che un satellite spia mediamente può arrivare a costare solo 400 milioni di dollari, tra costruzione e lancio.

La seconda domanda scomoda posta a Putin era collegata alla recente narrativa contro i famigerati hacker russi. La posizione statunitense è che oltre ad aver violato infrastrutture statali e aver presumibilmente tentato di influenzare le elezioni americane, essi avrebbero messo sotto scacco diverse aziende ed organizzazioni americane con attacchi di ransomware, sempre sotto la direzione di Putin.

Considerazioni sulla cronica mancata fornitura di prove a parte, è evidente che anche in questo caso l’accusa è difficilmente sostenibile: per quale motivo l’amministrazione russa preferirebbe incassare pochi milioni di dollari ottenuti con il riscatto dei sistemi violati con il ransomware, quando il costo politico di tale mossa sarebbe immensamente più elevato e quando la logica imporrebbe che la più grande convenienza sarebbe quella dell’eventuale vantaggio militare ottenuto attraverso la silente violazione informatica di infrastrutture critiche, per poterle eventualmente bloccare in caso di conflitto?

Questi due temi verranno certamente affrontati insieme ad altri durante l’odierno summit Biden-Putin, del quale però ci sarà dato sapere poco o nulla poichè l’amministrazione americana si è rifiutata di convocare una conferenza stampa congiunta post incontro, forse perché timorosa di una possibile figuraccia del presidente Biden, che ultimamente è apparso assente, smemorato e molto propenso a gaffe politiche di peso sostanziale.

E Putin, da volpone lucido quale indubbiamente è, non si è risparmiato in commenti ironici, dicendo nell’intervista che “probabilmente Biden ha buona memoria”.

Per concludere, sempre collegandosi alle presunte scorribande degli hacker russi, vale la pena di fare una considerazione in merito al divario tra la comunicazione ufficiale USA ed il sentimento della sua popolazione che traspare leggendo i commenti in calce al video postato sul canale ufficiale Youtube di NBC news: praticamente tutti a favore di Putin, tant’è che ad un certo punto l’emittente si è trovata, in evidente imbarazzo, costretta a disabilitare l’aggiunta di nuovi commenti all’intervista.

Si potrebbe obiettare che gli hacker russi siano intervenuti anche questa volta postando dei commenti con dei finti account, ma in questo caso essi non avrebbero avuto modo di cancellare eventuali commenti pro-Biden che invece risultano quasi del tutto assenti.

Al lettore non rimane quindi che effettuare in merito le proprie considerazioni.

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