STRATEGIE

Cambia il Presidente ma l’imperativo è sempre lo stesso: fermare la Cina

Un nuovo ordine esecutivo riprende il Trump ban verso la Cina e ne amplia il raggio d’azione

Con la firma di un recente ordine esecutivo del Presidente Biden, che riprende e amplia alcuni provvedimenti già adottati dall’amministrazione Trump, si allarga il fronte delle tensioni tra Stati Uniti e Cina.

Viene infatti imposto il divieto per molte aziende americane di investire in compagnie cinesi che operano nel settore della difesa e delle tecnologie per la sorveglianza.

Il provvedimento si dispiega su due principali obiettivi. In primo luogo mira ad evitare un rafforzamento della tecnologia militare a disposizione del gigante d’oriente, già fortemente in crescita grazie ai massicci finanziamenti pubblici degli ultimi anni.

In secondo ordine, non meno importante per l’opinione pubblica, il bando agli investimenti vuole scoraggiare l’impiego degli strumenti tecnologici di sorveglianza – anche al di fuori della Cina – che possono determinare il mancato rispetto dei diritti umani e un’estesa campagna di repressione democratica.

Tra i destinatari del provvedimento vengono ripresi, come si accennava in precedenza, anche nomi illustri – assoluti protagonisti dell’economia cinese – già oggetto del Trump ban come Huawei Technologies, Semiconductor Manufacturing Corp, Cina National Offshore Oil Corp e Aviation Industry Corp of China. Alcuni funzionari di alto livello hanno fatto trapelare che nei prossimi mesi è inoltre già previsto un aggiornamento della lista.

La controparte nel frattempo non sta a guardare. Wang Wenbin, portavoce del Ministero degli Esteri cinese, ha dichiarato che il governo cinese si opporrà fermamente all’azione del governo USA, che a suo dire utilizza la scusa della sicurezza nazionale per estendere a livelli senza precedenti i provvedimenti adottati contro le proprie aziende.

In ogni caso Biden sembra dare poco peso alle rimostranze cinesi, proseguendo dritto sulla strada del rafforzamento della competitività delle aziende americane, degli investimenti interni e delle relazioni con i partner dell’Alleanza Atlantica.

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