CAMPANELLO DI ALLARME

Inception e il marketing dei sogni

La capacità cognitiva che gli individui mantengono durante la fase REM, se applicata al marketing, può condurre a scenari inquietanti

La fantascienza degli ultimi due decenni ha spesso esplorato il rapporto tra realtà oggettiva e percepita, disegnando linee di inquietudine nelle coscienze degli appassionati del genere. 

Uno dei film più noti di questo genere è l’iconico Matrix del 1999, in cui l’intero genere umano è assoggettato inconsapevolmente alle macchine. I corpi vengono sfruttati fino all’esaurimento come fonte di energia, e la mente viene tenuta occupata attraverso la presentazione di una realtà virtuale che ha la stessa consistenza di quella effettiva. I sensi vengono guidati in un’esperienza lunga quanto un’intera vita, e solo pochi ribelli riescono a uscirne per tentare di aprire gli occhi al resto degli uomini.

Un alto straordinario film, che porta il suddetto rapporto ad un livello più profondo, è Inception del 2010, in cui l’azione si svolge non nell’ambito di un incubo cibernetico, ma nella più viva e familiare area dei sogni. Professionisti in possesso di un misto di tecnologie informatiche e biochimiche riescono ad infiltrare le menti di inconsapevoli soggetti dormienti, per carpire informazioni dalla loro mente o innestare delle convinzioni.

Nella finzione cinematografica, i protagonisti riescono a creare diversi livelli di sogno, in cui un individuo dormiente sogna una realtà in cui sta sognando di sognare di fare qualcosa. Un meccanismo di scatole cinesi a tre livelli, nell’ultimo dei quali è possibile agire sul subcosciente per introdurre stimoli che spingano, una volta svegli nel mondo reale, a prendere determinate decisioni; o consentano di estrarre ricordi o fatti per farne uso in un secondo momento.

Anche se non con il livello di profondità della narrazione fantascientifica, solo undici anni dopo cominciamo a vedere i segni dello sviluppo di questo tipo di possibilità. In un recentissimo editoriale comparso su Science, vengono presi in esame i diversi studi disponibili riguardanti la possibilità di influenzare con stimoli appropriati la dinamica dei sogni di individui addormentati, e le loro possibili conseguenze.

È ormai noto da molti anni che l’area di coscienza che precede l’addormentamento è un territorio cognitivo estremamente sensibile nell’influenzare la natura dello svolgimento dei sogni. Definito come momento di incubazione dei sogni, se n’è avuta coscienza fin dai tempi più antichi. Già nell’antica Grecia del IV secolo a.C., gli ammalati usavano dormire nei templi del dio Esculapio, nella speranza che costui gli inviasse la cura nei propri sogni.

La moderna scienza ha ovviamente dedicato grandissima attenzione alle dinamiche neurologiche del sonno, arrivando a identificare, attraverso lo studio dei movimenti degli occhi, delle onde cerebrali e persino del russamento, la fase REM nella quale i sogni avvengono. Esperimenti condotti con diversi stimoli uditivi, olfattivi e di linguaggio hanno dimostrato che anche durante tale fase gli individui mantengono una forte capacità cognitiva, e trasferiscono nei propri sogni tali stimoli.

Questo tipo di capacità apre scenari di influenza che fanno sembrare qualunque incubo orwelliano come una rozza approssimazione di quello che può accadere. Potrebbe ad esempio essere possibile, per aziende, governi totalitari o criminali informatici, utilizzare i sempre più ubiqui strumenti di interazione vocale come Alexa e simili per influenzare le scelte di cittadini e consumatori. 

L’uso più ovvio e meno spaventevole, in rapporto agli altri, è quello con obiettivi di marketing. Il nostro smart speaker ci sussurra durante la notte che abbiamo una gran voglia di una certa marca di cereali, e appena svegli, noi gli chiediamo di comprarla su un marketplace e farcela recapitare.

Andando oltre tra le possibilità da incubo, un criminale informatico potrebbe prendere il controllo del nostro device, ed usarlo per convincerci della necessità di effettuare azioni e pagamenti. Il termine ransomware assumerebbe improvvisamente un significato più ampio e profondo.

E da ultimo, quale governo ha bisogno di usare tecniche di comunicazione pubblica o di repressione poliziesca per convincere i cittadini di una linea politica, quando può bisbigliargliela nel sonno? E quale governo ostile ha bisogno di lanciarsi alla conquista di un altro paese, quando può convincerne i cittadini a non combattere; o influenzarne le elezioni con metodi tradizionali, se può suggerire il voto la notte prima?

Insomma, accanto alle possibilità offerte dalla tecnologia, cresce la necessità di rinforzare l’impianto regolatorio e la sorveglianza sulle possibili applicazioni. Se ce ne fosse bisogno, diventa ancora più evidente che l’annunciata Agenzia per la Cybersecurity Nazionale debba dotarsi di strumenti e personale adeguati alle sfide del mondo moderno.

Back to top button