SPECIALE CORONAVIRUS

Vendetta contro la Scienza, lo scandalo francese

Continuano i danni della disinformazione a proposito della Clorochina. Dopo le minacce di morte agli scienziati, ora una delle più esperte perite nel riconoscimento delle frodi scientifiche viene trascinata in Tribunale a causa del suo lavoro

Su osf.io, il rinomato portale del Center for Open Science, è apparsa una lettera aperta  sottoscritta da quasi 1500 accademici a sostegno e difesa delle attività e dell’integrità professionale della Dr.ssa Elisabeth Bik, curatrice del celebre Science Integrity Digest.
La dottoressa ed il Dr. Boris Barbour, ricercatore al CNRS (il CNR francese) e responsabile del sito statunitense PubPeer, sono stati trascinati in tribunale da Didier Raoult e Eric Chabrière, docenti dell’Institut Hospitalier Universitaire Méditerranée Infection di Marsiglia.
I due – dopo averla apostrofata online con epiteti come “une cinglée” (una pazza), “une fille qui me traque” (una persecutrice), “une chasseuse de sorcière” (una cacciatrice di streghe), “chercheur raté” (ricercatrice fallita), ora rimossi – hanno pensato bene di accusarla di molestie (sic!), tentativi di ricatto ed estorsione.

La notizia è rimbalzata sulle più prestigiose riviste del settore, come Science e Nature, negli ambienti accademici si parla ormai apertamente de Lo scandalo francese.
Non ho altre parole che “paradossale” per aggiungere che il 5 maggio l’associazione Citizens4Science ha pubblicato una petizione per denunciare le molestie su internet, i ricatti ed il doxing ai danni della Bik da parte di Chabrière stesso, oltre che verso il Dr. Dominique COSTAGLIOLA, il Prof. Karine LACOMBE ed il Dr. Nathan PEIFFER-SMADJA.

Questa è una storia davvero assurda: la Bik a Marzo 2020 sul suo blog ha fatto una revisione critica del famigerato lavoro sul trattamento dei pazienti affetti da COVID-19 con idrossiclorochina associata o meno ad azitromicina di Didier Raoult, medico francese che ha subito di recente un richiamo dall’ordine dei medici per la sua condotta più che disinvolta nel condurre esperimenti con la clorochina al di fuori delle norme e dei principi di sicurezza.

Quel lavoro era una schifezza (Didier, denuncia anche me!) condotta su ben QUARANTADUE pazienti e pubblicata dopo ben 24 ore di “peer review” (sic!) dall’International Journal of Antimicrobial Agents, di cui Monsieur Jean-Marc Rolain, uno dei co-autori, è “Editor in Chief” (EiC). La Bik, dopo attente verifiche, lo ha scritto in termini molto più neutri dei miei, ed è lo stesso che chiunque ne avesse le capacità scriverebbe dopo una scrupolosa revisione tecnica del documento.

Il Presidente dell’ISAC, Società scientifica di cui il giornale è organo, Andreas Voss, si è espresso in un comunicato dove sostiene da un lato che il lavoro (di cui, ribadiamo, il direttore della rivista è un co-autore) non è sufficiente per gli standard qualitativi della Società e di contro – e questa è meravigliosa – ci assicura che lui, Rolain – nel ruolo di EiC, non di co-autore del lavoro al di sotto degli standard qualitativi –  e l’EiC del  Journal of Global Antimicrobial Resistance convengono che, per quanto sia necessario pubblicare nuove ricerche velocemente, non sia possibile ridurre l’esame scientifico dei lavori e l’adesione alle buone pratiche.

Dalla Società scientifica, sul cui giornale – diretto da Rolain e dall’Editore Elsevier – il lavoro oggetto di critiche era stato pubblicato, l’11 Aprile apprendiamo però che tutte le procedure e gli standard di qualità sono stati rispettati scrupolosamente e non c’è stato alcun conflitto d’interessi.
Nello stesso comunicato veniva anche annunciata l’istituzione di una nuova commissione indipendente di peer review, con lo scopo di analizzare il lavoro. Ad oggi, non si hanno notizie delle attività svolte da questa commissione indipendente.

Questo triste episodio prosegue la scia folle dell’uso politico di un farmaco e di tutte le insensatezze che ne possono conseguire.

Un esempio lampante di questa idiozia è la vicenda delle minacce di morte  e del successivo processo ai ricercatori brasiliani coinvolti nel trial clinico pubblicato sul prestigioso Journal of the American Medical Association (per gli amici JAMA), che aveva sancito che la somministrazione di clorochina nei pazienti COVID non porta nessun beneficio e – ed è il motivo per cui li chiamano farmaci e non gingerini – effetti collaterali indesiderati.

Sicché Eduardo Bolsonaro – deputato, avvocato, figlio del presidente e che ha due milioni di followers su Twitter – invece di farli Cavalieri del Lavoro, aveva definito il loro lavoro “uno studio falso, allo scopo di demonizzare il farmaco”. Lui sì che ha le competenze, mica gli Editors di JAMA.
D’altronde Micheal Coudrey, un attivista politico statunitense con quasi 260.000 Twitter followers e la cui istruzione non è andata oltre la Kings Park High School, dall’alto della sua esperienza clinica poco prima aveva twittato: “a left-wing funded study that intentionally administered extremely high doses and used a less-safe version of the drug hydroxychloroquine, then used this as a pretense to indicate that chloroquine was ineffective and dangerous” (uno studio finanziato dalla Sinistra dove intenzionalmente sono state somministrate dosi estremamente alte e scelta la versione meno sicura del farmaco idrossiclorochina e poi hanno usato questo studio come pretesto per affermare che la clorochina era inefficace e pericolosa (Sic!)).

All’eccellente lavoro clinico svolto, i medici hanno avuto come risposta non solo le minacce di morte, ma anche un processo dove hanno dovuto giustificare 32 punti del disegno sperimentale dello studio stesso.

L’unico modo per concludere questo mio articolo con parole diverse da quelle del poeta aquilano M. Magnotta, è quello di condividere il passaggio della lettera che la Società Brasiliana di Virologia ha scritto in solidarietà a Lacerda e colleghi:

In questa pandemia da nuovo Coronavirus, solo l’ottima Scienza ci potrà salvare; dunque, vi supplichiamo: lasciate gli scienziati lavorare tranquilli!

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