SPECIALE CORONAVIRUS

Che prezzo ha la fiducia?

La pandemia ha cambiato il modo in cui interpretiamo le notizie di tutti i giorni. La fiducia diventa valore fondamentale

Un documento della Nestlé che non doveva essere divulgato rivela che molti dei prodotti dell’azienda non sono considerati salutari dai suoi stessi manager.  

La funivia del Mottarone si è schiantata a terra e il ponte Morandi è crollato perché le regole per la gestione della sicurezza non sono state applicate.

La sentenza al processo ILVA ci dice che per troppo tempo i tumori e le morti a Taranto sono stati considerati un mero effetto collaterale o il prezzo da mettere in conto a fronte del progresso e del boom economico.  

Il sistema sanitario irlandese è stato bloccato da hacker che chiedevano 20 milioni di dollari di riscatto.

A febbraio 2021 un hacker in Florida è riuscito ad accedere ai computer di una società di trattamento delle acque pubbliche e ad inviare un codice che ha aumentato il livello di idrossido di sodio nell’acqua.  In quantità limitate, tale sostanza serve a controllare il livello di acidità dell’acqua, ma in alte quantità può essere dannosa. Fortunatamente il direttore dei sistemi informativi se n’è accorto in tempo ed ha evitato un disastro.

In un periodo non contrassegnato dalla costante preoccupazione per la nostra salute e sopravvivenza, queste notizie sarebbero state lette come fatti di cronaca separati. Per non spaventarci avremmo potuto liquidare ogni notizia in termini di una probabilità, remota, che un danno potesse toccare proprio a noi. Eventi sporadici, sfortuna o scelta del destino.  Procedure e processi interni ad una realtà distante.

Ma adesso che il Covid ci fa attribuire più importanza alla vita che ai soldi (almeno finchè guadagniamo a sufficienza per sopravvivere), ci arrabbiamo molto di più se qualcuno da più importanza ai soldi che alla vita, specialmente quella degli altri. Questo è uno dei motivi per cui la tragedia del Mottarone ci ha toccato profondamente.

Allarghiamo un po’ l’orizzonte e leggiamo altre due notizie. La Banca di Credito Cooperativo di Roma ha subito l’attacco di hacker e ci ha messo quasi due settimane a ripristinare la piena operatività delle filiali.  Tragicomico il caso dell’azienda “Passwordstate” il cui software che funge da cassaforte a prova di hacker per le password dei suoi clienti è stato violato proprio da hacker che hanno reso pubbliche le password di tutti i clienti. 

A prima vista questi altri esempi non hanno niente a che fare con i fatti che possono costituire un pericolo alla nostra vita o alla nostra salute. Ma c’è un filo conduttore che lega tutte queste notizie ed è la fiducia. Qual è il livello di fiducia che possiamo riporre nei prodotti e nei servizi? Saremmo disposti a pagare di più un servizio di cui ci fidiamo di più?   

A febbraio 2020 una dipendente del Dipartimento della Salute della Florida responsabile del monitoraggio dei dati sul Covid-19 si lamentò della divulgazione al pubblico di notizie che minimizzavano la portata della pandemia.  Per questo fu licenziata ma adesso ha ottenuto lo status di “whistleblower” (“segnalatore di illeciti” o “delatore”), normativa che tutela i dipendenti che decidono di informare le autorità su comportamenti o situazioni irregolari di interesse generale.   

Whistleblowing è solo un termine sfortunato per una pratica che dovrebbe far parte di una procedura interna di analisi e autocritica di ogni organizzazione per migliorarsi, un comportamento che le stesse aziende ed enti dovrebbero promuovere nell’ottica di migliorare prodotti e servizi, mantenere viva la fiducia dei loro clienti. Si tratta in fin dei conti di un controllo qualità e di un investimento nel valore di un marchio. In molti casi il consumatore ottiene prodotti migliori, più sani e più sicuri, in altri si salva la vita. Whistleblower alla Funivia Stresa e in Autostrade avrebbero lanciato l’allarme senza la paura di essere licenziati.  

Possiamo scegliere di non prendere l’autostrada per paura di attraversare un viadotto al momento sbagliato ma poi dobbiamo incrociare le dita al ponticello su una strada secondaria gestita dall’ANAS. Possiamo scegliere di non prendere la funivia e di raggiungere la cima a piedi o in auto, sperando che una frana non ci faccia sprofondare insieme alla strada mal mantenuta. Ma a un certo punto, se vogliamo andare avanti con la vita senza paralizzarci dalla paura, dobbiamo fidarci e vorremmo attribuire alla fiducia un valore, sia esso nel prezzo di un servizio privato o di un servizio pubblico che paghiamo con le nostre tasse.

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